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Caos Cagliari: tra errori, polemiche e un futuro pieno di dubbi

(ansa)
La retrocessione in B ha lasciato il segno. Si naviga nell'ombra e nel rosso del bilancio e di un suicidio sportivo incredibile. Due i nodi che Giulini deve risolvere: la scelta del tecnico e la rosa da rivoluzionare
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CAGLIARI - Dall'interesse, tiepido, di vari Fondi d'investimento a una cordata di imprenditori locali. In mezzo, ma sembra piuttosto distaccati nel seguire Caos Cagliari, la famiglia cecena Bazhaev, in Sardegna con interessi nell'alberghiero di lusso (Forte Village e Palazzo Doglio). Si è parlato anche della holding Citic, ma il club ha smentito. Tra boatos e normali suggestioni, un nodo: il valore attribuito alla società, oltre i cento milioni di euro, e la faccenda stadio. Quest'ultima è tuttora impantanata se si pensa che il presidente Tommaso Giulini aveva annunciato la nuova struttura, assieme alla corsa "per le coppe europee", per il centenario del 2020. Per il resto, si naviga nell'ombra. E nel rosso: del bilancio e di un suicidio sportivo ancora incredibile. La retrocessione è stata un'autentica sberla per tutti i sardi, pallonari o meno. Con pesanti ricadute sul contesto socioeconomico e occupazionale isolano: senz…

CAGLIARI - Dall'interesse, tiepido, di vari Fondi d'investimento a una cordata di imprenditori locali. In mezzo, ma sembra piuttosto distaccati nel seguire Caos Cagliari, la famiglia cecena Bazhaev, in Sardegna con interessi nell'alberghiero di lusso (Forte Village e Palazzo Doglio). Si è parlato anche della holding Citic, ma il club ha smentito. Tra boatos e normali suggestioni, un nodo: il valore attribuito alla società, oltre i cento milioni di euro, e la faccenda stadio. Quest'ultima è tuttora impantanata se si pensa che il presidente Tommaso Giulini aveva annunciato la nuova struttura, assieme alla corsa "per le coppe europee", per il centenario del 2020. Per il resto, si naviga nell'ombra. E nel rosso: del bilancio e di un suicidio sportivo ancora incredibile. La retrocessione è stata un'autentica sberla per tutti i sardi, pallonari o meno. Con pesanti ricadute sul contesto socioeconomico e occupazionale isolano: senza scomodare lo scudetto del '70, Gigi Riva, il sesto posto con Brugnera e soci, la corsa Uefa con Matteoli e Francescoli, la risalita con Zola - poi beffato da tecnico - il brand scomoda anche a un ingente patrimonio immateriale.

A condire la seconda rovinosa caduta in B negli otto anni di presidenza Giulini situazioni dirette e indirette che hanno estromesso il Cagliari, e una maglia che vanta la settima piazza di sostenitori in Italia, da uno dei migliori cinque tornei continentali. Peraltro, eccetto la vittoria del torneo cadetto e il successivo record di punti e l'undicesimo posto in A con Massimo Rastelli, per il resto è stata una sequela di salvezze stentate. Adesso, ad una settimana dal grottesco 0-0 di Venezia, già retrocesso da due turni, con cinque big assenti e un manipolo di Primavera, e la Salernitana battuta in casa 4-0 dall'Udinese, la società prova a ricomporre faticosamente i cocci. Operazione molto complicata su più fronti. Dal campo a spogliatoio, immagine, amministrazione e comunicazione. Intanto, la grana Walter Mazzarri. Cacciato, quindi sospeso-licenziato per presunta giusta causa tesa a eludere una clausola che sarebbe costata al club sei milioni di euro. Poi, definitivamente esonerato dal patron. Il tecnico ha dato mandato ai legali per agire contro le frasi denigratorie attribuitegli, che nega di aver mai rivolto al gruppo. Un coacervo di flash opaco, tra interferenze dirigenziali, anche tattiche, che depongono male e non hanno aiutato nella corsa salvezza.

