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Catania, Pellegrino ci crede: ''Non siamo ancora in B''

Presentato il nuovo tecnico che nelle ultime sei giornate tenterà l'impresa di salvare gli etnei dalla retrocessione: ''Non mi sento un traghettatore e questa società è pronta a tornare in massima serie e restarci altri dieci anni. L'ambiente ha bisogno di positività, il cambio in panchina può essere un primo passo''
di ALESSANDRO VAGLIASINDI

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CATANIA - Non si sente un traghettatore, ma il tecnico che ha in mano l'ultima carta per realizzare un'impresa disperata, salvare il Catania. Maurizio Pellegrino ha il volto sereno di chi è consapevole di avere i giusti argomenti per rendere intenso il finale di stagione, al di là del verdetto che verrà scritto. ''Chiamato per gestire lo spogliatoio? No, qui si tratta di fare l'allenatore a 360 gradi - dice il neo allenatore del Catania - sei partite in Serie A sono tantissime, troppe per pensare di fare il traghettatore. Bisogna solo lavorare nel modo giusto. Abbiamo l'obbligo di dare risposte precise dal punto di vista professionale. Non siamo ancora aritmeticamente in B, e se dovessimo retrocedere, pazienza. La convinzione della società è che il Catania è pronto per tornare in serie A e restarci altri dieci anni. Servono certezze in campo, punti fermi necessari per creare un pensiero comune".

La squadra ha fallito nel corso di tutte e tre le gestioni tecniche: due volte con Maran, una volta con De Canio, quali margini di intervento residuano all'ex giocatore del Catania? "Ho il dovere di impegnarmi affinché queste ultime sei partite vengano disputate nel miglior modo possibile - aggiunge Pellegrino - conosco le difficoltà della squadra, ma ho anche la consapevolezza che il club ha idee chiare: sa ciò che vuole e dove intende arrivare. Ho incontrato ieri i giocatori e ho trovato una squadra abbattuta, in difficoltà psicologica. Ho però avvertito segnali positivi, anche se in questo momento usare certi termini può sembrare strano. L'ambiente ha bisogno di positività, il cambio in panchina può essere un primo passo in tal senso. Servono certezze in campo, punti fermi necessari per creare un pensiero comune. Credo tantissimo nel settore giovanile e altrettanto vale per la dirigenza. Vorrei trasmettere ai giocatori il senso di appartenenza che è proprio di chi cresce vestendo i nostri colori. Il 4-3-3 ? E' un'idea. Si può discutere a lungo di moduli, molto dipende dall'interpretazione".
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In vista della gara esterna col Milan, Pellegrino potrebbe nuovamente contare su Frison (reduce da uno stiramento), candidato a rilevare tra i pali Andujar. Intanto Rolando Maran si è congedato dall'ambiente rossazzurro con un pensiero che segna un preciso confine tra il passato ed il futuro del club di Via Magenta. "Parto da Catania per la seconda volta e questa per me è forse ancora più difficile della prima. Dopo quasi due anni mi porto via dei ricordi contrastanti. Quest'anno travagliato dove veramente le gioie per tutti sono state vicine allo zero. Di contro un'annata che ho ancora negli occhi, una stagione indimenticabile ricca di grandi soddisfazioni di successi che abbiamo condiviso con tutta la città. Ringrazio tutti coloro con i quali ho lavorato e che mi hanno supportato e ringrazio questa città e questi tifosi che mi hanno fatto sentire uno di loro sempre, sia nei momenti entusiasmanti ma anche nei momenti più tristi dimostrandomi sempre grande affetto. Grazie".
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