Mentre tutti cominciano a chiedersi se il Como potrebbe vincere lo scudetto (risposta: magari) ci si potrebbe fare un’altra domanda: perché non l’ha mai vinto l’Atalanta? Stessa regione, appena 90 chilometri di distanza, due modelli contrapposti. L’Atalanta fa plusvalenze e non arretra, il Como non vende, spende e avanza. Il modello Atalanta è stato l’orsacchiotto mediatico dell’ultimo decennio: coccolato, indicato, riprodotto (mai con gli stessi esiti). Caricato di aggettivi, il più ricorrente: virtuoso. Ha portato un’Europa League, un quarto di Champions, il mal di denti di Guardiola, i complimenti di tutti. Ha rassicurato, perché la squadra ha sempre perso un pezzo un attimo prima di metter pensieri a Inter, Milan, Juve, perfino Napoli, sconvolgendo l’acqua cheta dei bacini d’utenza tv. Che il Napoli abbia vinto due campionati (soprattutto l’ultimo) e l’Atalanta nessuno sarebbe illogico se a ogni estate non si rimontasse la macchina quasi perfetta, con risultati sempre buoni, mai o…
Mentre tutti cominciano a chiedersi se il Como potrebbe vincere lo scudetto (risposta: magari) ci si potrebbe fare un’altra domanda: perché non l’ha mai vinto l’Atalanta? Stessa regione, appena 90 chilometri di distanza, due modelli contrapposti. L’Atalanta fa plusvalenze e non arretra, il Como non vende, spende e avanza. Il modello Atalanta è stato l’orsacchiotto mediatico dell’ultimo decennio: coccolato, indicato, riprodotto (mai con gli stessi esiti). Caricato di aggettivi, il più ricorrente: virtuoso. Ha portato un’Europa League, un quarto di Champions, il mal di denti di Guardiola, i complimenti di tutti. Ha rassicurato, perché la squadra ha sempre perso un pezzo un attimo prima di metter pensieri a Inter, Milan, Juve, perfino Napoli, sconvolgendo l’acqua cheta dei bacini d’utenza tv. Che il Napoli abbia vinto due campionati (soprattutto l’ultimo) e l’Atalanta nessuno sarebbe illogico se a ogni estate non si rimontasse la macchina quasi perfetta, con risultati sempre buoni, mai ottimi.
Il modello Atalanta ha creato nei tifosi delle squadre di media classifica aspirazioni ragionieristiche, li senti esultare se si rivende a 30 un giocatore comprato a 10 mentre i loro padri avrebbero detto: “Venti milioni in campo non fanno gol”. Si cuce sulla maglia un bilancio sano. Dieci anni di prosperità, sempre in alta classifica, danno davvero più felicità di quella provata a Leicester, un anno magico poi giù e su? Dicono: quelli che hanno venduto non hanno più reso. Soltanto il Palermo di Zamparini (quello dei Dybala e Cavani) ha visto passare e andare più gioielli. L’Atalanta ha un favoloso vivaio e ha trovato il modo perfetto di sfruttarlo: presta i Palestra altrove e li cede senza farli passare da Bergamo. Occhio di tifoso non vede, cuore non duole. Eppure una qualificazione in Champions, qualche vittoria, il passaggio del turno, ripagherebbero una mancata cessione. Andando lontano, perfino quella di un Nico Paz, per dire. Non soltanto gli asiatici ricchi sfondati possono permettersi di sognare, non è nel lago o nella tribuna vip che ci si specchia.
Che il modello Atalanta sia perfettibile, che la correzione significhi lotta scudetto non lo si sostiene qui, l’ha affermato l’uomo che l’ha sorretto per anni, l’allenatore Gasperini. Passato alla panchina della Roma, preso da ambizioni massimaliste, quando hanno cercato di vendergli Kone per fare una ricca plusvalenza ha dato di matto e ha dato dei matti ai dirigenti: che modello è questo?