Vierchowod: “A Roma feci infuriare Liedholm, ora giro Como in bici”
di Franco VanniDa anni Pietro Vierchowod non si perde una partita del Como, squadra della città in cui vive, e di cui ha vestito la maglia per cinque stagioni. Ma oggi il suo cuore è diviso, perché a Roma lo Zar ha vinto lo scudetto del 1982/83. «Il Como gioca bene ma, soprattutto in casa, si espone al contropiede. È un piccolo problema da risolvere. La Roma invece mi ha stupito. Tutta la squadra si difende e tutta la squadra attacca. Gasperini ha capito che se non prendi gol costringi gli altri a scoprirsi».
Cosa può fare Fabregas per sistemare le cose?
«Sacrificare un centrocampista davanti alla difesa. Si piazza lì, intercetta e crea. Noi alla Juve avevamo Deschamps a fare da scudo e non perdevamo mai l’equilibrio».
Lei era velocissimo. Nella difesa del Como si sarebbe trovato bene?
«Certo. Mi sarebbe piaciuto lavorare sia con Fabregas sia con Gasperini. Mi sarei trovato bene nel calcio di oggi. Fra gli italiani mi piacciono Calafiori e Scalvini, ma difensori veloci come me non ne vedo. Anche se …
Da anni Pietro Vierchowod non si perde una partita del Como, squadra della città in cui vive, e di cui ha vestito la maglia per cinque stagioni. Ma oggi il suo cuore è diviso, perché a Roma lo Zar ha vinto lo scudetto del 1982/83. «Il Como gioca bene ma, soprattutto in casa, si espone al contropiede. È un piccolo problema da risolvere. La Roma invece mi ha stupito. Tutta la squadra si difende e tutta la squadra attacca. Gasperini ha capito che se non prendi gol costringi gli altri a scoprirsi».
Cosa può fare Fabregas per sistemare le cose?
«Sacrificare un centrocampista davanti alla difesa. Si piazza lì, intercetta e crea. Noi alla Juve avevamo Deschamps a fare da scudo e non perdevamo mai l’equilibrio».
Lei era velocissimo. Nella difesa del Como si sarebbe trovato bene?
«Certo. Mi sarebbe piaciuto lavorare sia con Fabregas sia con Gasperini. Mi sarei trovato bene nel calcio di oggi. Fra gli italiani mi piacciono Calafiori e Scalvini, ma difensori veloci come me non ne vedo. Anche se ero in ritardo, recuperavo la posizione».
Quale attaccante di Como e Roma le piacerebbe marcare?
«Malen, sarebbe una bella sfida. Quelli rapidi come lui non me li lasciavo scappare: Muraro, Careca. Douvikas è bravo a proteggere palla e buttarsi dentro, alla Graziani».
Lei arrivò al Como giovanissimo. Qual è il ricordo più bello?
«La convocazione per il Mundialito in Uruguay. Era raro essere convocato se giocavi nel Como».
Dalla Serie D alla Champions: avrebbe immaginato un Como così?
«La cavalcata l’ho seguita tutta, anche negli anni bui fra i dilettanti. È stata esaltante. Ma lo scorso anno mi ha stupito. La città è impazzita».
Alla Roma giocò un solo anno e vinse lo scudetto.
«Facevo reparto da solo. La Roma era la prima squadra italiana che giocava a zona. Gli altri difensori salivano, io restavo dietro con il portiere. Se superavo la metà campo, Liedholm mi urlava: “Pietro, torna indietro!”. Ho segnato 38 gol in Serie A, ma nessuno nella Roma. Mi era vietato anche solo provarci».
Fra Falcão, Conti e Pruzzo, chi era il più difficile da affrontare in allenamento?
«Pruzzo era eccezionale di testa e in acrobazia. Conti ti puntava e ti saltava. Falcão compariva di colpo in area e faceva danni. Che squadra».
L’aneddoto più divertente dello spogliatoio romanista?
«Prima della mia partita d’esordio ho preso la maglia, l’ho indossata, e Liedholm si è arrabbiato. Era super scaramantico. Le maglie doveva distribuirle lui. Mi disse: “Ma cosa hai fatto? Speriamo non ti succeda nulla”».
E della città che ricordo ha?
«Fra il Mondiale dell’82 e lo scudetto, l’ho vista sempre in festa, colorata, rumorosa, felice, ubriaca. Quando ci vado, mi stupisce vederla senza bandiere. Ci sono tornato nel 2023 per i quarant’anni del nostro Tricolore, ed è stato stupendo».
Se oggi avesse 25 anni, sceglierebbe il Como o la Roma?
«Roma è la capitale. La gente è eccezionale, e non parlo solo dei tifosi. Lo stadio è magico. Como è casa mia, ci vivo da 40 anni, mi sento sempre in vacanza, giro in bici. La amo adesso, ma da giovani è meglio la grande città».
Che emozione le dà ritrovare le due squadre in Champions?
«È bellissimo. La Roma mancava da tanto, per il Como è un battesimo. L’idea che arriveranno sul lago Manchester United e Psg è incredibile».
Chi vincerà domani?
«Spero in un pari, non so scegliere. E voglio pochi gol, perché a vedere le difese che sbarellano soffro troppo. Mi piacerebbe un 1-1. Un 4-4 non è calcio, ma un mucchio di errori».