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Catania, De Canio si presenta: ''Umiltà ma voglia di battere tutti''

Il nuovo tecnico: ''Dobbiamo rifarci al modo di essere degli anni scorsi''. Pulvirenti spiega le ragioni dell'esonero di Maran: ''Il gruppo si è sentito appagato dall'ottavo posto della passata stagione, avevamo perso la nostra dimensione''
di ALESSANDRO VAGLIASINDI

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CATANIA - Si sono inseguiti per tanti anni, adesso potranno condividere il progetto "Salviamo il Catania". Nino Pulvirenti e Gigi De Canio, seduti uno fianco all'altro nella sala conferenze di Torre del Grifo, tracciano idealmente il percorso che dovrà condurre la formazione rossazzurra fuori dalla zona retrocessione. "Vi spiego le ragioni dell'esonero di Maran - dice il Presidente del Catania - che desidero ringraziare pubblicamente, sul piano umano e professionale, per tutto quello che ha fatto. Rimarrà nella storia del club. A livello societario ho cambiato qualcosa, perché vedevo la tendenza a specchiarsi negli allori. Non volevo farlo a livello tecnico e di organico, sperando che non accadesse, ed invece il gruppo si è sentito appagato dall'ottavo posto. Questa decisione, questo esonero, è quindi figlio del risultato dell'anno scorso, perché abbiamo perso la nostra dimensione, che significa giocare sempre con in testa l'obiettivo salvezza".

Tra sabato sera e domenica mattina si è consumata la svolta. "La decisione era nell'aria da tempo - aggiunge Pulvirenti - anche se è maturata dopo la partita col Cagliari. Qualcosa non andava nei rapporti. Domenica mattina ho invitato De Canio a venire a Catania e ci siamo subito intesi. Lui è  un allenatore d'esperienza che fa giocare bene le squadre che guida. Lo inseguivo dai tempi dell'Acireale, ma allora rifiutò anche di incontrarmi. Lo abbiamo valutato anche prima di scegliere Maran ma c'erano dei problemi contrattuali. Sono convinto che riuscirà a portarci fuori da questa situazione".

Il diretto interessato segue con massima concentrazione le domande dei cronisti, al punto da infastidirsi nel momento in cui un telefonino suona all'interno della sala conferenze. "Vorrei che durante i nostri incontri tutti spegnessero i telefonini - dice De Canio ai giornalisti presenti - così come faccio io. E' un modo, questo, per rispettarci reciprocamente". Le regole prima di ogni altra disquisizione tecnico - tattica, l'allenatore lucano vuole partire da concetti semplici ma imprescindibili. "Sergente di ferro? Non mi piacciono le etichette, sono una persona innamorata del mio lavoro e che cerca di far lavorare bene gli altri - dice De Canio, legatosi al Catania per un anno e che verrà affiancato dai collaboratori Rizzo, Orlando, Pavese, oltre che dai confermati De Bellis, Biato ed Irrera - ogni cosa va fatta seriamente. Ci sono regole e ci sono comportamenti adeguati ad ogni momento. Le etichette, i numeri, servono più a creare notizie".

Conoscersi a fondo per migliorare, nei primi giorni di full immersion il nuovo allenatore lavorerà principalmente sull'aspetto mentale. "Il mental coach sono io - aggiunge l'ex guida di Udinese, Siena, QPR, Lecce e Genoa - se un allenatore non è anche un mental coach non può dirigere un gruppo. Valuteremo anzitutto la condizione dei ragazzi, per conoscerli nel minor tempo possibile. Quindi opereremo con l'aiuto di tutti per cambiare i risultati, senza stravolgere nulla. Il Catania è una squadra che ha dei concetti forti, distruggerli sarebbe un errore. Dobbiamo rifarci al modo di essere degli anni scorsi, quello di una squadra che aveva l'umiltà di rispettare qualsiasi avversario, ma poi andava in campo decisa a batterlo. Non devo dimostrare di esser bravo io, ma i giocatori a confermare il loro valore, sono qui per questo. L'allenatore ha il dovere di considerare tutti, perché è la competizione interna a decidere la formazione della domenica. Proporrò il mio credo ma gradualmente. Adesso dobbiamo ripartire da una convinzione: fare risultato anche a costo di raschiare il fondo del barile".

La nuova scommessa del tecnico di Matera poggia su credenziali rassicuranti. "Il Catania è un club ideale per un allenatore, può dare gratificazioni professionali importanti - conclude De Canio - quando sono venuto a parlare con Pulvirenti non conoscevo le sue intenzioni, poi tutto si è concretizzato in fretta. La spinta maggiore per me è l'ambizione di questa società a migliorarsi, partendo dal presupposto che non bisogna sedersi su quel che si è conquistato".
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