Spalletti, cosa c’è dietro il nervosismo: la Juve che non riesce a cambiare passo
dal nostro inviato Emanuele GambaCAGLIARI – Spalletti non è contento, fa una gran fatica a dissimularlo, cerca sempre di difendere i suoi ragazzi («Gli ho detto che hanno fatto una grande partita») ma il nervosismo tradisce la sua insoddisfazione. Basta vedere come a fine gara è scattato addosso a Pisacane che lo stava andando a salutare, rimproverandolo per il tempo che il Cagliari sa perdere. «Quale tempo, quale tempo?», continuava a chiedere l’allenatore dei rossoblù, che difatti domenica non hanno traccheggiato rifugiandosi nella furbizia: Spalletti ce l’aveva ancora con la partita del gennaio scorso, quando i sardi vinsero senza meritarlo e quella volta sì ricorrendo a tutto il repertorio della malizia.
Juve troppo passiva, Spalletti si arrabbia
Il punto è che …
CAGLIARI – Spalletti non è contento, fa una gran fatica a dissimularlo, cerca sempre di difendere i suoi ragazzi («Gli ho detto che hanno fatto una grande partita») ma il nervosismo tradisce la sua insoddisfazione. Basta vedere come a fine gara è scattato addosso a Pisacane che lo stava andando a salutare, rimproverandolo per il tempo che il Cagliari sa perdere. «Quale tempo, quale tempo?», continuava a chiedere l’allenatore dei rossoblù, che difatti domenica non hanno traccheggiato rifugiandosi nella furbizia: Spalletti ce l’aveva ancora con la partita del gennaio scorso, quando i sardi vinsero senza meritarlo e quella volta sì ricorrendo a tutto il repertorio della malizia.
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Juve troppo passiva, Spalletti si arrabbia
Il punto è che Lucio si sta rendendo conto che di questa Juventus non riesce a venire a capo e quindi i nervi gli si logorano. Certo, la Juve non è fortunata e anche a Cagliari ha prodotto molti più pericoli di quelli riassunti dall’unico gol segnato, ma la questione è proprio questa, è spesso questa: la mancanza di concretezza, che il tecnico attribuisce a una generale carenza di personalità che si traduce in mancanza di concretezza, di immediatezza. «Le cose bisogna andarle a determinare, non solo aspettare che succedano»: è questa la frase chiave, che sottintende il vizio della passività in cui la Juve regolarmente incappa.
Di solito, i bianconeri cominciano le partite con baldanza, per 5-10 minuti dettano il ritmo, vanno veloce, puntano senza remore l’area avversaria ma poi, se non riescono a sfondare, cominciano a perdere il passo, a sbagliare tecnicamente, a rifugiarsi nel banale. E subiscono le situazioni, come anche nel gol del Cagliari in cui tutti i giocatori di Pisacane sono stati più reattivi di quelli di Spalletti anche, o specialmente, dopo la casualità di un rimpallo.
Le difficoltà di Celik, Kolo Muani e l’evanescenza di Woltemade
Le lacune tecniche della squadra restano evidenti. Manca un terzino sinistro puro e l’adattato Celik ogni volta deve fermarsi per spostarsi il pallone sul destro (che peraltro non è neanche tutto questo granché), perdendo regolarmente un tempo di gioco. Chissà se Cambiaso, per il quale Spalletti non stravede, saprà cambiare la situazione. In attacco, si sa, non esiste un centravanti puro. Kolo Muani è a disagio nell’interpretazione del ruolo, vorrebbe un uomo accanto, ma almeno a Cagliari ha fatto progressi sia nell’interpretazione tattica della gara, variando sulle fasce per cercare spazi, sia nell’efficacia in area, che di solito non è così elevata. Spalletti ha provato ad affiancargli Nico Gonzalez, che è forte nel gioco aereo e il senso del gol ce l’ha, ma l’argentino perde efficacia se deve muoversi negli spazi stretti. Nella ripresa è toccato poi a Woltemade, che ha di nuovo dato una sensazione desolante di sé, soprattutto per la leggerezza nel confronto fisico e la scarsissima reattività in area di rigore. Sembra uno capitato lì per caso.
Zhegrova, da esubero a risorsa fondamentale
Come se ne esce? Serve più coralità. Serve Yildiz, naturalmente, anche se Alajbegovic lo sta sostituendo benissimo e non gli è inferiore a livello di talento puro, tant’è che non è difficile immaginare come andranno le cose nel prossimo o nei prossimi mercati: il giovane turco ha già il sostituto in casa.
Spalletti sta ricavando il meglio dai giocatori che non rientravano nei piani e che sono rimasti solamente perché la società non è riuscita a venderli: Douglas Luiz, Nico Gonzalez e Zhegrova, che a inizio settembre era sostanzialmente fuori rosa (difatti non è stato inserito nella lista Uefa) e adesso è invece il giocatore più determinante che la Juve ha, visto che nella ripresa di Cagliari, come già contro il Sassuolo, le sue mossette sono state la migliore risorsa di gioco della Juve. Probabilmente Spalletti ha sbagliato a non farlo giocare dall’inizio, tenendo conto che in Europa League il kosovaro non potrà esserci (giovedì c’è Celta Vigo-Juventus).
E domenica c’è la sfida alla capolista Lazio
La Juve, insomma, è una squadra zeppa di punti interrogativi, sospesi in aria come nuvole pronte a scatenare il temporale. Domenica prossima c’è Juventus-Lazio: un bel banco di prova.