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Cagliari, Zeman lascia: "La squadra non mi segue più"

Il tecnico boemo si dimette dalla guida del club rossoblù. "Non mi sento utile in questo momento, le altre cose non c'entrano". Squadra affidata a Festa. Il presidente Giulini: "Ennesimo fallimento di questa stagione"

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CAGLIARI - Zdenek Zeman si è dimesso: il tecnico boemo ha lasciato la panchina del Cagliari presentando le sue dimissioni irrevocabili alla società rossoblù. Alla base della decisione ci sarebbe la rottura del rapporto con la squadra, alla luce degli ultimi scarsi risultati in campionati. Il Cagliari è penultimo in classifica, a sette giornate dalla fine, a ben nove punti dalla zona salvezza.

Zeman ha poi spiegato in conferenza stampa i motivi delle dimissioni: "Non mi sento utile in questo momento. Le altre cose non c'entrano nulla. La squadra non riesce ad esprimere il gioco che io voglio e la colpa è anche mia. Penso che sia meglio dare la possibilità alla squadra di affermarsi in altro modo. Quanto accaduto venerdì non c'entra con questa mia decisione di dimettermi - ha detto l'ex tecnico rossoblù - "Abbiamo cominciato il campionato con buone prestazioni e tanta sfortuna. Sono tornato perché sono convinto che si poteva fare, il primo tempo con l'Empoli lo ha dimostrato. Poi altre prestazioni non sono state all'altezza, non conta vincere o perdere ma giocare il calcio che cerco di proporre. Visto che la squadra non c'è riuscita penso che sia meglio dare la possibilità di affermarsi in altro modo". Poi ha aggiunto:  "Sono convinto che questa quadra ce la possa fare, ma non con me viste le ultime prestazioni. Non ci sono dietro altre cose - aggiunge Zeman -, altri problemi, è una decisione mia, mi dispiace aver deluso tanta gente, ma ho cercato di fare sempre il meglio di quello che posso, evidentemente non è bastato. La squadra non riesce a esprimere il gioco che voglio e sarà certamente anche colpa mia. Non rimprovero ai ragazzi la mancanza di impegno, non siamo la squadra più forte del campionato e possiamo competere solo con una grande organizzazione e questa è mancata". "Serviva una scossa ed anche questa mia decisione può servire a darla", ha detto ancora Zeman che promette "continuerò a seguire il Cagliari, lo sento un pò anche mio". Oggi intanto il tecnico, che ha rivelato di aver maturato ieri la decisione di dimettersi, si è recato in Questura dove è stato chiamato "per dire la mia su quello che è successo venerdì, ma le mie dimissioni non c'entrano con quanto accaduto venerdì".
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SQUADRA A FESTA - La guida tecnica della prima squadra è stata affidata fino al termine della stagione a Gianluca Festa. Lo staff sarà composto dai collaboratori tecnici David Suazo e Gustavo Aragolaza, dal preparatore atletico Gianfranco Ibba e dal preparatore dei portieri Giomaria Ruiu. Festa, classe 1969, è un ex difensore che nella sua carriera da calciatore ha vestito le maglie di Cagliari, Inter, Roma, Middlesbrough e Portsmouth, poi ancora Cagliari, Nuorese e Tavolara. Da allenatore, nell'aprile del 2010, fa il secondo di Giorgio Melis al Cagliari, dopo l'esonero dell'allora tecnico dei sardi, Massimiliano Allegri. Nella stagione successiva guida la Primavera rossoblù, poi nell'estate del 2012 il Lumezzane gli affida la squadra per il campionato di Prima Divisione, ma la sua avventura si chiude con l'esonero nel mese di marzo.

Zeman aveva cominciato il campionato alla guida del club rossoblù ma era stato esonerato il 23 dicembre scorso, dopo aver raccolto 12 punti in 16 partite, con la squadra al terzultimo posto. Sostituito da Gianfranco Zola, era tornato in panchina a marzo: al suo ritorno il Cagliari aveva sfiorato la vittoria con l'Empoli (pareggio dei toscani al 94'), ma quella discreta prestazione è stata poi seguita da quattro sconfitte consecutive, l'ultima domenica al Sant'Elia per 0-3 con il Napoli. Venerdì sera nel ritiro di Assemini un gruppo di ultrà aveva fatto irruzione aggredendo i calciatori. Zeman aveva parlato di "giocatori sotto shock" e di "confronto subito dalla squadra". Sfumature diverse invece nel resoconto del capitano Daniele Conti che domenica dopo la gara con il Napoli aveva parlato di colloquio "normale" con i tifosi, escludendo schiaffi o violenze. Un episodio sul quale continua a indagare la Digos. Zeman tra l'altro proprio domenica scorsa, per la prima volta, era stato contestato dalla curva.

