Del vecchio Meazza è stato uno dei campioni più scintillanti. Il legame tra Gianni Rivera e San Siro è fortissimo: lì ha costruito la sua leggenda, lui bandiera del Milan e della Nazionale. Presto si cambierà, via l’antico per far spazio al nuovo Generali Stadium, presentato ieri dai due club milanesi.
Rivera, che effetto le fa sapere che il suo stadio verrà demolito?
«Io con questa scelta non sono mai stato d’accordo. L’impianto attuale è ancora perfetto per giocare. E ha una incredibile storia: è un monumento della città di Milano. Lo buttano giù per farne uno che non avrebbe nessuna ragione di esistere. Peggio per chi ha deciso così».
Visibilità e servizi dovrebbero essere migliori per i tifosi.
«Ho i miei dubbi. Speriamo facciano cose buone. Vedremo».
Si aspetta un invito per l’inaugurazione?
«Dipende da chi sarà al comando. Adesso gli americani non mi vogliono vedere, con loro non penso sarà possibile».
Il suo rico…
Del vecchio Meazza è stato uno dei campioni più scintillanti. Il legame tra Gianni Rivera e San Siro è fortissimo: lì ha costruito la sua leggenda, lui bandiera del Milan e della Nazionale. Presto si cambierà, via l’antico per far spazio al nuovo Generali Stadium, presentato ieri dai due club milanesi.
Rivera, che effetto le fa sapere che il suo stadio verrà demolito?
«Io con questa scelta non sono mai stato d’accordo. L’impianto attuale è ancora perfetto per giocare. E ha una incredibile storia: è un monumento della città di Milano. Lo buttano giù per farne uno che non avrebbe nessuna ragione di esistere. Peggio per chi ha deciso così».
Visibilità e servizi dovrebbero essere migliori per i tifosi.
«Ho i miei dubbi. Speriamo facciano cose buone. Vedremo».
Si aspetta un invito per l’inaugurazione?
«Dipende da chi sarà al comando. Adesso gli americani non mi vogliono vedere, con loro non penso sarà possibile».
Il suo ricordo più bello al Meazza?
«Il giorno in cui mi hanno consegnato il Pallone d’Oro nel ‘69. Un momento stupendo. E dire che potevo vincerne un altro, qualche anno prima: mi dissero che dovevano darne uno a Yashin, che era a fine carriera. Altrimenti sarebbe stato mio anche quello».
E il ricordo peggiore?
«Non ho sensazioni tristi quando penso a San Siro. Per me è sempre stato come vivere un sogno, amavo giocare a calcio. Anche quando perdevamo non soffrivo così tanto».
Il rito per eccellenza prima delle partite?
«Ci mettevamo nei corridoi all’interno dello stadio, e lì palleggiavamo e ci riscaldavamo. All’epoca non potevamo farlo in campo».
Dove festeggiavate le vittorie?
«Nello spogliatoio. A volte con gli amici. Alcuni portavano i tartufi, poi andavamo a mangiarli tutti insieme».
Leggende raccontano di calciatori che lì vivevano anche storie d’amore?
«Non che io sappia. Se qualcuno lo faceva, se lo teneva per sé».
La sua famiglia veniva spesso allo stadio?
«Da piccolino andavo a San Siro a piedi con mio padre. Quando ho iniziato a giocare nel Milan, ogni tanto venivano lui e mia madre. Io gli chiedevo di essere pacati, di non fare commenti a voce alta. Mamma faceva fatica, le veniva da alzare la voce».
Il nuovo stadio si chiamerà Generali Stadium. Che ne pensa?
«Invece di dare il nome di chi ha fatto la storia dei club, lo assegnano in base a chi paga di più. Pensi che gioia per i tifosi. Mi sarebbe piaciuto se lo avessero intitolato a me e al mio amico Sandro Mazzola».