Napoli – È un confronto anche generazionale e Massimiliano Allegri lo ricordò sbrigativamente a Cesc Fabregas dopo l’ultimo confronto diretto tra i due, a San Siro: gara di ritorno dello scorso campionato tra Milan e Como. «Sei un bambino e hai cominciato a fare questo mestiere l’altro ieri...», frase pronunciata con un tono sprezzante e condita da qualche altro epiteto meno ripetibile. Ma c’erano state scintille pure al termine della sfida d’andata tra i due, al Sinigaglia. «Otto volte su dieci questa partita l’avremmo vinta, invece di perderla. Da voi in Italia però piace tanto il risultatismo», aveva infatti ironizzato con visibile disappunto il tecnico spagnolo, di vent’anni più giovane del collega italiano e uscito sconfitto dopo 90’ a tratti dominati dalla sua squadra, nella circostanza penalizzata dalla malasorte.
Napoli – È un confronto anche generazionale e Massimiliano Allegri lo ricordò sbrigativamente a Cesc Fabregas dopo l’ultimo confronto diretto tra i due, a San Siro: gara di ritorno dello scorso campionato tra Milan e Como. «Sei un bambino e hai cominciato a fare questo mestiere l’altro ieri...», frase pronunciata con un tono sprezzante e condita da qualche altro epiteto meno ripetibile. Ma c’erano state scintille pure al termine della sfida d’andata tra i due, al Sinigaglia. «Otto volte su dieci questa partita l’avremmo vinta, invece di perderla. Da voi in Italia però piace tanto il risultatismo», aveva infatti ironizzato con visibile disappunto il tecnico spagnolo, di vent’anni più giovane del collega italiano e uscito sconfitto dopo 90’ a tratti dominati dalla sua squadra, nella circostanza penalizzata dalla malasorte.
Entrambi minimizzano gli screzi del passato
Quella volta prevalse il cinismo di Max, che spera di ripetersi oggi pomeriggio al Maradona dopo essere passato sulla panchina del Napoli. «Cose di campo», hanno minimizzato entrambi alla vigilia, negando l’evidenza di una visione del calcio che è invece completamente agli antipodi, con il pragmatismo di una parte che cozza con le idee sul controllo del gioco professate dall’altra. Gli stili sono differenti e a Fuorigrotta sarà difficile aspettarsi tra i due più di un gelida stretta di mano. La posta in palio non sono solo i tre punti, è una resa dei conti tra scuole.
Il pentimento di Fabregas
Fabregas ha vinto il duello a distanza della scorsa stagione, perché il suo Como alla fine è andato in Champions League al posto del Milan di Max. «Ma sono pentito per quella lite e se ho sbagliato chiedo scusa. Allegri è un allenatore intelligente e nel Napoli vedo già qualcosa di suo, anche se c’è ancora tanto pure di Conte». Mezza carezza e una frecciatina, da parte dello spagnolo, alla vigilia del nuovo duello al Maradona che è già uno scontro diretto per l’alta classifica: azzurri due punti avanti, dopo la prima giornata. Un modo ambiguo di comunicare a cui si è subito adeguato sulla sponda opposta Max, parlando a sua volta con studiata freddezza del rivale: «Cesc è uno dei giovani allenatori che si stanno mettendo in evidenza, di questo passo potrà fare carriera...». Parola di un veterano che ha già vinto sei scudetti e giocato due finali di Champions, quanto gli basta per ritenersi almeno per il momento di una categoria superiore rispetto al più giovane ed emergente collega.
Il risultatismo di Allegri
Eppure la rivalità tra i due c’è e si vede. Allegri in Italia è diventato anche suo malgrado il simbolo del risultatismo e della vittoria di misura, quel “corto muso” che invece è estraneo alla cultura calcistica di Fabregas. Gestore di campioni il primo, più abituato a coltivare i giovani talenti il secondo. Max è stato voluto da Aurelio De Laurentiis proprio per continuare il lavoro di Conte, come il tecnico livornese è del resto già riuscito a fare con grande successo ai tempi della Juventus. Cesc è viceversa partito dalle fondamenta per far decollare il progetto Como, una squadra che è approdata alla Champions dopo essere stata plasmata dallo spagnolo a sua immagine e somiglianza. Al Maradona il terzo atto di un confronto generazionale e filosofico, che promette di nuovo scintille. Parola al campo