CAGLIARI - Pronti a fare gesti clamorosi, come rifiutarsi di scendere in campo se per la prossima gara interna saranno costretti a giocare a Trieste. È la provocazione lanciata da Daniele Conti, capitano del Cagliari: "Fare sciopero? Ne parlerò con i miei compagni, ma fosse per me lo farei". Il figlio di "Marazico" si è presentato davanti ai microfoni al termine dell'allenamento di oggi, protagonista quest'oggi di una conferenza stampa insolitamente infrasettimanale convocata per lanciare un appello forte, a nome di tutta la squadra. Basta con i continui viaggi a Trieste, la misura è colma. "Ci siamo stancati di giocare a Trieste. Da due anni - ha spiegato il capitano rossoblù - siamo costretti a giocare in trasferta. Senza i nostri tifosi è dura". Una questione che si trascina ormai da un anno e mezzo, che vede i calciatori obbligati a continue trasferte soprattutto dopo la chiusura definitiva dell'impianto di Is Arenas, che tante vicissitudini ha causato ai vertici della società di viale La Plaia, con il patron Massimo Cellino in testa.
"APPELLO PER FAR MUOVERE QUALCOSA" - Conti va giù pesante con le accuse, portatore dei malumori dell'intero gruppo, di cui lui è leader. "La società ci aveva promesso uno stadio, ma al momento nulla si è mosso. Non so per colpa di chi, non mi interessa. Io so solo che vogliamo tornare a giocare a Cagliari". I lavori al Sant'Elia procedono con lentezza, dopo i proclami estivi e l'ottimismo delle scorse settimane. Secondo una prima tabella di marcia dei lavori, ipotizzata nei giorni della firma della convenzione tra Comune e Cagliari Calcio, il Sant'Elia avrebbe riaperto i cancelli a 5 mila spettatori già per il match contro l'Inter, disputato però domenica scorsa ancora a Trieste. Ora l'obiettivo è disputare a Cagliari la prossima gara interna contro il Catania, prevista per il 19 ottobre, dopo la sosta per gli impegni delle nazionali. "Facciamo quest'appello perché si muova qualcosa. Abbiamo giocato tre partite in una settimana, trascorrendo più tempo in aereo che a casa. Dopo tante chiacchiere, è il momento di passare ai fatti concreti: le parole se le porta via il vento". Parole pesanti quelle del capitano rossoblù, che poi pronuncia la frase sullo sciopero, un'ipotesi di dura protesta per nulla lontana. "Abbiamo bisogno di lanciare un segnale forte. Fare sciopero? Ne parlerò con i compagni, ma fosse per me lo farei. Io ho firmato per il Cagliari e ho diritto di giocare a Cagliari".
"APPELLO PER FAR MUOVERE QUALCOSA" - Conti va giù pesante con le accuse, portatore dei malumori dell'intero gruppo, di cui lui è leader. "La società ci aveva promesso uno stadio, ma al momento nulla si è mosso. Non so per colpa di chi, non mi interessa. Io so solo che vogliamo tornare a giocare a Cagliari". I lavori al Sant'Elia procedono con lentezza, dopo i proclami estivi e l'ottimismo delle scorse settimane. Secondo una prima tabella di marcia dei lavori, ipotizzata nei giorni della firma della convenzione tra Comune e Cagliari Calcio, il Sant'Elia avrebbe riaperto i cancelli a 5 mila spettatori già per il match contro l'Inter, disputato però domenica scorsa ancora a Trieste. Ora l'obiettivo è disputare a Cagliari la prossima gara interna contro il Catania, prevista per il 19 ottobre, dopo la sosta per gli impegni delle nazionali. "Facciamo quest'appello perché si muova qualcosa. Abbiamo giocato tre partite in una settimana, trascorrendo più tempo in aereo che a casa. Dopo tante chiacchiere, è il momento di passare ai fatti concreti: le parole se le porta via il vento". Parole pesanti quelle del capitano rossoblù, che poi pronuncia la frase sullo sciopero, un'ipotesi di dura protesta per nulla lontana. "Abbiamo bisogno di lanciare un segnale forte. Fare sciopero? Ne parlerò con i compagni, ma fosse per me lo farei. Io ho firmato per il Cagliari e ho diritto di giocare a Cagliari".