Tra carte bollate e avvocati il Cagliari si muove spesso: dal caso Ballardini, saldato con due milioni di euro, alla querelle con il preparatore atletico Fabio Esposito, ai pasticci con i procuratori di Nandez, alla rottura con Macron per Adidas (il mese scorso la casa tedesca è stata lasciata per Eye sport: probabili altre grane), all'epurazione in diretta tv di Godin (otto milioni di euro per un biennio ma, evidentemente, non era solo sua la colpa!) e Caceres, al giudice che dovrà occuparsi del licenziamento di Roberto Montesi, giornalista dell'ufficio stampa e direttore della rivista del club. Insomma, uno scenario che irrita la tifoseria. Con le frange più calde che dopo diversi ko hanno pesantemente contestato il patron. Ma anche il docufilm "Chemical Bros", realizzato dal regista Massimiliano Mazzotta sulle attività di smaltimento della Fluorsid, in onda a Torino il 9 giugno al 25° Cinema ambiente, tiene in allerta la proprietà. L'azienda del fluoro del numero uno rossoblù opera nell'area industriale a pochi chilometri da Cagliari. Nel 2017 è stata al centro di una bufera giudiziaria che si è chiusa con i patteggiamenti anche di vari componenti del board societario. E con il Tribunale del capoluogo che ha sentenziato l'obbligo di una maxi bonifica pari a 22 milioni di euro.

Intanto, per tornare ai conti economici, il club ha chiuso il bilancio con il segno meno (10 milioni di euro) e ai mercati di agosto e gennaio ha dovuto soggiacere all'immobilismo o quasi per lo stop dovuto all'Indice di liquidità. Conseguenza facilmente comprensibile se il monte ingaggi è stato quasi raddoppiato, fino a essere tra i primi dieci della A, a fronte di una classifica dell'orrore: 10 punti nel girone d'andata, 30 al ritorno con venti sconfitte, 34 reti fatte, 68 subite e neanche uno scontro diretto vinto. Un tracollo di nuova e vecchia data. Nato fin dal frettoloso cambio alla terza giornata di Leonardo Semplici, nel 2021 autore di una salvezza miracolosa. L'opera è stata maldestramente completata con la chiamata ben retribuita di Mazzarri, capace di uno step positivo (vittorie con Torino, Atalanta, Bologna e Samp, pari con il Napoli). Poi, con sette sconfitte in otto match, esonerato tra lo stupore del mondo pallonaro, a tre gare dalla fine e sostituito da Agostini, strappato alla Primavera. Un quadro gestionale agghiacciante.

Adesso, ci sono almeno due nodi monstre da risolvere. Confermato, pare, Stefano Capozucca direttore sportivo, c'è da scegliere il tecnico e da rivoluzionare la rosa. Il Cagliari, che ha tuttora a libro paga Semplici e Mazzarri, con Agostini tornato agli Under 19 impegnati in questi giorni con i playoff di categoria, deve compiere scelte ponderate e con vista lunga. Le pedine con stipendi da star (Joao Pedro, Pavoletti, Strootman, Nandez, Pereiro, Cragno, Ceppitelli, Rog, Marin e Keita) paiono destinate ai saluti. Così come Bellanova e Lykogiannis. Lasciano il club anche Lovato e Baselli, con Goldaniga gli acquisti di gennaio utili a riassestare la barca: ma a Venezia sono partiti dalla panchina. Sulla cassa pochi dubbi: dai 51 milioni di euro avuti per i diritti tv in A, il Cagliari passerà agli 8 della B, da aggiungere ai 25 del "paracadute". Se lo sponsor Regione Sardegna è intenzionato a ridurre i denari, arriveranno circa 25 milioni da Empoli e Verona per i riscatti di Vicario e Simeone. Ovviamente, la giostra su mercato e un'eventuale cessione del club, può riservare sorprese. Anche per questo gli eventuali acquirenti si muovono sottotraccia. Giulini ha detto di accettare nuovi soci. E ha accennato a un possibile 10 per cento di azionariato popolare. Dettagli. Attesi da una B sempre più feroce, lo scenario richiede un bagno di umiltà, competenza e ribaltamento di una politica basata spesso su proclami, progetti deboli e marketing. Oltre a strette di mano mancate, come con Nainggolan che avrebbe fatto molto comodo anche senza giocare, e all'assemblaggio della rosa con costose figurine vintage, infortunate e a fine corsa. Conoscendo gli interpreti, un bel rompicapo.