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La Juve e quei problemi mai risolti. Carnevali blinda Spalletti: "Cambiare non è nel mio spirito”

La delusione dei giocatori della Juve dopo il ko con il Sassuolo (ansa)

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La sconfitta con il Sassuolo ha fatto tornare a galla i limiti di una squadra che il mercato non ha corretto
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TORINO - I gol grotteschi incassati da una squadra sconclusionata arrivano da lontano, vale a dire dal percorso di confusione che la Juventus sembra preferire a qualsiasi altro, come se non avesse tracce da seguire. E quando ne ha una, ha quasi soggezione ad andarle indietro fino in fondo, quasi fosse spaventata all'idea di perdere la rotta. Altrimenti segue il caso, e se l'allenatore dice “proviamo a vincerla”, tutti si mettono a farlo ma ognuno per conto proprio, come i ragazzini in cortile o i dopolavoristi che si sfidano tra scapoli e ammogliati. Dice Vicario, unico italiano in campo contro il Sassuolo (anche questo conta, nello smarrimento del filo logico), che “Spalletti ci aveva avvisati per tutta la settimana di fare molta attenzione al contropiede del Sassuolo” e quindi i casi sono due: o i giocatori non ascoltano (e se ascoltano non capiscono), oppure l'allenatore non sa farsi ascoltare e, peggio ancora, capire.

TORINO - I gol grotteschi incassati da una squadra sconclusionata arrivano da lontano, vale a dire dal percorso di confusione che la Juventus sembra preferire a qualsiasi altro, come se non avesse tracce da seguire. E quando ne ha una, ha quasi soggezione ad andarle indietro fino in fondo, quasi fosse spaventata all'idea di perdere la rotta. Altrimenti segue il caso, e se l'allenatore dice “proviamo a vincerla”, tutti si mettono a farlo ma ognuno per conto proprio, come i ragazzini in cortile o i dopolavoristi che si sfidano tra scapoli e ammogliati. Dice Vicario, unico italiano in campo contro il Sassuolo (anche questo conta, nello smarrimento del filo logico), che “Spalletti ci aveva avvisati per tutta la settimana di fare molta attenzione al contropiede del Sassuolo” e quindi i casi sono due: o i giocatori non ascoltano (e se ascoltano non capiscono), oppure l'allenatore non sa farsi ascoltare e, peggio ancora, capire.

Carnevali blinda Spalletti: “Uno dei migliori”

L'insoddisfazione già monta, ma l'ad Carnevali ha subito negato la possibilità di un ribaltone a stretto giro: “Spalletti è un tecnico straordinario, uno dei migliori in assoluto. Cambiare allenatore non è nel mio spirito, dobbiamo cercare di programmare e costruire, bisogna dare del tempo e avere pazienza, sapendo che bisognerà ingoiare bocconi amari. Nel calcio ci sono i cicli, ci sono periodi in cui si è all'apice e altri in cui si è in difficoltà».

Nico Gonzalez, Zhegrova, Gatti: la Juve per caso

Tolto il gol di Bremer al Frosinone, nella prima giornata, finora la Juve ha sempre segnato con giocatori ai margini del progetto se non addirittura ripescati per caso a causa dell'emergenza o semplicemente perché il mercato non è andato come i dirigenti avrebbero voluto: Nico Gonzalez, in predicato fino all'ultimo di tornare all'Atletico, e Koopmeiners contro il Parma; Gatti, ultimissima scelta tra i difensori (difatti è entrato per fare l'attaccante) contro il Milan; Zhegrova due volte al Sassuolo, dopo che la società ha battuto ogni mercato ancora aperto per provare a sbolognarlo e l'allenatore lo ha escluso dalla lista dei giocatori iscritti all'Europa League: era il più esubero degli esuberi.

È vero che gli infortuni in serie hanno riaperto spazi a chi non ne aveva più ed è positivo che Spalletti non butti a mare nessuno e tenti di ricavare il massimo anche da chi aveva sempre dato il minimo, ma è preoccupante, se non addirittura inquietante, che la squadra per come era stata costruita non funzioni neanche un po', e che per raddrizzarla, almeno fino al terzo del Sassuolo, ci siano volute delle soluzioni pensate lì per lì.

Luciano Spalletti 

Douglas Luiz-Koopmeiners, il centrocampo che non c'è

La Juve ha due grossolani problemi tecnici che non ha risolto, nonostante fossero quelli che Spalletti avesse indicato con maggiore urgenza ai suoi dirigenti: a centrocampo manca un uomo di personalità e dinamismo, in attacco un centravanti come si deve. Non sono stati presi. C'è Sarr, è vero: è arrivato dal Tottenham in condizioni fisiche precarie, va ricondizionato e in ogni caso viene da un paio di stagioni decisamente opache, ma al momento è l'unico a poter dare un po' di spessore a un reparto pensato male. Douglas Luiz e Koopmeiners non possono giocare assieme, perché non hanno dinamismo e cambio di passo, ma se le caratteristiche del brasiliano (tocco preciso, buona visione di gioco) sono funzionali al gioco della squadra, e meno male che è rimasto, affiancargli l'esangue Koopmeiners, precipitato ormai irrimediabilmente in una crisi mentale da cui non sembra in grado di uscire, è un suicidio tecnico, anche se a Reggio Emilia Spalletti non poteva fare diversamente.

Il rimpianto per Kessié

Ma pure la coppia Douglas Luiz-Locatelli vista nelle prime giornate non poteva reggere, perché continua a mancare l'uomo dello strappo e del recupero palla. Il Kessié. Il Thuram, che sarà fermo fino al 2027 e delle cui condizioni di salute si è sempre saputo. Sarr è arrivato per rimpiazzare il francese, ma il vero vulnus è che non è arrivato nessuno a rimpiazzare Kessié. Spalletti potrà rimediare spostando McKennie in mediana e tenendo Nico Gonzalez sulla trequarti, giacché l'argentino è una delle poche note positive di questo scorcio di stagione, ma sono tutte soluzioni di ripiego.

Teun Koopmeiners 

Quei buchi a sinistra e in attacco

Insomma, gli elementi per far quadrare il cerchio ci sono, ma la Juve sarà sempre una squadra di soluzioni-tampone, come Celik a sinistra: il terzino mancino è un altro dei desideri irrealizzati dell'allenatore. Woltemade potrà aumentare l'incisività dell'attacco, anche se i primi riscontri non sono stati incoraggianti (per tacere di Kolo Muani), ma alla radice del problema resta la sconclusionatezza della Juve, confermata nei gol grotteschi regalati al Sassuolo senza che Spalletti battesse ciglio, anzi quasi contento perché i suoi hanno provato fino all'ultimo a vincere la partita. Ma attaccare in dieci per provare a vincere, lasciando scoperto mezzo campo, una squadra come si deve, non lo farebbe mai, perché una squadra può essere scarsa, ma non può non essere squadra. Se succede, vuol dire che il problema è bello grosso.

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