Atalanta, ora la palla passa a Gasperini: resta se Percassi non gli smonta la squadra
dal nostro inviato LUIGI BOLOGNINILa conquista della Champions potrebbe non bastare a convincere il tecnico a resistere alle sirene che arrivano da Roma e Milano. Dipenderà dal presidente, se per una volta comprerà più che vendere allora il matrimonio andrà avanti
BERGAMO - L'Atalanta ha anticipato di una mezz'oretta gli exit poll. Un verdetto chiarissimo, oltre che storico: sono i bergamaschi ad aver vinto le Europee, con una qualificazione in Champions condita dal terzo posto, mai così in alto nella storia. Bergamo alta? No, altissima. E quel che può sembrare paradossale - ma in realtà rinforza solo il senso dell'impresa - è che da un paio di mesi la squadra ha non diciamo smesso di giocare, ma sicuramente abbandonato l'intensità e la continuità che ha avuto fino a inizio primavera. E ha cominciato a prendersi delle pause seguite da fiammate, ma queste fiammate così violente e abbaglianti da bruciare ogni avversario. E in realtà questo è il segno della crescita della mentalità del gruppo di Gasperini, che a un certo punto si è messo a ragionare come le grandi, che le partite le fanno proprie di riffa o di raffa, con l'arroganza (in senso buono) de…
BERGAMO - L'Atalanta ha anticipato di una mezz'oretta gli exit poll. Un verdetto chiarissimo, oltre che storico: sono i bergamaschi ad aver vinto le Europee, con una qualificazione in Champions condita dal terzo posto, mai così in alto nella storia. Bergamo alta? No, altissima. E quel che può sembrare paradossale - ma in realtà rinforza solo il senso dell'impresa - è che da un paio di mesi la squadra ha non diciamo smesso di giocare, ma sicuramente abbandonato l'intensità e la continuità che ha avuto fino a inizio primavera. E ha cominciato a prendersi delle pause seguite da fiammate, ma queste fiammate così violente e abbaglianti da bruciare ogni avversario. E in realtà questo è il segno della crescita della mentalità del gruppo di Gasperini, che a un certo punto si è messo a ragionare come le grandi, che le partite le fanno proprie di riffa o di raffa, con l'arroganza (in senso buono) della forza: hanno dei talenti e li fanno valere, il resto è poesia. Il cinismo, insomma, di una squadra che a inizio stagione tutto era tranne che cinica, basti pensare all'eliminazione in Europa League contro il tenero Copenhagen, cui non è riuscita a segnare un gol in due partite. Adesso l'attacco ha finito a 77 gol in serie A, media di oltre 2 a match, e nell'intera stagione addirittura a 103. Per questo Gasperini ha ragione nell'individuare in quella eliminazione la chiave della stagione: alla lunga ha tolto faticosi impegni e ha dato all'intero ambiente la viglia della rivalsa morale, di dimostrare che quell'organico valeva molto di più.