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Gli ultrà della Juve non rispettano il silenzio per Mazzola, la vergogna di dividersi sulla morte

Il brutto gesto dei tifosi della Juventus

 

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Nella curva Sud, durante il minuto di raccoglimento per la leggenda dell’Inter, i tifosi hanno dato la schiena al campo intonando cori per alcuni illustri defunti juventini
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Torino – Quanta tristezza, quanta umana mestizia nell’immagine di quelle persone voltate di schiena durante il minuto di raccoglimento per Sandro Mazzola. Il mio morto è più morto del tuo, avranno pensato coloro che invece di rendere omaggio in silenzio all’anziano campione nerazzurro (e azzurro) appena scomparso, si sono messi a scandire i nomi di alcuni illustri defunti juventini.

Quel dolore che dovrebbe unire

Il dolore che dovrebbe unire, cancellando colori di maglie e bandiere per diventare terra di tutti, usato invece come argomento contro i nemici da stadio, come segno di offesa e disprezzo. Eppure gli juventini hanno conosciuto, loro per primi, sofferenze profonde, dalla spaventosa strage di Bruxelles (39 vittime) alle premat…

Torino – Quanta tristezza, quanta umana mestizia nell’immagine di quelle persone voltate di schiena durante il minuto di raccoglimento per Sandro Mazzola. Il mio morto è più morto del tuo, avranno pensato coloro che invece di rendere omaggio in silenzio all’anziano campione nerazzurro (e azzurro) appena scomparso, si sono messi a scandire i nomi di alcuni illustri defunti juventini.

Quel dolore che dovrebbe unire

Il dolore che dovrebbe unire, cancellando colori di maglie e bandiere per diventare terra di tutti, usato invece come argomento contro i nemici da stadio, come segno di offesa e disprezzo. Eppure gli juventini hanno conosciuto, loro per primi, sofferenze profonde, dalla spaventosa strage di Bruxelles (39 vittime) alle premature scomparse di Gaetano Scirea, morto in un incidente d’auto in Polonia, e Andrea Fortunato, straziato dalla leucemia, o di quei due poveri ragazzi delle giovanili, Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, affogati al centro di allenamento.

La curva un tempo intitolata a Scirea

Gli occupanti della Curva Sud (un tempo era intitolata proprio a Scirea, simbolo di pulizia e correttezza che non può davvero essere più accostato a quel settore: mai battesimo fu più incoerente) dovrebbero sapere quanto fa male la presa in giro delle proprie, drammatiche disgrazie: ogni volta che una tifoseria avversaria espone striscioni che dicono “meno 39”, è come se i morti della maledetta finale di Coppa dei Campioni 1985 morissero un’altra volta. Neppure questo basta per sentirsi vicini a chi è immerso nel dolore? Forse, alcuni di quei beceri voltati di schiena sono gli stessi che fanno il gesto dell’aeroplano durante il derby, richiamando la sciagura di Superga dove morì anche il padre di Sandro Mazzola, Valentino, ed è così che si offendono due generazioni e due maglie nemiche, quella del Toro e quella dell’Inter.

Ultrà senza memoria storica

Non che ai peggiori ultrà (non sono tutti uguali, va ricordato) sia richiesto un minimo di memoria storica, ma costoro dovrebbero sapere che Sandro Mazzola era nato a Torino, aveva debuttato contro la Juve, e in questa città per lui dolente ha sempre rincorso l’ombra di un padre perduto da bambino. Eppure, lo stadio della Juve aveva applaudito il minuto di silenzio per Franco Baresi, senza eccezioni, altra leggenda di tutti, anche se il capitano rossonero aveva portato fiori all’Heysel, e questo gli è forse valso l’immunità. Comunque sia, la soglia della vergogna è stata oltrepassata ieri una volta di più. Non possiamo far finta di niente, non possiamo voltarci.

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