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Juventus-Atalanta 2-0: bianconeri più forti dei guai, ma gli ultrà sporcano il ricordo di Mazzola

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In gol Conceiçao e Bremer. Nel minuto di silenzio i tifosi in curva si voltano e invocano Fortunato, Scirea e l’Avvocato
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TORINO —Il peggio era successo prima, quando la curva Sud ha voltato le spalle al ricordo di Sandro Mazzola (invocando invece Fortunato, Scirea, Agnelli) per inscenare una delle più inqualificabili mancanze di rispetto che si siano mai viste, che Spalletti e Sarri hanno poi commentato più o meno alla stessa maniera: «Quello che abbiamo visto non ci è piaciuto, anche gli avversari vanno rispettati». La Juve ha fatto eco, quattro ore dopo: «Non c’è rivalità che possa giustificare la mancanza di rispetto». Poi, archiviato il disgusto, è arrivato il tempo di un calcio poco incantevole: il meglio dello spallettismo e del sarrismo è in qualche memoria altrove, ma alla Juventus importava prima di tutto smantellare il ricordo dello sfacelo di Reggio Emilia e far vedere all’allenatore di saper giocare partite intelligenti ed equilibrate, solide, di concentrazione e ragionamento. Non era il momento di sfavillare.

«la cronaca della partita»

Il 2-0 all’Atalanta è stata la conseguenza di un contro…

TORINO —Il peggio era successo prima, quando la curva Sud ha voltato le spalle al ricordo di Sandro Mazzola (invocando invece Fortunato, Scirea, Agnelli) per inscenare una delle più inqualificabili mancanze di rispetto che si siano mai viste, che Spalletti e Sarri hanno poi commentato più o meno alla stessa maniera: «Quello che abbiamo visto non ci è piaciuto, anche gli avversari vanno rispettati». La Juve ha fatto eco, quattro ore dopo: «Non c’è rivalità che possa giustificare la mancanza di rispetto». Poi, archiviato il disgusto, è arrivato il tempo di un calcio poco incantevole: il meglio dello spallettismo e del sarrismo è in qualche memoria altrove, ma alla Juventus importava prima di tutto smantellare il ricordo dello sfacelo di Reggio Emilia e far vedere all’allenatore di saper giocare partite intelligenti ed equilibrate, solide, di concentrazione e ragionamento. Non era il momento di sfavillare.

«la cronaca della partita»

Il 2-0 all’Atalanta è stata la conseguenza di un controllo quasi assoluto sulla partita, salvo qualche passaggio a vuoto a centrocampo nella fase iniziale che Spalletti ha corretto prima passando al 4-2-3-1 in corso d’opera e poi aggiungendo un mediano. Nella Juve ognuno ha fatto il suo e Kolo Muani anche oltre, visto che il salvataggio sulla linea dopo il colpo di testa di Kristensen, quando s’era ancora sull’1-0, è stata la giocata più preziosa della sua stagione. Ma se l’è cavata bene anche nel resto, sfruttando gli spazi nel campo aperto e la possibilità di svariare. È solo il mestiere di centravanti che non gli riesce bene.

L’Atalanta è sarriana solo a tratti, i progressi sono timidi. La rivoluzione tattica richiede tempo, ma quanto se ne può ancora consumare? I nerazzurri non hanno sfruttato la lunga superiorità iniziale a centrocampo, numerica e nel palleggio, perché poi l’azione a ridosso dell’area non è mai stata fluida e gli attaccanti hanno prodotto un pericolo solo (Rowe al 50’), primo tiro in porta di una gara che l’Atalanta ha giocato alla pari per un’ora, lungo periodo di una fase di stallo. La Juve però il modo di segnare l’aveva trovato, grazie a una bella combinazione tra Alajbegovic, Celik e Conceiçao, arrivato libero al tiro perché è mancata la chiusura dello stesso Rowe. I nerazzurri hanno reagito di routine, senza fuoco. «Ci mancano coraggio, entusiasmo, iniziativa», ha lamentato Sarri. «Non stiamo crescendo sul piano della personalità, è l’aspetto più preoccupante. Non vorrei che il processo di apprendimento avesse spento il bambino che c’è in loro». Il Comandante vede giocare i suoi in maniera troppo didascalica, pensano e ripensano a quello che devono fare e a quello che non devono fare di più (il passaggio concettuale da Gasp a Sarri è copernicano) e non si lasciano andare. La possibile rincorsa si è spenta sul salvataggio di Kolo Muani, dopodiché la Juve, scomponendo moduli e cambiando posizioni (McKennie e Nico Gonzalez hanno fatto tre ruoli diversi cadauno), ha aumentato la sua superiorità fino alla zuccata del 2-0 di Bremer.

Nel primo tempo l’Atalanta aveva reclamato per una vistosa trattenuta di Kalulu a Rowe, ma ormai la “soglia Orsato” è talmente alta che non basta una maglia tirata per avere un rigore e neanche una revisione alla moviola. «Io preferisco adesso rispetto al troppo Var di prima», è stata l’amara chiosa di Sarri, «ma se non si va dal Var neanche per episodi così, tanto vale abolirlo».

Il tabellino di Juventus-Atalanta

Juventus (3-4-2-1) Vicario 6 – Kalulu 6, Bremer 7.5, Lucumì 6 – Nico Gonzalez 6.5 (27’ st Koopmeiners sv), McKennie 6.5 (41’ st Woltemade sv), Douglas Luiz 6, Celik 7 – Conceiçao 7 (27’ st Zhegrova sv), Alajbegovic 6 (1’ st Sarr 6) – Kolo Muani 6.5 (44’ st Kelly sv). All. Spalletti 7.

Atalanta (4-3-3) Carnesecchi 6.5 – Bellanova 5.5, Kristensen 6.5, Scalvini 5, Bernasconi 5 – Samardzic 6 (18’ st Raspadori 5), Kessié 5.5 (27’ st Gaetano sv), Ederson 6 – De Ketelaere 5.5, Krstovic 5 (27’ st Scamacca sv), Rowe 6 (39’ st Elmas sv). All. Sarri 5.5.

Arbitro: Zufferli 6.5.

Reti: 28' pt Conceicao, 32' st Bremer.

Note: ammoniti Kristensen, Conceiçao, Kessié. Spettatori 40.351.

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