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Raimondo, chi è l’attaccante del Frosinone: l’amicizia con Pio, il legame col nonno, la PlayStation

Antonio Raimondo esulta al termine della sfida con il Venezia 

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Il 22enne nato a Ravenna protagonista dell’ottimo inizio di stagione dei ciociari con quattro gol nelle prime tre giornate e due doppiette consecutive, meglio di lui in serie A ha fatto solo Malen. Si ispira a Cavani. L’allenatore delle giovanili: “Ci ho messo 3 allenamenti a capirne il valore”
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Fai una doppietta, fanne un’altra. Se fosse una filastrocca, l’ascesa di Antonio Raimondo suonerebbe così. Meglio del centravanti del Frosinone ha fatto solo Donyell Malen. Con 4 gol l’azzurro, 22 anni, sta insidiando la fuga dell’olandese della Roma (5) nella classifica dei marcatori della Serie A. In tre partite ha già chiesto il bis due volte: prima in casa della Fiorentina e ieri allo Stirpe, contro il Venezia. “Sono malato di gol”, ha raccontato in estate alla Gazzetta dello Sport.

Raimondo

Raimondo e l’amicizia con Pio Esposito

I sintomi ci sono tutti, ma il dolore lo provano gli avversari che tentano di fermarlo. Alto un metro e 85, amico di Pio Esposito, s'ispira a Edinson Cavani, l’ex centravanti di Napoli e Psg. Una scelta non casuale: Raimondo è di Ravenna, ma il legame con la Campania è fortissimo. I…

Fai una doppietta, fanne un’altra. Se fosse una filastrocca, l’ascesa di Antonio Raimondo suonerebbe così. Meglio del centravanti del Frosinone ha fatto solo Donyell Malen. Con 4 gol l’azzurro, 22 anni, sta insidiando la fuga dell’olandese della Roma (5) nella classifica dei marcatori della Serie A. In tre partite ha già chiesto il bis due volte: prima in casa della Fiorentina e ieri allo Stirpe, contro il Venezia. “Sono malato di gol”, ha raccontato in estate alla Gazzetta dello Sport.

Raimondo

Raimondo e l’amicizia con Pio Esposito

I sintomi ci sono tutti, ma il dolore lo provano gli avversari che tentano di fermarlo. Alto un metro e 85, amico di Pio Esposito, s'ispira a Edinson Cavani, l’ex centravanti di Napoli e Psg. Una scelta non casuale: Raimondo è di Ravenna, ma il legame con la Campania è fortissimo. Il papà Pietro – che nel comune romagnolo lavora nell’antidroga della Guardia di Finanza – è originario di Ascea, in provincia di Salerno; il fratello minore Tommaso, attaccante come Antonio, è nato a Vallo della Lucania. Fondamentali per la sua crescita anche mamma Rossella e nonno Antonio, che non è un grande appassionato di calcio. “Mi supporta lo stesso, lo fa solo per me”, ha rivelato Raimondo, che su WhatsApp – come immagine del profilo – ha scelto proprio una foto col nonno.

La storia dell’attaccante è cominciata all’Azzurra, squadra di Ravenna dove ha iniziato a giocare quando aveva 5 anni. Poi il passaggio al Cesena e ancora il Bologna, che detiene la proprietà del suo cartellino. Sinisa Mihajlovic lo fece esordire in Serie A appena diciassettenne. Da lì una successione di prestiti: Ternana, Venezia, Salernitana e ora Frosinone, la piazza della svolta. Nel tempo libero niente PlayStation: “Preferisco il visual training”, l’allenamento visivo che comprende una serie di esercizi mirati per migliorare il modo in cui gli occhi e il cervello lavorano insieme. E chissà se riesce a vedere anche il futuro, magari tinto d’azzurro. La chiamata del ct Roberto Mancini in Nazionale, ora, è più di un sogno.

Raimondo con il premio di miglior giocatore in Fiorentina-Frosinone (lapresse)

Per raccontare Raimondo però solo i numeri non bastano. Servono le parole di chi l'ha visto crescere, come uomo e calciatore. Luca Vigiani l'ha allenato ai tempi della Primavera del Bologna: "Per intuire il suo talento mi sono bastati tre allenamenti. Ho chiamato Daniele Corazza, allora responsabile del settore giovanile, e gli ho detto: 'Questo dobbiamo tenerlo'". Nel club emiliano si è formato: "Aveva una disponibilità fuori dal comune. Gli chiedevi di tornare in difesa e lui lo faceva senza lamentarsi". Merito di un "fisico da atleta, che, nonostante l'altezza, gli consente di scattare per novanta minuti senza problemi". Nella sua crescita Raimondo è stato sempre accompagnato dalla sua famiglia: "Anche quella è la chiave del suo successo", sentenzia Vigiani. "L'hanno protetto, custodito. Quando si è giovani, è essenziale ricevere quel tipo di supporto". Ora Antonio ha 22 anni, "ancora giovanissimo per gli standard italiani. Non dobbiamo avere paura di far giocare questi ragazzi".

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