Interisti di Roma. Non pochi: tra i più individuabili un Paolo Bonolis che oggi non sarà allo stadio in quanto si trova in località nella quale si potrebbe anche faticare a vedere la partita.
«Non scherziamo. Dalla mattina scatta l’operazione: trovatemi qualcosa, la qualunque cosa, per farmi vedere o comunque sapere che succede. Va bene anche un’indovina».
È difficile la condizione di interisti nella Capitale?
«Ma no. Ovvio che siccome mi conoscono tutti, gli sfottò vanno a mille. Perdiamo e arriva il messaggio: vojo vede se domani scenni al bar…».
La loro esaltazione di questo periodo però è cospicua.
«Ma li conosco benissimo, il Circo Massimo e quelle cose. Poi bastano due pareggi e si intristiscono. Ci scherziamo su, anc…
Interisti di Roma. Non pochi: tra i più individuabili un Paolo Bonolis che oggi non sarà allo stadio in quanto si trova in località nella quale si potrebbe anche faticare a vedere la partita.
«Non scherziamo. Dalla mattina scatta l’operazione: trovatemi qualcosa, la qualunque cosa, per farmi vedere o comunque sapere che succede. Va bene anche un’indovina».
È difficile la condizione di interisti nella Capitale?
«Ma no. Ovvio che siccome mi conoscono tutti, gli sfottò vanno a mille. Perdiamo e arriva il messaggio: vojo vede se domani scenni al bar…».
La loro esaltazione di questo periodo però è cospicua.
«Ma li conosco benissimo, il Circo Massimo e quelle cose. Poi bastano due pareggi e si intristiscono. Ci scherziamo su, anche su questo. E adoro anche i laziali: il mio autista è super-tifoso. Cioè, io lo pago, no? Beh, in auto non c’è mai stato verso di sentire una canzone o un Gr, sempre e solo la radio dei laziali. Ho la collezione di tutto quello che pensano e dicono di Lotito».
Davvero mai qualche momento complicato? Nemmeno allo stadio?
«Una volta sì. Ero seduto tranquillo all’Olimpico e sento un sibilo alla mia sinistra. Era una pizzetta rossa, lanciata verso di me ma che prese in pieno un ragazzino nella fila sotto. Che se la mangiò pure».
Ti tiro una pizzetta.
«Aspetti, c’è il seguito. Mi volto e li vedo. Erano in cinque, tipi davvero poco rassicuranti. E iniziano a urlarmi di tutto, le peggio cose davvero. Non so che mi ha preso, ma mi viene da salire ad affrontarli…».
Ahia.
«E lì mi si affianca un essere che non credevo potesse esistere in natura. Un armadio che superava il concetto stesso di armadio. Era uno del servizio d’ordine che, con fare imbarazzato, mi dice: “Signor Paolo, lasci stare, torni al suo posto”».
La saggezza dei servizi d’ordine.
«Decido di proseguire lo stesso. E lì non so come sia stato, ma in pratica sento una mano, ma definirla mano non spiega, che mi afferra di peso e in un attimo mi ritrovo seduto al mio posto».
Scaramucce, in fondo. Ma Roma-Inter per lei ha un significato particolare?
«Altroché, è stata la prima partita vista allo stadio. Ed era a Napoli, giuro. Squalifica dell’Olimpico. Mi portarono mio padre e mio zio, grandi tifosi. Arrivo al San Paolo, ci sistemiamo in gradinata e scopro che non avrei visto nulla, la gente ammassata, io ragazzetto. E dire che fu un 3-3».
1974, con un autogol di Burgnich.
«La partita me la raccontarono nel viaggio di ritorno mio padre e mio zio. Di recente ho visto le immagini su YouTube, scoprendo che me l’avevano narrata esattamente per com’era andata».
Sa cosa si dice? Mai come oggi l’Inter rischia con questa Roma.
«Leggendo sul giornale si capisce dove ho le mani?».
No.
«È che ho un’idea diversa su come andrà, ma non la dirò mai. In ogni caso, via, è solo la quinta giornata, mi sono eventualmente preparato tutte le contromisure verbali del caso. Poi si tornerà dopo la sosta, le coppe europee, le diramazioni potranno essere mille. Andiamo in campo tranquilli».
E con Malen come si fa?
«Eh, con Malen sono… come dire?».
Non lo dica. Non è strano, l’Inter con il miglior attacco e la Roma con la migliore difesa?
«Più che altro noi con questi gol presi ultimamente. Diciamo che c’è stata molta sconsideratezza».
E Stones si è pure infortunato.
«Guardi, ho l’impressione che se Stones non avesse questo problema degli infortuni col piffero ce lo vendevano».
All’Inter serve un portiere?
«Non mi faccia dire cose. Un po’ di preoccupazione c’è, ma quelle parate dopo l’errore a Madrid valgono a Martinez ancora un po’ di fiducia».
Chi toglierebbe ai giallorossi?
«Facile dire Malen. Dico invece Mancini, Ndicka, anche Balerdi».
Firma per un pareggio?
«Da tifoso sì. Se fossi un giocatore in campo, nemmeno per idea».