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La curva dell'Atalanta si scioglie: una lunga storia tra Daspo e iniziative solidali

La curva dell'Atalanta 
Dopo un quarto di secolo cala il sipario su una delle tifoserie più appassionate e al tempo stesso turbolente d'Italia. Alla base della clamorosa decisione potrebbe esserci la mancanza di una guida (il leader storico è stato travolto da una serie impressionante di divieti e ora vive nelle Marche) e contrasti sull'ingresso allo stadio nell'era del post Covid
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BERGAMO - Stop. Dopo un quarto di secolo di storia. Cala il sipario sulla mitica - famosa quanto famigerata – Curva Nord dell’Atalanta. Una delle tifoserie più appassionate e turbolente d’Italia, regno del tifo nerazzurro dagli anni ’70 e da oltre un decennio in mano a uno degli ultrà più conosciuti nel mondo del tifo organizzato, il pluridaspato Claudio Galimberti, detto “Bocia”. La notizia dello scioglimento dopo 23 anni della Curva Nord – clamorosa per l’ambiente bergamasco e anche nel panorama delle curve italiane, e non – ha iniziato a rimbalzare in mattinata sui social. Ed è stata confermata. I motivi forse verranno spiegati nelle prossime ore in un comunicato ufficiale. Al momento, a far rumore, è proprio la decisione presa dai leader della tifoseria, il cosiddetto “direttivo” – come è chiamato. Una decisione che arriva dopo un periodo difficile per il tifo atalanti…

BERGAMO - Stop. Dopo un quarto di secolo di storia. Cala il sipario sulla mitica - famosa quanto famigerata – Curva Nord dell’Atalanta. Una delle tifoserie più appassionate e turbolente d’Italia, regno del tifo nerazzurro dagli anni ’70 e da oltre un decennio in mano a uno degli ultrà più conosciuti nel mondo del tifo organizzato, il pluridaspato Claudio Galimberti, detto “Bocia”. La notizia dello scioglimento dopo 23 anni della Curva Nord – clamorosa per l’ambiente bergamasco e anche nel panorama delle curve italiane, e non – ha iniziato a rimbalzare in mattinata sui social. Ed è stata confermata. I motivi forse verranno spiegati nelle prossime ore in un comunicato ufficiale. Al momento, a far rumore, è proprio la decisione presa dai leader della tifoseria, il cosiddetto “direttivo” – come è chiamato. Una decisione che arriva dopo un periodo difficile per il tifo atalantino, e al netto ovviamente degli sconvolgimenti che il Covid ha innescato anche nel mondo degli stadi. E tuttavia. La Curva Nord decide di far calare il sipario in un momento che è particolare anche in senso opposto, e cioè in positivo. Da tre stagioni l’Atalanta e i suoi tifosi stanno vivendo il periodo di massimo splendore della storia del club: la Champions anche quest’anno, i Campionati sempre avanti, tra le grandi, lassù, nel gotha del calcio italiano. Possibile che, a poco più di un mese (sarà il prossimo 20 ottobre) dall’attesissima sfida con il Manchester United di Cristiano Ronaldo, la tifoseria atalantina chiuda i battenti? Possibile.

La mancanza di una guida e la divisione sull'entrata

Le cause, forse, sono da cercare in un combinato disposto: da una parte i contrasti interni alla curva dopo l’uscita di scena del leader Galimberti che da tre anni, azzoppato da una serie impressionante di Daspo accumulati nel tempo, si è trasferito nelle Marche dove lavora come coltivatore di cozze. La mancanza di una guida ha portato a una situazione complessa e di contrapposizione tra le diverse anime della Nord. Uno “scontro” che si sta consumando intorno al tema – delicato – del ritorno allo stadio con i posti dimezzati causa norme Covid. I duri e puri restano fermi sulla linea oltranzista di stare fuori; mentre la gran parte della curva preme per entrare e assistere ai match della Dea. Così è stato per la partita contro il Bologna: 4mila tifosi in curva e 500 “scissionisti” fuori per protesta. Fedeli alla linea anti-sistema impressa dal “Bocia” già dai tempi dell’introduzione della tessera del tifoso allo stadio.

La 'odiatissima' tessera del tifoso

Era il 2011 – dieci anni fa. La Curva Nord si mise alla testa di un movimento ultrà che scese in piazza contro i “biglietti nominali”. Quell’anno la Nord si rese protagonista in negativo: fece scalpore l’assalto a colpi di bombe molotov degli ultrà all’esterno della Berghem Fest della Lega ad Alzano Lombardo (presenti tre ministri, tra cui l’allora responsabile del Viminale Roberto Maroni che introdusse l’ “odiata” tessera del tifoso). Risultato: titoloni sui giornali, arresti, processi. Fu una delle pagine più buie della storia degli ultrà atalantini. Quella Curva Nord che sì, è vero, per anni fece parlare per la violenza dei suoi tifosi, con incidenti dentro e fuori gli stadi: erano gli anni ’90 e poi i primi duemila. Ma accanto alle tante ombre la curva in tuti questi anni ha saputo accendere anche luci vivissime. Alle inchieste giudiziarie che l’hanno vista coinvolta hanno fatto da contraltare le tante iniziative umanitarie e di solidarietà: ultima, in ordine di tempo, la collaborazione fattiva alla realizzazione dell’ospedale Covid in Fiera a Bergamo l’anno scorso, con gli ultrà al lavoro nella città falcidiata dal virus. Durante il lockdown i tifosi con le felpe della Curva Nord si spesero non solo per tirare su l’ospedale (con imbianchini e carpentieri), ma anche per portare la spesa a domicilio agli anziani soli in casa. La Dea come una fede, il tifo come stile di vita. Questo e molto altro è stata la Curva Nord (nel 1997 dopo la morte del calciatore Chicco Pisani è stato aggiunto il suo nome, ndr). Adesso la battuta d’arresto. Con un dubbio sullo sfondo: che non sia un vero addio ma un break – pur clamoroso – in attesa di un ricambio generazionale e “dirigenziale”. Nei prossimi giorni, forse, la risposta alle domande.