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Campo e volontariato, la seconda vita di Masiello

Il calciatore dell'Atalanta, dopo aver pagato il suo debito alla giustizia penale e sportiva, ha nuovamente 'esordito' in A con la maglia nerazzurra. Ma il cambiamento dal punto di vista umano è sottolineato dal costante impegno con la comunità Don Milanidi STEFANO SCACCHI
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MILANO - Da Roma a Firenze, è durato oltre tre anni (1120 giorni) l'esilio calcistico di Andrea Masiello, 29 anni appena compiuti, il simbolo del calcio-scommesse scoppiato nel 2011. Lo è diventato quando, da difensore del Bari, realizzò un clamoroso autogol nel derby contro il Lecce del 15 maggio di quattro anni fa. Il fotogramma che ha scandito ogni passo di indagini e arresti delle Procure di Bari e Cremona finendo per diventare, agli occhi dell'opinione pubblica, l'emblema di un degrado sportivo senza pudore. Masiello è finito in carcere, poi ha patteggiato in sede penale e sportiva. Ventidue mesi, più un risarcimento danni utilizzato per costruire un campo di calcetto, per la giustizia ordinaria; 2 anni e 5 mesi di squalifica per i giudici della Figc.

SECONDA OPPORTUNITA' - Ieri è finito tutto con 90 minuti sul prato del Franchi, 280 chilometri più a nord dell'Olimpico di Roma, palcoscenico dell'ultima partita giocata da Masiell…
MILANO - Da Roma a Firenze, è durato oltre tre anni (1120 giorni) l'esilio calcistico di Andrea Masiello, 29 anni appena compiuti, il simbolo del calcio-scommesse scoppiato nel 2011. Lo è diventato quando, da difensore del Bari, realizzò un clamoroso autogol nel derby contro il Lecce del 15 maggio di quattro anni fa. Il fotogramma che ha scandito ogni passo di indagini e arresti delle Procure di Bari e Cremona finendo per diventare, agli occhi dell'opinione pubblica, l'emblema di un degrado sportivo senza pudore. Masiello è finito in carcere, poi ha patteggiato in sede penale e sportiva. Ventidue mesi, più un risarcimento danni utilizzato per costruire un campo di calcetto, per la giustizia ordinaria; 2 anni e 5 mesi di squalifica per i giudici della Figc.

SECONDA OPPORTUNITA' - Ieri è finito tutto con 90 minuti sul prato del Franchi, 280 chilometri più a nord dell'Olimpico di Roma, palcoscenico dell'ultima partita giocata da Masiello prima della condanna (Lazio-Atalanta del 15 gennaio 2012). Colantuono lo ha lanciato dal primo minuto nella difesa nerazzurra che alla fine ha subito 3 gol dalla Fiorentina. Qualche distrazione per Masiello che però si sarà sentito rinascere, una settimana dopo il primo contatto con il calcio vero: la panchina all'Azzurri d'Italia nella partita col Cagliari. L'aveva sempre sognato: "Ho sbagliato tantissimo, ma se hanno un'altra opportunità anche gli assassini, perché non posso averla io?", si era sempre chiesto il difensore di Viareggio nei momenti bui. L'Atalanta lo aveva sempre tenuto sotto contratto al minimo dello stipendio (Percassi aveva annunciato un'azione di rivalsa, mai effettuata davvero), a fine 2014 ha deciso che lo avrebbe reintegrato a pieno titolo a partire dal 6 gennaio. Dopo tre settimane di allenamento a Zingonia, Colantuono lo ha rigettato nella mischia.

VOLONTARIATO IN COMUNITA' - Nel frattempo Masiello ha cominciato un altro percorso. Perché, dopo quello che è successo - il carcere, le condanne, la vergogna pubblica - non è possibile fare finta di niente, tornando semplicemente a fare la vita del calciatore come ogni altro collega. E' una scelta comune ad altri giocatori coinvolti nello scandalo: il volontariato. Il difensore dell'Atalanta vuole restituire qualcosa alla società. Per questo motivo ha chiesto al suo club di aiutarlo a trovare un luogo dove impegnarsi al di là dei campi. Così la seconda vita di Masiello avrà come palcoscenico anche la comunità Don Milani di don Fausto Resmini a Sorisole, paese di 9.000 abitanti appena fuori Bergamo. Don Fausto è il cappellano del carcere della città orobica e della Casa del ragazzo, la residenza che ospita i giovani di Atalanta e Albinoleffe lontani dalle loro famiglie. La sua comunità è un rifugio per minori in difficoltà che non hanno un'abitazione.

UN ALTRO TRENO -
Masiello, che aveva iniziato a fare volontariato già nella sua città natale Viareggio durante la squalifica, è già stato due volte alla Don Milani. La prima volta per definire la modalità della sua opera di volontariato, la seconda per conoscere da vicino i ragazzi. Ora dovrebbero seguire visite settimanali. E presto il volontariato potrebbe condurre Masiello in città, oltre la comunità di Sorisole. Da oltre 20 anni Don Fausto porta i pasti ai poveri che usano la stazione di Bergamo come riparo. Nei programmi del difensore tornato a giocare potrebbe esserci anche questa attività. D'altronde, quando il ritorno al calcio sembrava un desiderio impossibile, Masiello ha sempre chiesto di poter prendere un altro treno. Forse andrà davvero così.