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Lazio, 3-0 alla Juve e Inter raggiunta in vetta: notte fonda per Spalletti

Esultanza Lazio, la delusione dei giocatori della Juventus (reuters)

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Provstgaard, Isaksen (un gol del quale lo scorso anno fece esonerare Tudor) e Dele-Bashiru sanciscono con i loro gol il dominio della capolista sui bianconeri. Fischi dello Stadium
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Torino – La capolista ha tenuto il passo ed è rimasta senza grandi sforzi in cima alla classifica, quel luogo lontano che la Juve non vede invece nemmeno con il binocolo e ormai non immagina neanche più. La Lazio l’ha triturata, come fa una squadra forte contro una debole, ovverosia controllando il gioco, indirizzandolo in base alle proprie convenienze e poi colpendo nei momenti cruciali, con la freddezza dell’implacabilità: tre tiri tre gol, ma soprattutto nessuna concessione alle velleità dell’avversario in nessuna zona del campo.

Isaksen colpisce ancora, lo scorso anno fece esonerare Tudor

Non c’è stata zolla né duello in cui uno juventino sia stato superiore e tra un ex ct e l’altro, Gattuso merita una collezione intera di inchini. L’anno scorso a quest’epoca Tudor aveva un punto in più di quanti ne abbia oggi Spalletti, poi all’ottava giornata perse contro la Lazio per un gol di Isaksen e venne esonerato. Il biondino danese non ha l’aria del giustiziere, ma la coincidenza è sinis…

Torino – La capolista ha tenuto il passo ed è rimasta senza grandi sforzi in cima alla classifica, quel luogo lontano che la Juve non vede invece nemmeno con il binocolo e ormai non immagina neanche più. La Lazio l’ha triturata, come fa una squadra forte contro una debole, ovverosia controllando il gioco, indirizzandolo in base alle proprie convenienze e poi colpendo nei momenti cruciali, con la freddezza dell’implacabilità: tre tiri tre gol, ma soprattutto nessuna concessione alle velleità dell’avversario in nessuna zona del campo.

Isaksen colpisce ancora, lo scorso anno fece esonerare Tudor

Non c’è stata zolla né duello in cui uno juventino sia stato superiore e tra un ex ct e l’altro, Gattuso merita una collezione intera di inchini. L’anno scorso a quest’epoca Tudor aveva un punto in più di quanti ne abbia oggi Spalletti, poi all’ottava giornata perse contro la Lazio per un gol di Isaksen e venne esonerato. Il biondino danese non ha l’aria del giustiziere, ma la coincidenza è sinistra. È sinistro l’intero terrificante cammino della Juventus, una squadra fondata, fin dal mercato estivo, sul nonsenso. Sconsolato, alla fine, Spalletti: «Ho visto atteggiamenti che non mi sono piaciuti. Se non ci si mette ritmo, idee, cuore, non si va da nessuna parte. Siamo stati inferiori, sono sorpreso anche io da questa prestazione».

Juve, milioni sperperati

La Lazio se l’è spassata, da cima a fondo, gustandosi il piacere intimo di condividere la felicità con i suoi tifosi, che nel loro giro d’Italia dell’amore (le loro strade portano ovunque, tranne che a Roma) si stanno godendo emozioni imprevedibili trasmesse da una squadra incredibilmente rasente alla perfezione, quasi come se l’obbligo di non spendere avesse comportato quello di non sbagliare neanche una mossa. È proprio così, visto come la Juve, per fare un nome a caso, continua a sperperare milioni. La Lazio ha tenuto palla e occupato il campo meglio degli altri, dal primo minuto all’ultimo, muovendosi con un’armonia collettiva in diversi frangenti ha ricordato la musicalità del gioco del miglior Sarri e sconosciuta ai bianconeri, che continuano a procedere affidandosi ora a questo ora quello.

I tentativi di Kolo Muani

Senonché in assenza dei dribbling secchi di Conceiçao, in panchina dopo la sceneggiata di Vigo, e di Yildiz è molto più dura puntare sulla superiorità individuale, cosa che la Lazio non ha mai fatto: l’asse verticale Belahyane-Noslin dà sempre una mano a tutti, se la palla ce l’ha Isaksen ci sono Frattesi e Floriani Mussolini a supportarlo, se capita a Zaccagni arrivano Taylor e Nuno Tavares, e quei tre messi assieme ci sanno fare davvero. Il primo è nato da lì: cross arrotato di Zaccagni e imperioso colpo di testa di Provstgaard, spiccato tra due giganti come Bremer e Lucumí. È stato l’avvenimento che ha scomposto una partita equilibrata e con rare opportunità da rete (giusto una traversa colpita da Nuno Tavares con un cross deviato, mentre la Juve non è andata oltre un tiro innocente di Alajbegovic nelle battute iniziali) ma che la capolista ha interpretato meglio, grazie alla freschezza delle gambe e soprattutto delle idee, che i bianconeri hanno sempre molto confuse. Spalletti ha provato a sguinzagliare Kolo Muani coi lanci lunghi, anche di Vicario: niente da fare.

Woltemade continua a non incidere

Nella ripresa gli ha messo accanto Woltemade (ma il sistema è rimasto lo stesso, nel posto del tedesco prima c’era Nico Gonzalez, poi dirottato a destra), ricavandone giusto qualche sussulto nella parte iniziale, con l’unica vera occasione da rete (assist di Kolo, piattone come al solito fuori misura del tedesco), stroncati dal raddoppio di Isaksen, che si è bevuto Celik come una limonata fresca nel caldo d’agosto. Il 2-0, combinato agli ingressi di Conceiçao e Zhegrova, ha freddato la partita, o i pochi frangenti in cui ce n’è stata una. La Juve ha fatto ancora in tempo a prendere un gol da Dele-Bashiru in solitario contropiede, con lo stadio ormai mezzo vuoto e mezzo fischiante, salvo i 1.667 laziali itineranti, felici, stupefatti.

Juventus (4-2-3-1) Vicario 6 – Kalulu 5, Bremer 4.5, Lucumì 5, Celik 4.5 (29’ st Cambiaso sv) – Douglas Luiz 5 (21’ st Conceiçao 5), Sarr 4.5 (42’ st Boga sv) – McKennie 5, Nico Gonzalez 5 (21’ st Zhegrova 5), Alajbegovic 5 (1’ st Woltemade 5.5) – Kolo Muani 5.5. All. Spalletti 4 (in panchina Domenichini).

Lazio (4-3-3) Mandas 6 – Floriani Mussolini 6.5, Sutalo 7, Provstgaard 7.5, Nuno Tavares 7.5 – Frattesi 6.5, Belahyane 7, Taylor 7 (24’ st Dele-Bashiru 7) – Isaksen 7.5 (34’ st Lazzari sv), Noslin 6.5 (24’ st Pinamonti), Zaccagni 7 (41’ st Pedraza sv). All. Gattuso 8.

Arbitro: Massa 6.

Reti: 37’ pt Provstgaard, 21’ st Isaksen, 44’ st Dele-Bashiru

Note: ammoniti Taylor, Zaccagni. Spettatori 41.112.

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