BOLOGNA - "Il riassunto della stagione del Bologna": Davide Ballardini analizza così la partita con il Catania, l'ultima casalinga, quella della condanna: "Non meritavamo di perdere. Non meritavamo neanche di pareggiare". Era convinto di farcela il tecnico rossoblù, e soprattutto era convinto che, vincendo, "potevamo giocarcela ancora. Ma è una stagione nata male e continuata ad andar male". Su quello che ha portato a una stagione così, a questo finale, il tecnico non ha recriminazioni nei confronti della società, che ha venduto, nel mercato di gennaio, il suo giocatore più rappresentativo, Alessandro Diamanti: "Io penso che ora non conti nulla quello che è stato - ha detto - Conta il risultato che abbiamo ottenuto. Tornare indietro... certo, Diamanti è un giocatore importante, meraviglioso. Ma non dimentichiamoci che Kone non l'abbiamo quasi mai avuto, Della Rocca non l'abbiamo mai avuto ed eravamo convinti di far un buon lavoro lo stesso".
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Per l'allenatore tutti, dai giocatori alla società, hanno cercato di fare del loro meglio, dando tutto: "Lo spogliatoio è distrutto, siamo mortificati - Kone è rimasto a lungo da solo a piangere in campo -. C'era come una cappa sulla loro testa dovuta al fatto che ogni giocatore ci teneva tantissimo". Già, l'aspetto mentale, è stato questo, per Ballardini, a rendere la sfida salvezza impossibile: "La squadra è stata molto appesantita dalla situazione. Non era una squadra spenta ma sentiva tremendamente la responsabilità. Sono ragazzi per bene che cercano di dare soddisfazioni ai tifosi ma lavorano con un peso sulle spalle. La maglia del Bologna pesa. Guadagnano tanto? Non c'entrano i soldi che uno guadagna. Tu vorresti dare tutto. E poi non riesci a dare quello che vorresti". Un blocco mentale. E tanti piccoli episodi che hanno portato a questa conclusione. Perchè, anche se nella salvezza ancora ci si poteva sperare, il Bologna non è retrocesso solo oggi. "E' retrocesso un po alla volta".
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MORANDI LASCIA LA PRESIDENZA ONORARIA - "Avrei voluto rassegnare le mie dimissioni da presidente onorario con il Bologna in salvo, invece purtroppo lo devo fare in questo momento pieno di tristezza. Spero che si possa presto risalire la china, ricordando che Bologna è comunque una città di Serie A". Lo aveva detto e l'ha fatto: con un post su Facebook iGianni Morandi ha annunciato di aver lasciato la presidenza onoraria del Bologna. La sua decisione era nota da tempo: il rapporto con i tifosi era ormai logoro, specie dopo le polemiche su Bologna-Napoli, quando gli spalti del Dall'Ara fischiarono la canzone 'Caruso' del compianto Lucio Dalla ed esposero striscioni insultanti contro i napoletani. "Da pochi minuti la squadra del Bologna è matematicamente retrocessa in Serie B - ha detto Morandi sul social network -. Anche se bisogna accettare il verdetto del campo e fare i complimenti a Sassuolo e Chievo, due squadre che si sono meritatamente salvate, l'amarezza è molto grande. Sappiamo bene che risalire nella massima serie sarà dura e noi tifosi, che abbiamo visto il grande Bologna vincere lo scudetto esattamente 50 anni fa, facciamo fatica ad accettare questa realtà ma questo è lo sport e nella vita si vince e si perde. Adesso si deve trovare la forza per ripartire e rifondare la società e la squadra con rinnovato entusiasmo".
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Per l'allenatore tutti, dai giocatori alla società, hanno cercato di fare del loro meglio, dando tutto: "Lo spogliatoio è distrutto, siamo mortificati - Kone è rimasto a lungo da solo a piangere in campo -. C'era come una cappa sulla loro testa dovuta al fatto che ogni giocatore ci teneva tantissimo". Già, l'aspetto mentale, è stato questo, per Ballardini, a rendere la sfida salvezza impossibile: "La squadra è stata molto appesantita dalla situazione. Non era una squadra spenta ma sentiva tremendamente la responsabilità. Sono ragazzi per bene che cercano di dare soddisfazioni ai tifosi ma lavorano con un peso sulle spalle. La maglia del Bologna pesa. Guadagnano tanto? Non c'entrano i soldi che uno guadagna. Tu vorresti dare tutto. E poi non riesci a dare quello che vorresti". Un blocco mentale. E tanti piccoli episodi che hanno portato a questa conclusione. Perchè, anche se nella salvezza ancora ci si poteva sperare, il Bologna non è retrocesso solo oggi. "E' retrocesso un po alla volta".
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MORANDI LASCIA LA PRESIDENZA ONORARIA - "Avrei voluto rassegnare le mie dimissioni da presidente onorario con il Bologna in salvo, invece purtroppo lo devo fare in questo momento pieno di tristezza. Spero che si possa presto risalire la china, ricordando che Bologna è comunque una città di Serie A". Lo aveva detto e l'ha fatto: con un post su Facebook iGianni Morandi ha annunciato di aver lasciato la presidenza onoraria del Bologna. La sua decisione era nota da tempo: il rapporto con i tifosi era ormai logoro, specie dopo le polemiche su Bologna-Napoli, quando gli spalti del Dall'Ara fischiarono la canzone 'Caruso' del compianto Lucio Dalla ed esposero striscioni insultanti contro i napoletani. "Da pochi minuti la squadra del Bologna è matematicamente retrocessa in Serie B - ha detto Morandi sul social network -. Anche se bisogna accettare il verdetto del campo e fare i complimenti a Sassuolo e Chievo, due squadre che si sono meritatamente salvate, l'amarezza è molto grande. Sappiamo bene che risalire nella massima serie sarà dura e noi tifosi, che abbiamo visto il grande Bologna vincere lo scudetto esattamente 50 anni fa, facciamo fatica ad accettare questa realtà ma questo è lo sport e nella vita si vince e si perde. Adesso si deve trovare la forza per ripartire e rifondare la società e la squadra con rinnovato entusiasmo".