"Sono molto amareggiato, questo per me è l'ennessimo fallimento di questa travagliata stagione, prendiamo atto di questa decisione del mister e vedremo come ripartire". Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, commenta così ai microfoni di Sky Sport le dimissioni di Zeman. "Mi ha voluto spiegare le sue ragioni e il perché ha deciso di lasciare l'incarico - aggiunge il n.1 del club sardo - So che dovrebbe parlare oggi pomeriggio e credo sia giusto che dica lui i motivi del suo addio. Comunque mi sembra abbastanza evidente viste queste ultime partite che non l'hanno soddisfatto, credo che la sua scelta sia stata abbastanza scontata. Da quando è tornato la squadra è stata ben poco zemaniana". Il presidente del Cagliari non pensa che la contestazione subita dalla squadra venerdì scorso centri qualcosa con la decisione del tecnico boemo: "La contestazione di Assemini non centra nulla il mister è stato in piazze ben più cattive di Cagliari. Noi, se non ci fosse il caso Parma, saremmo ultimi in classifica e mi risulta che ad Assemini venerdì c'erano tra le 20 e le 30 persone, un numero così ridotto non si vede neanche in Eccellenza, non credo sia rimasto choccato dall'episodio".

"Ce lo aspettavamo che prima o poi sarebbe venuto qualcuno" ha detto il numero uno della società sarda tornando a parlare dell'episodio di venerdì sera. "In questo momento, però, si sta cercando di strumentalizzare una vicenda in cui sono arrivati in 20 a chiedere spiegazioni. Qui a Cagliari giocatori che fanno le 3-4 di mattina non ci sono, mi dispiace che siano venute fuori queste cose. Conti e la fascia? Conti è capitano da una vita del Cagliari, ha 430-440 presenze con questa maglia, nella fascia ha il nome dei suoi figli, lo scudetto del Cagliari, certo posso dire che dopo due giorni da quanto avvenuto forse è stato inopportuno usare una fascia con lo stemma di quei tifosi ma usava questa fascia da tantissimo tempo. Cossu frequenta gli sconvolts lo sanno tutti e se li frequentasse anche Conti nel suo tempo libero non avrei nulla da dire. Sono contento che sono venuti in 25 e non 1500 come a Bergamo" ha detto Giulini che ha provato a spiegare il suo punto di vista in merito alla lotta alla violenza.

"Facile fare la lotta alla violenza con i titoli sui giornali e con le parole. Noi qui a Cagliari lo abbiamo dimostrato da quando siamo arrivati con i fatti. Da otto mesi abbiamo portato avanti il progetto 'Io tifoso positivo', portiamo i bambini allo stadio, abbiamo promosso il parcheggio per le bici, ideato "Casteddu village" per le famiglie in numerose partite, facciamo entrare tutti i ragazzi a 1 euro. Noi facciamo i fatti, il nostro calcio è non violento, pulito" ha detto il presidente dei sardi che non si sente abbandonato. "No, la città ci segue, ma adesso si è voluto strumentalizzare in un'ottica nazionale la situazione del Cagliari. Si tratta di 25 tifosi che hanno usato toni alti e senza dialogo, ha ragione Zeman a dire che non c'è stato confronto, che i giocatori erano sotto choc, d'altra parte hanno urlato addosso anche all'allenatore che ha una certa età, mancandogli di rispetto. Ma cavalcare quest'onda e sbattere i miei giocatori in prima pagina mi sembra assurdo. Le indagini? Non so cosa faranno le forze dell'ordine, dubito che qualcuno abbia riconosciuto 20-25 tifosi, io non c'ero e non posso aiutare in questo senso. Rimpianti? Allenatori come Zeman o Zola le prenderei sempre, ma forse non avrei dovuto farlo al primo anno".
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