Torino – Juventus e Milan si sono rallentate a vicenda e in certi momenti addirittura rallentate da sé, finendo per spartirsi un pareggio che, giusto o no (più no che sì, la Juve ha fatto di più e quindi di più avrebbe meritato), le colloca a distanza da squadre che, nel breve volgere di tre settimane, si sono dimostrate assai migliori di loro. Ciò che è giusto per entrambi è che non ci siano illusioni a tradirle sul percorso lungo che le aspetta: hanno bisogno di tempo, forse più il Milan. Anche stavolta il graffio rossonero è stato di Cisse, come quindici giorni fa nello stadio del Toro a pochi chilometri da qui, e anche stavolta è stato un tiro a giro di pregevole fattura: ciò che la società ha cercato lontano lo aveva già in casa, e a basso costo (e di pasta italiana). La Juve l’ha di nuovo rimediata coi suoi esuberanti esuberi, nell’occasione Gatti, ripescato dal dimenticatoio giusto per la zuccata del pareggio. E le chicche del mercato? Il dibattito potrebbe aprirsi sui 120 mili…
Torino – Juventus e Milan si sono rallentate a vicenda e in certi momenti addirittura rallentate da sé, finendo per spartirsi un pareggio che, giusto o no (più no che sì, la Juve ha fatto di più e quindi di più avrebbe meritato), le colloca a distanza da squadre che, nel breve volgere di tre settimane, si sono dimostrate assai migliori di loro. Ciò che è giusto per entrambi è che non ci siano illusioni a tradirle sul percorso lungo che le aspetta: hanno bisogno di tempo, forse più il Milan. Anche stavolta il graffio rossonero è stato di Cisse, come quindici giorni fa nello stadio del Toro a pochi chilometri da qui, e anche stavolta è stato un tiro a giro di pregevole fattura: ciò che la società ha cercato lontano lo aveva già in casa, e a basso costo (e di pasta italiana). La Juve l’ha di nuovo rimediata coi suoi esuberanti esuberi, nell’occasione Gatti, ripescato dal dimenticatoio giusto per la zuccata del pareggio. E le chicche del mercato? Il dibattito potrebbe aprirsi sui 120 milioni che il Psg ha scucito ai nostri due club per i due peggiori in campo della serata, i centravanti Kolo Muani e Gonçalo Ramos, collezionisti seriali di sbagli elementari.
Due squadre imperfette
Qualche chiazza di inadeguatezza tecnica e un generale senso di imperfezione irrisolta hanno impedito che Juventus-Milan somigliasse a Inter-Napoli o a Roma-Atalanta, confermando che al momento si tratta di due aspiranti, non di due grandi consolidate. Non sono fuori dalla Champions per caso, dopotutto. A godersi lo spettacolo anche Sinner, tifoso milanista e paziente del J Medical. Prima del via, un ricordo comune di Baresi, con la curva juventina che ha ricordato il giorno in cui il capitano, a Bruxelles, rese omaggio alle vittime dell’Heysel sfidando il divieto delle autorità di avvicinarsi alla curva Z.
La prudenza (non predicata) da Amorim
Nell’irresolutezza ha sguazzato meglio la Juve, più pronta al recupero palla e alla verticalizzazione immediata, specie in direzione di Conceição (Maignan due volte decisivo su di lui, al 25’ e al 38’), ma anche Alajbegovic ha disseminato giocate di qualità, senz’altro migliori di quelle un po’ pasticciate del suo dirimpettaio Moreira. Però è durato poco. In generale, il Milan s’è trovato in difficoltà nella distribuzione del gioco, a meno che non ci pensasse Modric, ma è stato il suo atteggiamento molto prudente a colpire: non si è visto il pressing forsennato, montato fin nell’area altrui, che Amorim va predicando, né cambi di passo o risalite in massa: non proprio un blocco basso, ma la scriteriatezza è un’altra cosa (e il coraggio pure).
L’entrata rabbiosa di Gatti
Però il tempo dà sempre ragione ai rossoneri, che da quando è cominciato il campionato hanno risolto le partite nella ripresa, più o meno all’ora di gioco, quando Amorim comincia a mettere mano alla formazione, aggiungendo energie e spesso qualità. Nel frattempo, la Juve aveva avuto la sua ultima (ma più grossa) occasione da gol con Conceição, che ha centrato il palo dopo una bella azione personale, poi s’è sgonfiata di colpo mentre i nuovi rossoneri non soltanto confezionavano il gol (l’assist per Cisse è stato di Chukwueze), ma agitavano anche la partita con nuove ondate di gioco. Stavolta non andrà bene come con Torino e Venezia, perché anche la Juve ha buttato sul tavolo le sue carte nascoste e in questo caso non previste: qualcuno sa che fine avesse fatto Gatti, prima che venisse riesumato per questi spiccioli di minuti, sufficienti per un colpo di testa rabbioso con la nuova capigliatura? L’idea della Juve era di venderlo, ci ha provato con insistenza, beata lei a non esserci riuscita. Il cross buono è stato di Koopmeiners, tanto per rimanere in tema.
Juventus (4-2-3-1) – Vicario 6 — Kalulu 5.5, Bremer 6.5, Lucumí 6, Celik 5.5 (44’ st Gatti 7) — Locatelli 5, Douglas Luiz 6.5 (31’ st Woltemade sv) — Conceiçao 7 (43’ st Zhegrova sv), Nico Gonzalez 6 (19’ st Koopmeiners 6.5), Alajbegovic 6 (19’ st Boga 6) — Kolo Muani 5. All. Spalletti 6.5.
Milan (3-4-2-1) Maignan 6.5 — Gila 6.5 (43’ st Terracciano sv), De Winter 6, Pavlovic 6.5 — Moreira 5.5 (16’ st Chukwueze 6.5), Modric 6.5 (37’ st Jashari sv), Musah 5.5, Estupiñan 6 — Rabiot 5 (16’ st Loftus-Cheek 6), Saelemaekers 5.5 (16’ st Cisse 7) — Gonçalo Ramos 5. All. Amorim 6.5.
Arbitro: Mariani 6.5.
Reti: 23' st Cisse, 47' st Gatti.
Note: ammoniti Estupiñan, De Winter, Cisse, Gatti. Spettatori 41.577.