L’ultimo esame di Italiano, il futuro è lontano da Firenze
dal nostro inviato Claudio CucciattiATENE. Sguardo fisso, bocca serrata, le mani dietro la nuca, resta immobile per trenta secondi. Non si muove dalla panchina che fino a un istante prima l’aveva visto sbracciarsi, urlare e scusarsi con il quarto uomo Nyberg per i limiti quasi mai rispettati dell’area tecnica. Vincenzo Italiano, ieri sera, ha rivissuto dodici mesi dopo la sconfitta col West Ham quelle sensazioni che stavolta voleva lasciare all’Olympiacos.
Alla vigilia aveva ammesso di non aver mai sognato la vittoria della Conference. Per paura inconscia di doversi confrontare col dolore, forse, della sconfitta. Possibile, ma al momento il ritratto con la coppa, più che un dolce sogno di notte è diventato un incubo. Aspettava la sua, di notte, da una vita. Niente da fare: dopo due finali perse nel 2023 ecco anche la terza. Desiderava salutare Firenze da eroe, non voleva lasciare a mani vuote il presidente Commisso. L’ultima coppa europea vinta dalla Fiorentina resta la Coppa delle Coppe del 1961, alla guida Nandor Hide…
ATENE. Sguardo fisso, bocca serrata, le mani dietro la nuca, resta immobile per trenta secondi. Non si muove dalla panchina che fino a un istante prima l’aveva visto sbracciarsi, urlare e scusarsi con il quarto uomo Nyberg per i limiti quasi mai rispettati dell’area tecnica. Vincenzo Italiano, ieri sera, ha rivissuto dodici mesi dopo la sconfitta col West Ham quelle sensazioni che stavolta voleva lasciare all’Olympiacos.
Alla vigilia aveva ammesso di non aver mai sognato la vittoria della Conference. Per paura inconscia di doversi confrontare col dolore, forse, della sconfitta. Possibile, ma al momento il ritratto con la coppa, più che un dolce sogno di notte è diventato un incubo. Aspettava la sua, di notte, da una vita. Niente da fare: dopo due finali perse nel 2023 ecco anche la terza. Desiderava salutare Firenze da eroe, non voleva lasciare a mani vuote il presidente Commisso. L’ultima coppa europea vinta dalla Fiorentina resta la Coppa delle Coppe del 1961, alla guida Nandor Hidegkuti. L’ultimo titolo sulla mensola della bacheca continua a essere la Coppa Italia del 2001 vinta da Roberto Mancini.
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Un attimo prima di incoronare i vincitori, il presidente dell’Uefa Ceferin ha voluto abbracciare Italiano, sconsolato. Nel triennio a Firenze che si chiude senza titoli, di momenti complicati l’allenatore ne ha vissuti, prima di ieri sera. Non sempre è stato accontentato dagli uomini mercato, anzi: le ultime frizioni a gennaio, per un esterno offensivo chiesto con largo anticipo e mai arrivato. Dall’inverno del suo primo anno al Franchi, dopo la cessione di Vlahovic alla Juventus per 80 milioni, non ha avuto in rosa un centravanti in grado di garantirgli gol con continuità. Ne avrebbe avuto un grande bisogno anche ad Atene. Un paradosso per una squadra votata all’attacco, un rammarico perché col serbo (17 gol in 21 partite prima di andare a Torino) la Fiorentina stava lottando per un posto in Champions che si è trasformato nel tempo in un settimo e in due ottavi posti. Pazienza, lavoro duro e testa solo al campo, in mezzo il dolore per la morte di Joe Barone. La voglia tradita di regalare una coppa alla sua memoria.
In certe domeniche ha dovuto gestire anche le critiche e i mugugni dei tifosi seduti dietro la panchina del Franchi che gli davano dell’integralista o del testardo per quella difesa alta, altissima, sempre e comunque, indipendentemente dall’avversario, dal risultato, dal momento della partita. Un atteggiamento che ha portato i viola a giocare tre finali in due anni, perdendo quella di dodici mesi fa contro il West Ham al 90’ per inseguire lo stesso principio. Ieri sera, invece, la sconfitta è coincisa con una delle prestazioni peggiori, dove anche la forte identità del marchio Italiano è venuta meno: l’aspetto che non lo farà dormire per molto tempo.
La maggioranza, però, vota comunque Vincenzo, colpita fin dalla prima partita della sua gestione dagli schemi basati su aggressività e velocità. Da luglio Italiano potrebbe guidare il Bologna qualificato in Champions, dopo il passaggio di Motta alla Juve. Anche se la Lazio osserva in caso di rottura con Tudor. Nelle scorse settimane è stato anche cercato dal Nottingham Forest di Marinakis, lo stesso proprietario dell’Olympiacos che l’ha battuto.
La sua eredità verrà con ogni probabilità raccolta da Palladino, che nei prossimi giorni incontrerà la dirigenza viola. L’allenatore del Monza dovrà guidare la Fiorentina in Conference per il terzo anno di fila. Una coppa maledetta, il ciclo di Italiano a Firenze si chiude con il peggiore degli incubi che nella notte passata sotto il Partenone è divenuto realtà.