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Como, palleggio ma non troppo: così Fabregas ha battuto il Lipsia in contropiede

Diao, uno dei simboli del Como di Fabregas (ansa)

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Calcio verticale, pratico, fulmineo: il tecnico spagnolo all’occorrenza trasforma i suoi palleggiatori in contropiedisti
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Como - Un calcio verticale, pratico, fulmineo. Fiammate che portano gol. Così il Como ha battuto il Lipsia, nella sua prima, storica gara di Champions. A riprova che Cesc Fabregas non è affatto integralista come è stato dipinto. La sua adattabilità era già evidente in campionato: quando serve gira la difesa, da quattro a tre. E alla bisogna trasforma i suoi palleggiatori, a partire da Da Cunha e Nico Paz, in contropiedisti all’italiana. D’altra parte lo ha detto lui stesso: "Mi considero un allenatore italiano".

Pochi passaggi, poi l’accelerazione

Contro il Lipsia il possesso non è stato un dogma. Il Como ha saputo attirare i tedeschi, recuperare palla e ripartire rapidamente, sfruttando Baturina, Diao e Douvikas. Pochi tocchi, campo attaccato in verti…

Como - Un calcio verticale, pratico, fulmineo. Fiammate che portano gol. Così il Como ha battuto il Lipsia, nella sua prima, storica gara di Champions. A riprova che Cesc Fabregas non è affatto integralista come è stato dipinto. La sua adattabilità era già evidente in campionato: quando serve gira la difesa, da quattro a tre. E alla bisogna trasforma i suoi palleggiatori, a partire da Da Cunha e Nico Paz, in contropiedisti all’italiana. D’altra parte lo ha detto lui stesso: "Mi considero un allenatore italiano".

Pochi passaggi, poi l’accelerazione

Contro il Lipsia il possesso non è stato un dogma. Il Como ha saputo attirare i tedeschi, recuperare palla e ripartire rapidamente, sfruttando Baturina, Diao e Douvikas. Pochi tocchi, campo attaccato in verticale, uomini liberi di scegliere la giocata. Fabregas prepara la struttura, studia come pressa l’avversario e dove si possono creare superiorità. Poi lascia spazio al talento: "Ho capito che non posso controllare tutto". Una consapevolezza ancelottiana, da condottiero navigato.

Baturina e Paz senza gabbia

È soprattutto ai giocatori di qualità che Cesc concede libertà. Baturina, autore del primo gol e dell’assist per il secondo, e Nico Paz possono scambiarsi posizione, muoversi fra le linee e inventare. "Alcuni giocatori hanno bisogno di più struttura, di altri invece puoi fidarti", ha spiegato Cesc. Il talento, insomma, va organizzato ma non ingabbiato. E il Como riesce così a cambiare pelle anche durante la stessa partita. Beninteso: il dominio del gioco non è un’opzione, resta una regola. Ma col tempo sta cambiando il modo in cui l’allenatore catalano cerca di ottenerlo.

Quando serve, difesa a cinque

Nel finale Fabregas ha fatto l’opposto di quanto ci si aspetterebbe da un presunto integralista (che a ben vedere non è mai stato): squadra bassa e difesa a cinque per contenere il Lipsia. E infine batterlo 4-1. "Dentro una partita ci sono tante mini-partite. Loro spingevano, noi eravamo stanchi e serviva solidità", ha detto. Era già successo contro il Napoli: prima il palleggio, poi la verticalità, infine anche il contropiede e la difesa del risultato. Il Como cresce perché il suo allenatore, insieme alla squadra, ha imparato che per comandare una partita non bisogna necessariamente tenere la palla ininterrottamente

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