Reggio Emilia – Si gioca così nel campionato olandese dove, di totale, è rimasta la leggerezza scriteriata con cui si prendono le partite, attaccando in massa anche se non ce n’è bisogno, fino all’ultimo, come viene viene. In Italia certe cose si vedono di rado, di sicuro non le si dovrebbero vedere quando gioca la Juve, che tutto può perdere meno il raziocinio. Con il Sassuolo invece è finita completamente fuori di senno, andando allo sbaraglio per chissà dove, chissà perché e facendosi fregare in contropiede per due volte nei 5 minuti finali, senza un minimo di cenno di difesa.
Adzic, il sigillo dopo aver sbagliato tutto
Adzic, prestito juventino, aveva sbagliato qualsiasi cosa, ma all’ultimissimo secondo non poteva certo graziare V…
Reggio Emilia – Si gioca così nel campionato olandese dove, di totale, è rimasta la leggerezza scriteriata con cui si prendono le partite, attaccando in massa anche se non ce n’è bisogno, fino all’ultimo, come viene viene. In Italia certe cose si vedono di rado, di sicuro non le si dovrebbero vedere quando gioca la Juve, che tutto può perdere meno il raziocinio. Con il Sassuolo invece è finita completamente fuori di senno, andando allo sbaraglio per chissà dove, chissà perché e facendosi fregare in contropiede per due volte nei 5 minuti finali, senza un minimo di cenno di difesa.
Adzic, il sigillo dopo aver sbagliato tutto
Adzic, prestito juventino, aveva sbagliato qualsiasi cosa, ma all’ultimissimo secondo non poteva certo graziare Vicario, tutto solo davanti a lui, con il povero Douglas Luiz a cercare di rincorrerlo con il fiato corto mentre i difensori va a sapere dov’erano. C’è da dire che quando ci sono stati, tipo sull’1-0 di Esposito (che assist Matic, il migliore in campo per distacco), non hanno fatto una bella figura: nella circostanza, Kalulu era rimasto impalato mentre i compagni salivano per mettere l’attaccante in fuorigioco.
La difesa della Juventus a spasso
Sul 2-1, invece, Bakola si è bevuto come niente Bremer e Kalulu, poi è rimasto solo come era solo Bowie quando ha segnato da centro area. Nella testa della Juve tutto ha funzionato a istinto: prima l’ha fregata la circospezione (è istinto pure quello, è suggerita dall’insicurezza) poi la dissennatezza, senza che Spalletti riuscisse a dare una regola. Ha una logica che, in una gara tanto illogica, le due reti juventine le abbia segnate il più anarchico degli esuberi, Zhegrova, peraltro grazie a un paio di regali di Muric: a tenere in piedi i bianconeri è stato uno che fino all’altro ieri era ancora in vendita e che non è in lista Uefa, per dire della considerazione che si ha di lui. Spalletti aveva stupito, buttandolo nella mischia al posto del migliore dei suoi, Conceiçao, ma forse aveva intuito che la strategia del caos era l’unica possibile. Per sua sfortuna Aquilani è rimasto lucido e ogni contropiede del Sassuolo è stato un fendente, nonché un rimedio agli errori difensivi. Ma come senso del gioco (e non senno), i neroverdi sono stati largamente superiori.
La differenza tra teoria e pratica
La Juve è una squadra che fatica ancora molto a far collimare le intenzioni con le azioni, ha una teoria che sembra valida ma che troppe volte resta lettera morta, come se i giocatori non si fidassero del tasso di rischio richiesto da una giocata dalla difficoltà aumentata. Così un sacco di volte la palla rallenta, trottolando in un cincischiare vacuo tra un centrocampista e l’altro, nell’attesa del lampo di velocità di Conceiçao, l’unico che del rischio di sbagliare se ne frega, senonché i suoi cross finiscono nel nulla perché in area del carro di Kolo Muani non c’è mai traccia (e neanche fuori). Va detto che cincischiare è nella natura di Douglas Luiz e Koopmeiners. Il brasiliano però ha delle idee né gli manca la qualità, mentre l’olandese sembra ormai irrecuperabilmente perduto nel deserto delle sue insicurezze.
Una totale confusione tattica
Questa era stata la Juve delle premesse, con una traversa scheggiata da Nico Gonzalez in avvio e niente più. Poi il divario fra azione e intenzione si è divaricato ancora più e la partita è diventata una specie di notte della taranta, dove tutti andavano di qua e di là, ma soltanto quelli del Sassuolo con un’idea in testa: quando hanno sbagliato, lo hanno fatto perché hanno dei limiti, ampiamente sovrastati dai meriti e da un progetto di gioco sempre lucido, altroché..
Sassuolo (4-3-3) Muric 4 – Cinquegrano 5, Idzes 6.5 (36’ Caleta-Car 5.5), Leysen 6, Doig 5 – Matic 7.5, Lipani 6 (10’ st Bakola 7) – Berardi 6.5 (26’ st Dominguez 6), Thorstvedt 6 (26’ st Adzic 7), Laurienté 5.5 – Esposito 7 (26’ st Bowie 7). All. Aquilani 7.
Juventus (4-2-3-1) Vicario 6.5 – Kalulu 4, Bremer 4, Lucumì 5.5 (1’ st Kelly 4.5), Celik 5 – Douglas Luiz 6, Koopmeiners 4.5 (26’ st Sarr 5.5) – Conceiçao 6.5 (15’ st Zhegrova 7.5), Nico Gonzalez 6 (15’ st Woltemade 5.5), Alajbegovic 6 (42’ st Oboawodou sv) – Kolo Muani 5. All. Spalletti 6.
Arbitro: Sacchi 6.
Reti: nel st 20' Esposito, 37' e 46' Zhegrova 43' Bowie, 49' Adzic.
Note: ammoniti Lucumì, Lipani, Douglas Luiz, Leysen. Spettatori 16.700.