CAGLIARI - Silenzio stampa. E' l'ultima, clamorosa decisione della dirigenza del Cagliari, che ha così impedito al tecnico Ivo Pulga di incontrare i giornalisti nella classica conferenza stampa della vigilia. La scelta è giunta in concomitanza con l'ennesimo niet del Comune di Quartu Sant'Elena, che ha negato la possibilità di ingresso dei circa 5mila abbonati rossoblù per il match di domani pomeriggio contro la Sampdoria a Is Arenas. Sarà ancora una volta una gara a porte chiuse, come già accaduto con Atalanta e Torino: al di là dei membri dell'entourage delle due squadre, infatti, non ci saranno tifosi ad assistere alla gara. Il tutto dopo la pacifica manifestazione "Is Arenas is now" di mercoledì mattina, con circa 2mila partecipanti - tra cui l'intera squadra rossoblù, con dipendenti e dirigenti - che, evidentemente, non ha smosso le resistenze del municipio quartese. Davanti ai cronisti non si è presentato nessuno: una decisione che mostra il fastidio vissuto in viale La Plaia per la situazione corrente, soprattutto perché non si intravede una via d'uscita.
DECISIONE GIA' ATTUATA DOPO LA JUVE - Già prima di Natale, nel burrascoso post-partita con la Juventus, conclusosi 1-3 con alcune polemiche relative all'operato dell'arbitro Damato, il patron rossoblù Cellino stabilì il silenzio stampa ai suoi tesserati. Una decisione che durò qualche giorno, prima della conferenza stampa tenuta dal direttore generale Marroccu a fine dicembre, nella quale venne annunciato il difficile momento finanziario del club. Anche nel recente passato, meno di due anni fa, dopo un brutto pareggio con il Bologna (1-1, fine 2011), il club rossoblù scelse di utilizzare il silenzio, probabilmente per evitare deferimenti o multe. Nel caso di oggi, invece, appare evidente il significato di protesta del provvedimento: un chiudersi a riccio contro tutto e tutti, magistratura, istituzioni comunali e così via. Sarà un atteggiamento produttivo? E' presto per dirlo, ma l'ambiente cagliaritano continua a inghiottire un boccone amaro dietro l'altro: proprio per questo va sottolineata la totale assenza di reazioni violente alle decisioni che, in altre piazze e in altri tempi, avrebbe potuto degenerare.
CELLINO, DOMICILIARI IN CENTRO SPORTIVO - Intanto Massimo Cellino, da una settimana ai domiciliari in una comunità di Villamassargia, nel Sulcis, è stato trasferito nel centro sportivo di Assemini. Subito dopo l'arrivo in comunità, i legali di Cellino si erano lamentati per le condizioni della struttura: "E' simile a un lager", avevano commentato. Da oggi, quindi, il presidente rossoblù sconterà i domiciliari nel centro sportivo in cui si allena la squadra.
DECISIONE GIA' ATTUATA DOPO LA JUVE - Già prima di Natale, nel burrascoso post-partita con la Juventus, conclusosi 1-3 con alcune polemiche relative all'operato dell'arbitro Damato, il patron rossoblù Cellino stabilì il silenzio stampa ai suoi tesserati. Una decisione che durò qualche giorno, prima della conferenza stampa tenuta dal direttore generale Marroccu a fine dicembre, nella quale venne annunciato il difficile momento finanziario del club. Anche nel recente passato, meno di due anni fa, dopo un brutto pareggio con il Bologna (1-1, fine 2011), il club rossoblù scelse di utilizzare il silenzio, probabilmente per evitare deferimenti o multe. Nel caso di oggi, invece, appare evidente il significato di protesta del provvedimento: un chiudersi a riccio contro tutto e tutti, magistratura, istituzioni comunali e così via. Sarà un atteggiamento produttivo? E' presto per dirlo, ma l'ambiente cagliaritano continua a inghiottire un boccone amaro dietro l'altro: proprio per questo va sottolineata la totale assenza di reazioni violente alle decisioni che, in altre piazze e in altri tempi, avrebbe potuto degenerare.
CELLINO, DOMICILIARI IN CENTRO SPORTIVO - Intanto Massimo Cellino, da una settimana ai domiciliari in una comunità di Villamassargia, nel Sulcis, è stato trasferito nel centro sportivo di Assemini. Subito dopo l'arrivo in comunità, i legali di Cellino si erano lamentati per le condizioni della struttura: "E' simile a un lager", avevano commentato. Da oggi, quindi, il presidente rossoblù sconterà i domiciliari nel centro sportivo in cui si allena la squadra.