FIRENZE - Se è vero che quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, per la banda Montella è arrivato il momento di scendere in campo. Del resto nel calcio funziona così: gli esami non finiscono mai. Soprattutto se hai voglia di diventare. Ogni volta c'è un altro gradino da salire. Per la Fiorentina il prossimo test si chiama Inter. Primo vero scontro diretto della stagione. Scudetto? Champions League? La partita di giovedì sera servirà alla formazione viola per farsi un'idea più chiara su quelle che potranno essere le reali ambizioni. Fino ad ora le risposte sono state tutte (o quasi) positive. Sette partite (tra campionato, playoff di Europa League e prima gara della fase a gironi della stessa), cinque vittorie, un pareggio ed una sconfitta.
A proposito, l'unico stop (indolore) è arrivato nella partita di ritorno col Grasshopper, e in quell'occasione Giuseppe Rossi partiva dalla panchina. Un caso? Probabilmente no. Pepito è semplicemente decisivo. Quattro reti in campionato più uno in Europa, al Pacos. Tanta roba. Nemmeno l'assenza della sua spalla (Mario Gomez) lo sta penalizzando. Questione di classe, e di cervello. L'attaccante ex Villarreal (che Prandelli convocherà in Nazionale già per gli impegni di ottobre) capisce come pochi i momenti della partita. Sa quando accelerare e quando abbassare i ritmi. Una qualità fondamentale, che la Fiorentina tutta sta facendo sua.
A Bergamo, secondo Montella, i suoi hanno giocato "la partita perfetta". Nonostante le assenze. Merito soprattutto del tecnico, che non smette di stupire per capacità di cambiare senza che il gruppo ne risenta. Dal 3-5-2 al 4-3-3, dal 4-3-1-2 al 4-3-2-1 di ieri, con la felice scoperta di Wolski e i primi segnali di vita di Mati Fernandez. E pazienza se manca gente come Gomez, Cuadrado e Pizarro che, tra l'altro, mancherà anche a San Siro (confermate le due giornate di squalifica). L'unico che può recuperare è Ilicic. Teoricamente dovrebbe essere lui, in attesa di Super Mario, il partner di Rossi. Dipende dalla caviglia. Fino ad oggi ha fatto un sacco di bizze, e immaginarlo titolare già giovedì sera è probabilmente troppo. Forse andrà in panchina. Intanto, mago Vincenzo studia, pronto per l'ennesimo esame. Quello più difficile. Dove può arrivare la Fiorentina? È davvero una grande squadra? A San Siro, e all'Inter, l'ardua sentenza.
A proposito, l'unico stop (indolore) è arrivato nella partita di ritorno col Grasshopper, e in quell'occasione Giuseppe Rossi partiva dalla panchina. Un caso? Probabilmente no. Pepito è semplicemente decisivo. Quattro reti in campionato più uno in Europa, al Pacos. Tanta roba. Nemmeno l'assenza della sua spalla (Mario Gomez) lo sta penalizzando. Questione di classe, e di cervello. L'attaccante ex Villarreal (che Prandelli convocherà in Nazionale già per gli impegni di ottobre) capisce come pochi i momenti della partita. Sa quando accelerare e quando abbassare i ritmi. Una qualità fondamentale, che la Fiorentina tutta sta facendo sua.
A Bergamo, secondo Montella, i suoi hanno giocato "la partita perfetta". Nonostante le assenze. Merito soprattutto del tecnico, che non smette di stupire per capacità di cambiare senza che il gruppo ne risenta. Dal 3-5-2 al 4-3-3, dal 4-3-1-2 al 4-3-2-1 di ieri, con la felice scoperta di Wolski e i primi segnali di vita di Mati Fernandez. E pazienza se manca gente come Gomez, Cuadrado e Pizarro che, tra l'altro, mancherà anche a San Siro (confermate le due giornate di squalifica). L'unico che può recuperare è Ilicic. Teoricamente dovrebbe essere lui, in attesa di Super Mario, il partner di Rossi. Dipende dalla caviglia. Fino ad oggi ha fatto un sacco di bizze, e immaginarlo titolare già giovedì sera è probabilmente troppo. Forse andrà in panchina. Intanto, mago Vincenzo studia, pronto per l'ennesimo esame. Quello più difficile. Dove può arrivare la Fiorentina? È davvero una grande squadra? A San Siro, e all'Inter, l'ardua sentenza.