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Cagliari, Riva: "Il ruolo di presidente onorario? Un atto d'amore nei miei confronti"

La leggenda del calcio italiano torna sul conferimento fattogli dalla società della sua vita: "Non sarò uno invade spazi non suoi, che gira per il centro sportivo a dire la sua, che si ritaglia visibilità commentando le partite e pronunciando sentenze. Uno che vuole mettere becco".
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CAGLIARI - "Per me è un atto d'amore". Gigi Riva spiega così la decisione di accettare la presidenza onoraria del Cagliari nel corso di un'intervista pubblicata su 'Cuore Rossoblù', giornale ufficiale del club sardo. "Questa cosa della presidenza onoraria, se dovessi dire tutta la verità...è un riconoscimento bello, un riconoscimento onorifico che mi fa piacere, che mi rende felice. Ma...Ma? A dirla tutta da quando Giulini mi ha detto che voleva nominarmi in questo ruolo, nei giorni prima del Consiglio ho passato notti intere a contemplare il soffitto. Occhi sbarrati. Neanche un minuto di sonno. Perché quando si tratta del Cagliari io prendo tutto terribilmente sul serio. Questa società non è una delle cose della mia vita. È la storia della mia vita. È la chiave del mio rapporto con la Sardegna, è il mio sangue".

Sui motivi del tentennamento: "Intanto sono scaramantic…
CAGLIARI - "Per me è un atto d'amore". Gigi Riva spiega così la decisione di accettare la presidenza onoraria del Cagliari nel corso di un'intervista pubblicata su 'Cuore Rossoblù', giornale ufficiale del club sardo. "Questa cosa della presidenza onoraria, se dovessi dire tutta la verità...è un riconoscimento bello, un riconoscimento onorifico che mi fa piacere, che mi rende felice. Ma...Ma? A dirla tutta da quando Giulini mi ha detto che voleva nominarmi in questo ruolo, nei giorni prima del Consiglio ho passato notti intere a contemplare il soffitto. Occhi sbarrati. Neanche un minuto di sonno. Perché quando si tratta del Cagliari io prendo tutto terribilmente sul serio. Questa società non è una delle cose della mia vita. È la storia della mia vita. È la chiave del mio rapporto con la Sardegna, è il mio sangue".

Sui motivi del tentennamento: "Intanto sono scaramantico e so che il mio nome pesa come una pietra. E non vorrei che lo facesse in negativo. Penso: c'è stato un momento magico. E se da quando c'è Riva le cose iniziassero ad andare peggio?". Riva ribadisce di non volere nessuna responsabilità direttiva. "Esatto. Ma poi ho anche pensato alla squadra: mi sono preoccupato di come loro potevano vedere questa mia nomina. E' un classico, non solo del calcio. Le vecchie glorie che vogliono mettere il becco, che amano il pennacchio e la ribalta. Nella squadra erano tutti contenti di questa notizia. E questo mi fa molto piacere. Però vorrei che tutti sapessero una cosa: io non sarò un presidente onorario che invade spazi non suoi, che gira per il centro sportivo a dire la sua, che si ritaglia visibilità commentando le partite e pronunciando sentenze. Uno che vuole mettere becco".

"Dopo quelle due notti in bianco, ero stato tentato di chiamare Giulini e dirgli: "Tommaso, grazie mille ma non accetto". Poi mi sono detto:"Gigi, in questo momento straordinario del Cagliari, tra il Centenario della fondazione e il campionato, con quella classifica da difendere nei prossimi mesi, se c'è qualcosa, anche una piccola cosa simbolica che puoi fare, tu devi farla".
"Sarò un presidente onorario tifoso. Uno che segue la partita dal suo televisore come tutti gli altri. Uno che soffre e gioisce in silenzio. Onorario come se fossi il primo rossoblù sul campo, non perché mi metto dei gradi. La società voleva fare una cerimonia. Ora? Macché cerimonia! Ho detto a Giulini:"Tommaso, seguiamo il calendario del calcio, che per me è sacro: facciamo finire il campionato, tocchiamo ferro, incrociamo le dita e poi vedremo. Ho assunto questo ruolo onorifico, ma in punta di piedi, senza rompere le scatole a nessuno".