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Atalanta, lo sfogo di Gasperini: "Non si mette l'allenatore in questa situazione, non è accettabile"

Gian Piero Gasperini (fotogramma)
Il tecnico dopo il ko con l'Inter e le critiche: "L'Atalanta deve far giocare i giovani, valorizzarli, poi deve avere il coraggio di fare delle scelte. Quest'anno ci ha salvato il fatto che siamo partiti forte, sennò piantavate il casino a ogni giornata"
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BERGAMO - "In questa situazione io non ci voglio stare" sbotta alla fine Giampiero Gasperini, con l'aria di uno che ha esaurito le scorte di pazienza e ha molta voglia di farlo sapere al mondo intero. Non ci vuole stare? È pronto a lasciare l'Atalanta, dunque? Siamo di fronte a una frattura insanabile e a una svolta epocale per il club bergamasco? No, non è così, perché l'insoddisfazione di Gasp è concreta ma non recente, è palpabile ma non legata all'attualità, alle tre sconfitte consecutive (Napoli, Lecce, Inter) che hanno fatto retrocedere i nerazzurri, ex maglia rosa del campionato, fino all'anonimato del settimo posto. Però le parole sono di durezza adamantina: "Non si mette l'allenatore in questa situazione e io in questa situazione non ci voglio stare. È inaccettabile".

La rabbia di Gasperini: "La società deve avere il coraggio di decidere"

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BERGAMO - "In questa situazione io non ci voglio stare" sbotta alla fine Giampiero Gasperini, con l'aria di uno che ha esaurito le scorte di pazienza e ha molta voglia di farlo sapere al mondo intero. Non ci vuole stare? È pronto a lasciare l'Atalanta, dunque? Siamo di fronte a una frattura insanabile e a una svolta epocale per il club bergamasco? No, non è così, perché l'insoddisfazione di Gasp è concreta ma non recente, è palpabile ma non legata all'attualità, alle tre sconfitte consecutive (Napoli, Lecce, Inter) che hanno fatto retrocedere i nerazzurri, ex maglia rosa del campionato, fino all'anonimato del settimo posto. Però le parole sono di durezza adamantina: "Non si mette l'allenatore in questa situazione e io in questa situazione non ci voglio stare. È inaccettabile".

La rabbia di Gasperini: "La società deve avere il coraggio di decidere"

È un garbuglio che si trascina dal finire della scorsa stagione. "Le strade in estate erano due", spiega Gasperini. "O potenziare la squadra con giocatori nuovi per alzare il livello, e questo non è stato possibile, oppure puntare su un rinnovamento. La società doveva avere il coraggio di decidere". Alla fine, dal suo punto di vista, non è successa né l'una né l'altra cosa e il club è rimasto a metà strada, affidando all'allenatore né una squadra più forte, dopo il campionato più deludente dell'era gasperiniana, né più giovane.

"A ogni sostituzione scoppia un casino, Demiral e Zapata arrabbiati"

"Ma non si può tenere il piede in due staffe", cioè gestire contemporaneamente le ambizioni della vecchia guardia e il bisogno giocare di crescita dei ragazzi. "Perché se vuoi puntare sui giovani devi dargli spazio e le cose devono essere chiare. Oggi Demiral si è arrabbiato perché è uscito e lo stesso succede se tolgo Zapata e faccio entrare Hojlund. Va stabilita una strada: se prendi Lookman, Hojlund, Okoli e Scalvini devono perché sono giovani di valore, altrimenti scoppia un casino tutte le settimane e io non posso mettermi in competizione con i vecchi ogni volta che faccio delle sostituzioni".

La rabbia di Gasp verso club, giocatori e stampa locale

Il malumore di Gasperini è indirizzato: ce l'ha con il club perché, a suo modo di vedere, non ha saputo prendere una posizione decisa; ce l'ha con la stampa locale ("con parte della quale non ho un buon rapporto") perché a suo dire non supporta a sufficienza l'Atalanta "e ogni volta che escludo qualcuno o lo sostituisco, mi chiede sempre conto della mia decisione"; ce l'ha con i giocatori della vecchia guardia perché alcuni di loro digeriscono a fatica la concorrenza dei più giovani. Era già successo più di una volta con Muriel all'inizio della stagione, mentre adesso è il turno di Demiral, che contro l'Inter è uscito nervosissimo e in panchina non ha fatto altro che lamentarsi, e di Zapata. Ma anche Hateboer pare non viva serenamente la convivenza con Soppy, anche se dovrebbe essere l'allenatore a gestire queste situazioni, a trovare equilibri di gruppo, a calibrare i meriti con le gerarchie prestabilite.

"Sei anni fa feci la rivoluzione, ora non posso"

"Sei anni fa, proprio in questo periodo, stavo per saltare per aria e allora ho fatto la rivoluzione: ho buttato dentro i giovani e da lì è cominciato tutto. Ma allora si trattava di mettere da parte giocatori con cui avevo lavorato per pochi mesi, mentre qui c'è gente che è con me da quattro, cinque o sei anni ed è un po' più difficile".

Muriel, Malinovski, Hateboer le cessioni mancate

È per questo che in estate avrebbe preferito un rinnovamento più profondo, invece l'operazione di svecchiamento si è sostanzialmente limitata alla cessione di Freuler (e di Gosens a gennaio) e all'addio di Ilicic. Gasp avrebbe voluto invece anche la partenza di uno tra Muriel e Zapata, tra Malinovskyi e Boga, tra Demiral e Palomino, tra Hateboer, Zappacosta e Mahele. A suo giudizio, la rosa è troppo ampia, a maggior ragione in quest'annata senza coppe europee. Però dovrebbe essere compito dell'allenatore gestire i malumori interni, evitare le contrapposizioni tra i giovani e la vecchia guardia e tutto sommato anche infischiarsene se i giornali soffiano sul fuoco del malcontento di qualcuno.

Contratto fino al 2024: "Nessun dubbio su di me"

Il contratto di Gasperini scadrà nel 2024, ma c'è un'opzione di rinnovo fino al 2025 a favore della società. Al momento non tira aria di divorzio, e nemmeno di dimissioni. "Non so chi ha dei dubbi sul mio operato, a livello di tifoseria e società di sicuro non ce ne sono". Però la situazione resta sdrucciolevole e dalla societàdal club non arrivano prese di posizione nette: conoscono Gasperini e mettono in conto i suoi malumori, che sono ricorrenti. D'altronde, un conto è stilare un piano e un conto è riuscire a realizzarlo: in estate l'Atalanta avrebbe venduto volentieri qualcuno in più, ma nella stragrande maggioranza dei casi le offerte arrivate non sono state considerate all'altezza del giocatore da cedere. Così alla fine, a parte Freuler, sono partiti solo due giovani come Lovato e Sutalo o il non certo anziano Miranchuk, in prestito al Torino con diritto di riscatto a 12 milioni. "A me va bene tutto, ma bisogna avere il coraggio di prendere una decisione. Se mi dicono di lanciare i giovani lancio i giovani, se mi dicono di andare in Champions provo ad andare in Champions. L'importante è deciderlo prima, perché se no scoppia un casino tutte le settimane. Ci siamo salvati soltanto perché siamo partiti forte, altrimenti sarebbe stato il caos fin dalla prima giornata".