BOLOGNA - Ha ripetuto la frase choc con cui s'era difeso qualche mese fa, al deflagrare dell'inchiesta sul calcioscommesse: "Sono pulito, e se non lo sono sputatemi pure in faccia davanti ai miei figli". A Casteldebole, accompagnato dal proprio avvocato Gabriele Bordoni e da una ventina di fedelissimi della curva Bulgarelli che lo applaudivano, Daniele Portanova ha ripercorso le tappe che hanno portato al deferimento per illecito sportivo, "che non meritavo, come non meritavo nemmeno l'omessa denuncia".
Prima dei fatti, però, il difensore ha voluto aprire una lunga digressione sulla famiglia, colpita come lui dalle vicende: "Hanno dato del venduto a me e della mignotta (sic, ndr) a mia moglie, le hanno tirato anche un perizoma in faccia. Ho visto piangere i miei figli perché a scuola dicevano loro che il padre si vendeva le partite. In una situazione così cadrebbe un mammut, io sono ancora in piedi a testa alta".
Poi, i dettagli. L'incontro con gli emissari di Masiello in piazza Maggiore: "Tre balordi di cui non avevo capito subito le intenzioni. Pensavo fossero suoi parenti e che Masiello fosse onesto. Non ho rifiutato nessuna proposta, perché una proposta non c'è mai stata. E comunque io avevo avvertito la squadra di non fare cazzate durante la partita". I rapporti tesi con Marco Di Vaio: "Il suo deferimento è ingiusto come il mio, avevamo modi di pensare differenti, ma sempre per il bene del Bologna. Mi dava fastidio che a lui perdonavano tutto e io sono sempre stato crocifisso". E un futuro tutto da decifrare col Bologna, comunque vadano le cose: "Non ho digerito l'esclusione dalla presentazione delle maglie, è stata una pugnalata. Per questa squadra ho dato il sangue. Non so se si è rotto qualcosa, di sicuro non sono stato capito e a questo ambiente sto sui coglioni a sette persone su dieci".
Domani la presentazione della memoria difensiva a Roma, prima delle udienze del 3 e 4 agosto sul filone di Bari in cui risultano coinvolti lo stesso Portanova, Di Vaio, il team manager Sanfelice e il Bologna per responsabilità oggettiva.
Prima dei fatti, però, il difensore ha voluto aprire una lunga digressione sulla famiglia, colpita come lui dalle vicende: "Hanno dato del venduto a me e della mignotta (sic, ndr) a mia moglie, le hanno tirato anche un perizoma in faccia. Ho visto piangere i miei figli perché a scuola dicevano loro che il padre si vendeva le partite. In una situazione così cadrebbe un mammut, io sono ancora in piedi a testa alta".
Poi, i dettagli. L'incontro con gli emissari di Masiello in piazza Maggiore: "Tre balordi di cui non avevo capito subito le intenzioni. Pensavo fossero suoi parenti e che Masiello fosse onesto. Non ho rifiutato nessuna proposta, perché una proposta non c'è mai stata. E comunque io avevo avvertito la squadra di non fare cazzate durante la partita". I rapporti tesi con Marco Di Vaio: "Il suo deferimento è ingiusto come il mio, avevamo modi di pensare differenti, ma sempre per il bene del Bologna. Mi dava fastidio che a lui perdonavano tutto e io sono sempre stato crocifisso". E un futuro tutto da decifrare col Bologna, comunque vadano le cose: "Non ho digerito l'esclusione dalla presentazione delle maglie, è stata una pugnalata. Per questa squadra ho dato il sangue. Non so se si è rotto qualcosa, di sicuro non sono stato capito e a questo ambiente sto sui coglioni a sette persone su dieci".
Domani la presentazione della memoria difensiva a Roma, prima delle udienze del 3 e 4 agosto sul filone di Bari in cui risultano coinvolti lo stesso Portanova, Di Vaio, il team manager Sanfelice e il Bologna per responsabilità oggettiva.
I commenti dei lettori