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Come Spalletti sta provando ad aggiustare la Juve e perché ha cambiato modulo

Luciano Spalletti (reuters)

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A causa dei tanti infortuni, il tecnico bianconero ha optato per una squadra più solida e meno bella
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LECCE – A Spalletti il 3-5-2 non piace, difatti lo chiama 5-3-2 (come peraltro fanno all’estero, dove è considerato un sistema da provinciali), come per prenderne le distanze. Ma anche lui, come ha fatto il calcio italiano negli anni del suo decadimento, lo ha adottato come bene rifugio: è stato il suo modo, concordato con la squadra, di frenare la frana che stava sgretolando la Juve, «perché in momenti come questi, lo sanno tutti e lo so anch’io, ci vuole più solidità, ci vuole più chiarezza».

Le scelte di Spalletti

Lucio e i suoi collaboratori avevano ragionato sulla svolta già prima del tracollo con la Lazio che, assieme all’infortunio di Conceiçao, l’ha poi accelerata: si sono resi conto che serviva un difensore puro in più, speci…

LECCE – A Spalletti il 3-5-2 non piace, difatti lo chiama 5-3-2 (come peraltro fanno all’estero, dove è considerato un sistema da provinciali), come per prenderne le distanze. Ma anche lui, come ha fatto il calcio italiano negli anni del suo decadimento, lo ha adottato come bene rifugio: è stato il suo modo, concordato con la squadra, di frenare la frana che stava sgretolando la Juve, «perché in momenti come questi, lo sanno tutti e lo so anch’io, ci vuole più solidità, ci vuole più chiarezza».

Le scelte di Spalletti

Lucio e i suoi collaboratori avevano ragionato sulla svolta già prima del tracollo con la Lazio che, assieme all’infortunio di Conceiçao, l’ha poi accelerata: si sono resi conto che serviva un difensore puro in più, specie alla luce delle difficoltà in marcatura di Kalulu, e di aggiungere un uomo dinamico a centrocampo, soprattutto in assenza dell’unico che lo sia a sufficienza, Sarr. La conseguenza è stata la rinuncia a un paio di giocatori offensivi, abolendo di fatto la linea della trequarti e affidandosi alla strana coppia di non-centravanti Kolo Muani-Woltemade, che come unica caratteristica compatibile hanno la stazza fisica (nel caso del tedesco, per la precisione, più i centimetri che i chili), che un po’ di preoccupazione ai difensori avversari la mette. Resta tuttavia una coppia improbabile, Spalletti lo sa ma non può che cercare di ricavarne il massimo.

Kolo Muani e Woltemade 

La solidità da ritrovare

L’urgenza era, appunto, la solidità, e a Lecce è stata trovata. Si continuerà su questa strada, anche se Spalletti per la Juve aveva e ha in mente ben altre cose, anelando a un gioco di qualità, scanzonato ma non squilibrato, capace di esaltare le caratteristiche dei suoi giocatori più tecnici che però adesso sono tutti fuori: Yildiz non c’è, Conceiçao nemmeno e Nico Gonzalez li ha appena raggiunti in infermeria. Inoltre, le assenze di Locatelli e Thuram tolgono sostanza al centrocampo, quella di Celik corsa e resistenza sugli esterni.

Una svolta conservatrice

Spalletti, dunque, sta provando ad aggiustare la Juve con sistemi per nulla spallettiani e questo la società – che fa il tifo per lui, perché vorrebbe davvero evitare un nuovo cambio di allenatore – lo sta apprezzando, in quanto sa perfettamente quanto invece l’ex ct vorrebbe praticare altri metodi. L’augurio che Lucio si fa è che questa svolta conservatrice, se vogliamo addirittura reazionaria, non duri troppo. L’obiettivo a breve scadenza è arrivare alla sosta senza troppi danni: ci sono ancora tre trasferte (Genoa, AZ in Europa League, Fiorentina) e la delicatissima sfida casalinga con il Napoli da affrontare in condizioni di emergenza e precariato, dopodiché l’allenatore spera di poter cominciare a contare i rientri, a partire da Celik.

Il recupero degli infortunati

Per metà novembre dovrebbero rivedersi Conceiçao ed Ekhator (e se fosse meglio di Woltemade e Kolo Muani?), per la fine del mese Nico Gonzalez e soprattutto Yildiz, che naturalmente è l’uomo che orienta i destini bianconeri. Per Locatelli e Thuram bisognerà aspettare il 2027, ma nel frattempo Spalletti può recuperare un livello di qualità adeguato al suo progetto di calcio, nella convinzione che a gennaio la società farà di tutto per soddisfare le sue esigenze, a iniziare dall’acquisto di un centravanti che sia davvero un centravanti. I soldi da investire, grazie all’ennesimo aumento di capitale, ci sono. Poi bisognerà vedere quanto Spalletti saprà di nuovo essere spallettiano.

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