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Vierchowod: “Abbonato al mio Como, non mi perdo una partita. A Nico Paz non lascerei un centimetro”

Pietro Vierchowod 

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L’ex difensore della Nazionale e della squadra lariana è sempre presente al Sinigaglia. “Mi sarebbe piaciuto giocare nella squadra di Fabregas. Difendono tutti, non solo stopper e terzini”
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MILANO – Pietro Vierchowod non si è perso una sola partita al Sinigaglia in questa stagione. E oggi guarda con orgoglio la sua ex squadra che, per la prima volta nella sua storia, ha conquistato la qualificazione alle coppe europee. “Fa molto piacere, soprattutto perché quest’anno allo stadio ho visto sempre un ottimo calcio. Mi fa sognare l’idea che il Como abbia ancora la possibilità di entrare in Champions. I punti di distanza da chi sta davanti non sono tanti, e mancano ancora due partite. Spero davvero che ce la possa fare”.

Se nel 2019, quando il Como era in Serie D, le avessero detto che un giorno avrebbe lottato per la Champions, cosa avrebbe risposto? “Avrei sorriso, sembrava una cosa impossibile. Dobbiamo ringraziare questa proprietà, che ha fat…

MILANO – Pietro Vierchowod non si è perso una sola partita al Sinigaglia in questa stagione. E oggi guarda con orgoglio la sua ex squadra che, per la prima volta nella sua storia, ha conquistato la qualificazione alle coppe europee. “Fa molto piacere, soprattutto perché quest’anno allo stadio ho visto sempre un ottimo calcio. Mi fa sognare l’idea che il Como abbia ancora la possibilità di entrare in Champions. I punti di distanza da chi sta davanti non sono tanti, e mancano ancora due partite. Spero davvero che ce la possa fare”.

Se nel 2019, quando il Como era in Serie D, le avessero detto che un giorno avrebbe lottato per la Champions, cosa avrebbe risposto? “Avrei sorriso, sembrava una cosa impossibile. Dobbiamo ringraziare questa proprietà, che ha fatto le cose giuste. Sono arrivati giocatori interessanti e un allenatore che eccezionale. Speriamo che resti a lungo con noi e faccia ancora meglio”.

Il Como è una squadra offensiva, che gioca bene e segna tanto, ma prende pochi gol. “Perché tutta la squadra partecipa alla fase difensiva. Quando difendono soltanto tre o quattro giocatori, diventa difficile proteggere la porta. Invece quando tutta la squadra, a partire dagli attaccanti, si posiziona davanti alla difesa, per gli avversari è complicato trovare spazi. Fabregas ha interpretato molto bene questo concetto”

La stupisce vedere il Como giocarsi l’Europa con il Milan, un’altra sua ex squadra? “Sì, non mi aspettavo il crollo del Milan. A inizio stagione aveva fatto bene e sembrava poter lottare per vincere. Poi a metà anno ha iniziato a perdere colpi e nelle ultime partite ha lasciato tanti punti. Il mercato non ha aiutato, tanto quello estivo quanto quello di gennaio: sono arrivati due o tre rinforzi molto forti, ma per il resto erano giocatori normali”.

La città di Como è pronta per l’Europa, al di là del tema stadio? “Spero di sì. È abituata al turismo internazionale e non vedo l’ora di vedere sul lungolago i colori e la gioia del tifo europeo. Certo, dovranno affrontare una spesa non indifferente, perché da noi gli alberghi sono cari. Ma è normale, in un posto così bello”.

Il suo amico Aldo Serena la definisce il marcatore migliore della sua epoca. Che effetto le fa questo calcio in cui si esaltano partite di Champions League, finite 5-4? “Anzitutto ringrazio Aldo, un grande. Quando in una partita si segnano nove gol, vuol dire che si è commesso qualche sbaglio tattico. Una volta può anche essere divertente, ma se vedessi ogni domenica partite con quei risultati non ci andrei più. Apprezzo anche uno 0-0, o un 1-1 combattuto, con le squadre bene organizzate. Da ex giocatore, vedere i movimenti in campo è più importante di tutto il resto”.

Lei era velocissimo e straordinario nell’anticipo. Uno come Nico Paz come si marca? “Bisogna stargli addosso continuamente. Avere sempre uno ‘attaccato al sedere’, come si dice in gergo, rende tutto difficile anche per gli attaccanti più forti. Io marcavo Maradona e mi diceva: ‘Ma mi stai sempre appiccicato?’. Oggi invece si marca a zona. Lasciare tre o quattro metri a uno come Nico Paz significa favorirlo, perché può girarsi, puntare l’uomo e partire. Se avesse meno spazio sarebbe più difficile per lui”.

Con il Var sarebbe ancora possibile difendere come facevate ai suoi tempi? “Secondo me sì. Parlo per me. Io giocavo soprattutto d’anticipo, quindi sarebbe cambiato poco. Qualche fallo lo facevo, certo, ma non ero uno che marcava con le mani addosso all’attaccante. Essendo molto veloce, penso che mi sarei trovato bene anche nel calcio di oggi”.

C’è un difensore del Como nel quale si rivede? “No, perché oggi si gioca in modo diverso. Però mi piacerebbe avere quarant’anni in meno e giocare per questa squadra. La linea difensiva è sempre compatta, stretta, molto coperta, come vuole Fabregas. E così riesce a reggere bene anche contro attaccanti molto forti”.

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