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Juve-Lazio, Spalletti contro Gattuso: ricordo dell’azzurro più buio

Gattuso e Spalletti prima di un derby di Milano

 

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Umori contrapposti allo Stadium per i due ex ct che hanno mancato l’ultimo Mondiale: uno galleggia, l’altro va forte
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Dicono che Luciano Spalletti esca il pomeriggio in bicicletta verso la collina di Superga, una volta l’hanno trovato disteso su un prato, preoccupati perché non tornava, per sentirsi rispondere: «Tranquilli, stavo cercando lo spirito di Vialli». Dicono che Gennaro Gattuso esca presto la mattina e vada all’allenamento della Lazio per ritrovare lo spirito di sé medesimo, e che ci sia già riuscito. Dicono che il tenebroso azzurro della Nazionale, frequentata in successione da due, prima Spalletti e poi Gattuso, li abbia avviliti e segnati pressoché allo stesso modo, anche se Spalletti fa finta di non pensarci e Gattuso può quasi permettersi di non farlo più.

La Nazionale complicata di Spalletti e Gattuso

Dicono che Spalletti, in Nazionale, si s…

Dicono che Luciano Spalletti esca il pomeriggio in bicicletta verso la collina di Superga, una volta l’hanno trovato disteso su un prato, preoccupati perché non tornava, per sentirsi rispondere: «Tranquilli, stavo cercando lo spirito di Vialli». Dicono che Gennaro Gattuso esca presto la mattina e vada all’allenamento della Lazio per ritrovare lo spirito di sé medesimo, e che ci sia già riuscito. Dicono che il tenebroso azzurro della Nazionale, frequentata in successione da due, prima Spalletti e poi Gattuso, li abbia avviliti e segnati pressoché allo stesso modo, anche se Spalletti fa finta di non pensarci e Gattuso può quasi permettersi di non farlo più.

La Nazionale complicata di Spalletti e Gattuso

Dicono che Spalletti, in Nazionale, si sentisse bene ma non benissimo, scoprendo troppo tardi di essere più che altro fuori ruolo: parlava difficile e parlava da solo. Lui ha bisogno di tempo per imprimere nei calciatori schemi e parole, una filosofia di gioco ma soprattutto di frasi che richiede settimane, mesi, forse anni. Dicono che Gattuso, in Nazionale, fosse stanco di essere scambiato per il solito motivatore, per quello che il gruppo e poi il resto, cercando di convincere che anche uno che ringhia può essere uno che crea. La sua Nazionale, però, non creava quasi niente.

Juventus-Lazio è sfida diretta

Stasera saranno uno contro l’altro, il laziale Gattuso addirittura molto in alto e a sorpresa, il bianconero Spalletti a galleggiare un po’ lontano. Il primo si è ritrovato, il secondo si è come aggrovigliato, forse davvero sta ancora parlando da solo. Nell’incrocio di questi strani destini, Juventus-Lazio non può prescindere dalle trascorse sorti azzurre, anche se il compito di Spalletti e Gattuso è proprio superarle, se non cancellarle. La Nazionale è un buco nero per chiunque la frequenti senza vincere, una macchia indelebile: Spalletti la conobbe dopo lo scudetto a Napoli, pieno di bellezza e qualità, precipitando in poche settimane nell’orrore e nella modestia di un intero sistema. La crisi globale del nostro calcio ha ferito Gattuso come una condanna senza appello: forse con quel gruppo poteva fare poco, di sicuro se n’è andato con poco più di niente in mano.

Juventus ancora senza identità

A Torino, Spalletti era convinto di poter tornare a incidere, giorno per giorno, i suoi segni profondi sul corpo della squadra, lui il sarto, la Juve il tessuto. Invece, i mesi passano ma l’identità non si vede, è un disegno incerto, opaco. I giocatori oscillano insieme al loro rendimento, Spalletti è sempre più teso, se la prende con i colleghi e a volte con i suoi ragazzi, spaventati da un esame più grande di loro: vorrebbero apprendere il magistero tecnico e mentale di un personaggio affascinante e complicato, però in campo sembrano paralizzati dalla paura. Come se pensassero troppo, immaginando le linee sulla lavagna. Pasticciano, e intanto la Juventus resta una creatura indefinibile.

Il bel calcio della Lazio

Molto diversa la sorte di Gattuso, arrivato alla Lazio senza che nessuno si aspettasse granché, con molti dubbi sulla convivenza con il caratteriale presidente Lotito. Ma siccome nessuno ha chiesto la Luna a Gattuso, lui si sta arrampicando fino a Venere, forse fino a Marte. Gli sta riuscendo l’impresa più grande: soffocare Ringhio, o almeno chiuderlo nello sgabuzzino. Basta con la retorica del motivatore feroce: Rino Gattuso è andato a Roma per far giocare bene a calcio, e finora ci sta riuscendo come forse mai in carriera. Spalletti, con il suo famoso calcio relazionale (parola che per lui ha il difetto di far rima con nazionale), sembra più che altro un uomo solo. L’ombra di quella tenebra azzurra sembra non abbandonarlo, mentre Gattuso l’ha ripiegata e messa nel cassetto.

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