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Perle di Alajbegovic e Boga: la Juve vince 2-0 ed esce dalla crisi, il Napoli ci entra

Boga scaglia il tiro del 2-0 (afp)

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Spalletti si rialza dopo il ko con il Genoa, Allegri sempre più in difficoltà e lontano dalle posizioni che contano. Le reti con due grandi conclusioni dalla distanza nella ripresa
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Torino – Spalletti le chiamerebbe le fucilate nella notte: alla luce di quei lampi (Alajbegovic, Boga) che hanno squarciato il buio di una partita tetra, la Juve ha riacceso speranze di riscatto per sé e specialmente per Spalletti, che ha passato una serata invasata in panchina, sgolandosi a urlare dietro a chiunque, ma ha dimostrato che la squadra è dalla sua, che il controllo della situazione non l’ha perso e che di idee buone sa sempre averne. Certo, ha aiutato potersi rifocillare contro una delle poche squadre più cupe della sua, giacché il Napoli, alla faccia delle tre vittorie consecutive, s’è impegnato in una partita addirittura più sciatta che scialba, scendendo a un livello di mediocrità inaudito. I peggiori sono stati i migliori, cioè De Bruyne e McTominay, ed è tutto dire.

La Juve ha avuto il guizzo in più

La Juve ha avuto il merito di graffiare la partita quando invece si stava ovattando attorno a uno scialbo 0-0, alla metà di un secondo tempo che non stava dicendo più nie…

Torino – Spalletti le chiamerebbe le fucilate nella notte: alla luce di quei lampi (Alajbegovic, Boga) che hanno squarciato il buio di una partita tetra, la Juve ha riacceso speranze di riscatto per sé e specialmente per Spalletti, che ha passato una serata invasata in panchina, sgolandosi a urlare dietro a chiunque, ma ha dimostrato che la squadra è dalla sua, che il controllo della situazione non l’ha perso e che di idee buone sa sempre averne. Certo, ha aiutato potersi rifocillare contro una delle poche squadre più cupe della sua, giacché il Napoli, alla faccia delle tre vittorie consecutive, s’è impegnato in una partita addirittura più sciatta che scialba, scendendo a un livello di mediocrità inaudito. I peggiori sono stati i migliori, cioè De Bruyne e McTominay, ed è tutto dire.

La Juve ha avuto il guizzo in più

La Juve ha avuto il merito di graffiare la partita quando invece si stava ovattando attorno a uno scialbo 0-0, alla metà di un secondo tempo che non stava dicendo più niente per nessuno. Ha risolto la classe del ragazzino Alajbegovic, con un tiro da lontano di sinistro, che non è neanche il suo piede, mentre Anguissa lo guardava noncurante a distanza. L’espulsione di Marianucci (secondo giallo per fallo su Cabal) ha messo il punto a ogni discussione: già il Napoli era stato in partita di rado, in pratica solo nella prima parte del primo tempo, e con l’uomo in meno non ha neanche accennato a reagire lasciandosi definitivamente affossare da un altro gol di classe e da lontano, stavolta di Boga, l’altra riserva di Yildiz. Lungo la partita, Spalletti ha perso tre giocatori – McKennie, Alajbegovic, Cabal – per infortuni da fatica, o per fatica da tensione, che dimostrano quanto i bianconeri sentissero il peso di una notte che avrebbe potuto essere fatale.

La Juve nelle mani di Spalletti

La Juve è stata viva, per lunghi tratti non brillante ma viva. Non s’è buttata via nella mollezza come a Genova, anche se era e rimane una squadra fragile e debole, almeno fino a quando non torneranno i giocatori più forti. Ma intanto Spalletti ha ripreso pieno possesso della sua autorità e ha buttato a mare il 3-5-2 che non ama infischiandosene del rischio di correre rischi. Con il 4-4-2 la squadra ci ha guadagnato in spigliatezza e i giocatori ci hanno messo del loro a livello agonistico: dopo l’unico fallo nei primi 45’ di Marassi, stavolta i bianconeri hanno sfoderato i tacchetti (due ammoniti nel solo primo tempo, Douglas Luiz e Lucumì, graziato invece Koopmeiners, in odore di rosso per un fallaccio su Anguissa). La Juve ha alzato il livello suo ma quello della partita è rimasto mediocre, sicuramente assai lontano da quello che settimanalmente frequentano le prime sei della classifica: qui sembrava un altro mondo, anche a risultato acquisito.

Napoli, alibi Hojlund

Certo, il Napoli ha pagato la perdita last minute di Hojlund, rimasto a letto con il febbrone, che s’è aggiunta alle altre che stanno mutilando l’attacco, ma è sul piano del gioco che gli azzurri si sono appiattiti sui postumi della crisi dei bianconeri che, dopo aver temuto di andar sotto per un colpo di testa di Lucca (bravissimo Vicario), hanno reagito con un palo colpito da Cabal in mischia e un tentativo di Alajbegovic sventato da Meret. Spalletti ha poi dovuto rinnegare il modulo di partenza per la rinuncia forzata a McKennie e con Gatti è passato al 3-4-3, ma l’impressione era che, qualunque fosse la tattica, la ripresa stesse scivolando in un nulla assoluto accettato in condivisione dalle due squadre, incapaci di un sussulto in più. Ma andatelo a dire a un ragazzo di 19 anni che non conosce il concetto di rinuncia.

Juventus (4-4-2): Vicario 7 - Kalulu 6, Bremer 6, Lucumi 6 (27' st Kelly 6), Cabal 6.5 - McKennie 5.5 (1' st Gatti 6.5), Douglas Luiz 6, Koopmeiners 6, Alajbegovic 7.5 (27' st Boga 7) - Kolo Muani 5 (14' st Zhegrova 6.5), Woltemade 5.5. All. Spalletti 6.5.

Napoli (4-3-3): Meret 6.5 - Di Lorenzo 5 (1' st Rrahmani 6), Marianucci 5, Rafa Marin 6, Olivera 6 (34' st Beukema sv) - Anguissa 5.5 (34' st Giovane sv), De Bruyne 5 (1' st Gilmour 6.5), McTominay 5.5 - Politano 6.5 (16' st Vergara 5.5), Lucca 6, Lang 5. All. Allegri 5.5.

Arbitro: Sozza 5.5 Reti: 25' st Alajbegovic, 42' st Boga

Note: esp. Marianucci (30' st), amm. Douglas Luiz, Lucumi e Rafa Marin. Spettatori 41691.

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