Raimondo, chi è l’attaccante del Frosinone: l’amicizia con Pio, il legame col nonno, la PlayStation
di Niccolò MaurelliFai una doppietta, fanne un’altra. Se fosse una filastrocca, l’ascesa di Antonio Raimondo suonerebbe così. Meglio del centravanti del Frosinone ha fatto solo Donyell Malen. Con 4 gol l’azzurro, 22 anni, sta insidiando la fuga dell’olandese della Roma (5) nella classifica dei marcatori della Serie A. In tre partite ha già chiesto il bis due volte: prima in casa della Fiorentina e ieri allo Stirpe, contro il Venezia. “Sono malato di gol”, ha raccontato in estate alla Gazzetta dello Sport.
Raimondo
Raimondo e l’amicizia con Pio Esposito
I sintomi ci sono tutti, ma il dolore lo provano gli avversari che tentano di fermarlo. Alto un metro e 85, amico di Pio Esposito, s'ispira a Edinson Cavani, l’ex centravanti di Napoli e Psg. Una scelta non casuale: Raimondo è di Ravenna, ma il legame con la Campania è fortissimo. I…
Fai una doppietta, fanne un’altra. Se fosse una filastrocca, l’ascesa di Antonio Raimondo suonerebbe così. Meglio del centravanti del Frosinone ha fatto solo Donyell Malen. Con 4 gol l’azzurro, 22 anni, sta insidiando la fuga dell’olandese della Roma (5) nella classifica dei marcatori della Serie A. In tre partite ha già chiesto il bis due volte: prima in casa della Fiorentina e ieri allo Stirpe, contro il Venezia. “Sono malato di gol”, ha raccontato in estate alla Gazzetta dello Sport.
Raimondo
Raimondo e l’amicizia con Pio Esposito
I sintomi ci sono tutti, ma il dolore lo provano gli avversari che tentano di fermarlo. Alto un metro e 85, amico di Pio Esposito, s'ispira a Edinson Cavani, l’ex centravanti di Napoli e Psg. Una scelta non casuale: Raimondo è di Ravenna, ma il legame con la Campania è fortissimo. Il papà Pietro – che nel comune romagnolo lavora nell’antidroga della Guardia di Finanza – è originario di Ascea, in provincia di Salerno; il fratello minore Tommaso, attaccante come Antonio, è nato a Vallo della Lucania. Fondamentali per la sua crescita anche mamma Rossella e nonno Antonio, che non è un grande appassionato di calcio. “Mi supporta lo stesso, lo fa solo per me”, ha rivelato Raimondo, che su WhatsApp – come immagine del profilo – ha scelto proprio una foto col nonno.
La storia dell’attaccante è cominciata all’Azzurra, squadra di Ravenna dove ha iniziato a giocare quando aveva 5 anni. Poi il passaggio al Cesena e ancora il Bologna, che detiene la proprietà del suo cartellino. Sinisa Mihajlovic lo fece esordire in Serie A appena diciassettenne. Da lì una successione di prestiti: Ternana, Venezia, Salernitana e ora Frosinone, la piazza della svolta. Nel tempo libero niente PlayStation: “Preferisco il visual training”, l’allenamento visivo che comprende una serie di esercizi mirati per migliorare il modo in cui gli occhi e il cervello lavorano insieme. E chissà se riesce a vedere anche il futuro, magari tinto d’azzurro. La chiamata del ct Roberto Mancini in Nazionale, ora, è più di un sogno.
Per raccontare Raimondo però solo i numeri non bastano. Servono le parole di chi l'ha visto crescere, come uomo e calciatore. Luca Vigiani l'ha allenato ai tempi della Primavera del Bologna: "Per intuire il suo talento mi sono bastati tre allenamenti. Ho chiamato Daniele Corazza, allora responsabile del settore giovanile, e gli ho detto: 'Questo dobbiamo tenerlo'". Nel club emiliano si è formato: "Aveva una disponibilità fuori dal comune. Gli chiedevi di tornare in difesa e lui lo faceva senza lamentarsi". Merito di un "fisico da atleta, che, nonostante l'altezza, gli consente di scattare per novanta minuti senza problemi". Nella sua crescita Raimondo è stato sempre accompagnato dalla sua famiglia: "Anche quella è la chiave del suo successo", sentenzia Vigiani. "L'hanno protetto, custodito. Quando si è giovani, è essenziale ricevere quel tipo di supporto". Ora Antonio ha 22 anni, "ancora giovanissimo per gli standard italiani. Non dobbiamo avere paura di far giocare questi ragazzi".