MONZA – L’aeroplano che lo ha portato in Italia è una macchina del tempo. Ricardo Mangas, terzino portoghese del Monza, sembra essere arrivato dagli anni Settanta: il baffo da chitarrista dei Bee Gees, i capelli lunghi, la fascetta da Bjorn Borg. Anche per questo è l’idolo dei tifosi brianzoli, oltre che per il gol segnato al Lecce e per gli 11,75 chilometri in media in cinque partite, che ne fanno il terzo calciatore della Serie A per distanza coperta. “Il calcio negli anni Settanta e Ottanta era più affascinante. Anzi, faccio un appello al Monza: producete una maglia invernale a maniche lunghe, come un tempo. Da parte mia, se ci salviamo, sono pronto a tagliarmi i capelli, ma i baffi no”.
Si ispira a qualcuno nello stile?
"Mio padre portava i capelli molto lunghi, più dei miei. Era appassionato di Harley-Davidson. Noi calciatori in moto non possiamo andarci. Io amo le auto d’epoca, anche se mia moglie non me le lascia comprare. Il mio sogno è la Ferrari F40, la prima supercar”.
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MONZA – L’aeroplano che lo ha portato in Italia è una macchina del tempo. Ricardo Mangas, terzino portoghese del Monza, sembra essere arrivato dagli anni Settanta: il baffo da chitarrista dei Bee Gees, i capelli lunghi, la fascetta da Bjorn Borg. Anche per questo è l’idolo dei tifosi brianzoli, oltre che per il gol segnato al Lecce e per gli 11,75 chilometri in media in cinque partite, che ne fanno il terzo calciatore della Serie A per distanza coperta. “Il calcio negli anni Settanta e Ottanta era più affascinante. Anzi, faccio un appello al Monza: producete una maglia invernale a maniche lunghe, come un tempo. Da parte mia, se ci salviamo, sono pronto a tagliarmi i capelli, ma i baffi no”.
Si ispira a qualcuno nello stile?
"Mio padre portava i capelli molto lunghi, più dei miei. Era appassionato di Harley-Davidson. Noi calciatori in moto non possiamo andarci. Io amo le auto d’epoca, anche se mia moglie non me le lascia comprare. Il mio sogno è la Ferrari F40, la prima supercar”.
Che musica ascolta?
"Rap portoghese, reggaeton, Michael Jackson, ma non so ballare. Mi muovo meglio in campo”.
Segna anche: quattro gol in una stagione al Boavista, tre al Bordeaux. L’obiettivo quest’anno?
"Con cinque gol e sette assist penso che sarebbe una buona stagione, anche se è dura in Serie A. Sognavo di giocarci. Da bambino il mio idolo era Pavel Nedved. E il progetto del Monza mi è piaciuto subito. Ho parlato con Juric e con i dirigenti, mi hanno convinto”.
Dove potete arrivare?
"Siamo una squadra giovane ma con qualità. Con quindici giocatori nuovi, dobbiamo adeguarci alle idee dell’allenatore. Siamo sulla buona strada. Abbiamo quattro punti, ma ne meritavamo di più”.
Con quali compagni ha legato di più?
"Dany Mota, Varela, Ondoa, Keita, Demba. Sono le persone con cui trascorro più tempo, dopo mia moglie e mio figlio, ovviamente. Viviamo a Usmate Velate, qui in Brianza”.
A 28 anni, è uno dei giocatori più esperti della squadra. Si sente un modello per i giovani?
"Modello è una parola importante. Per impegno, lavoro e professionalità, penso che possano seguire il mio esempio”.
Chi era il suo modello, da ragazzo?
"Cristiano”.
Lei non esulta col sium, ma imitando i personaggi Dragon Ball Z. Mangas, le piacciono i manga?
"Sì, come raccontano i miei tatuaggi. Spero che il Monza sia il posto giusto per diventare Super Saiyan. Il mio personaggio anime preferito però è Naruto. Come me, vuole sempre migliorarsi. Essere al novanta per cento non mi basta”.
È appassionato anche di fotografia?
"Ho una macchina digitale, la uso per fotografare mia moglie. Mi piace anche essere fotografato e prestarmi come modello, ma so che il calcio viene prima di tutto”.
In questi giorni c’è la Milano Fashion Week. Ci ha fatto un giro?
"Ho fatto un po’ di regali a mia moglie. A lei piace il mio gusto. In Portogallo ho anche disegnato magliette, con un amico”.
Chi è il giocatore del Monza che si veste meglio?
"Cyril Ngonge, amiamo gli stessi brand di moda. Ondoa e Mout invece si vestono in modo semplicissimo! Si può fare di più”.
Sua moglie è nata a Madeira, l’isola di Cristiano. Pensa che CR7 abbia un futuro in nazionale?
"A 41 anni è ancora incredibile. Se continua a segnare, può continuare fin quando vuole. Al Monza ho scelto il numero 7, anche se il mio preferito resta il 19, data di nascita mia, di mia madre e di mia moglie. Qui lo ha già Birindelli”.
È vero che alle giovanili del Benfica dormivate in otto per stanza?
"Avevo undici anni, la compagnia aiutava a non sentire nostalgia di casa. Ho imparato presto a fare tante cose, anche a cucinare”.
Come se la cava con i piatti italiani?
"Non bene, non mangio pasta né pizza. Ho una dieta tutta mia, basata sul cibo naturale, non lavorato. Amo le patate e il pesce alla griglia. Qui parlano tutti del risotto alla monzese, con zafferano e luganega. Devo provarlo”.
Suo figlio si chiama José Maria. Nome da allenatore …
"Mourinho non c’entra, era il nome del nonno di mia moglie, gentile e altruista. È un modo per averlo ancora con noi”.
Come sono gli allenamenti con Juric?
"Molto duri, per chi arriva dal Portogallo, ma mi piacciono. In partita si vede: giochiamo uomo contro uomo, è difficile segnarci. Siamo tra le squadre che concedono meno tiri. E possiamo ancora migliorare”.
C’è un video famoso in rete in cui, mentre corre, finisce contro un cartellone pubblicitario.
"Adesso sto più attento quando corro, ma andrebbe rivisto al var: è stata colpa del cartellone, non mia”.
Qual è il suo sogno?
“Avere tre o quattro figli e tre auto d’epoca, F40 compresa. Vorrei giocare in nazionale e, un giorno, in Premier League. Ho giocato anche in Francia e in Russia, viaggiare non mi spaventa”.