Luca Bizzarri, attore, comico, presidente di palazzo Ducale a Genova. Ma da piccolo non aveva un amico? Un amico che, negli anni settanta, l’aiutasse a scegliere un’altra squadra e a non tifare per il Genoa?
“Non solo avevo un amico, ma un fratello adorato che semplicemente mi disse “Se diventi sampdoriano non sei più mio fratello”. E finì lì”.
Non è che voi genoani, come gli interisti e quelli del Torino, avete una po’ la mistica della sofferenza? Come disse Bagnoli: certe volte mi sembra che questa non sia una piazza passionale ma masochista. Come diceva Pippo Spagnolo: sei genoano e vuoi anche vincere?
“È vero, i genoani sono malati come i giocatori d’azzardo: godono quando perdono. Quando raramente vinciamo la gioia è effimera”.
Che cosa darebbe per la salvezza? Un mese di pranzi e cene con pasta integrale?
“No, sono così disilluso che non darei nulla. È qualche anno che la retrocessione ce la meriteremmo pure, se accadrà (naturalmente spero e credo di no) vorrà dire che ce lo siamo meritato”.
Dove era il 4 marzo 1992 quando Branco stava per calciare la punizione contro il Liverpool? Quel quarto di finale in coppa UEFA è la sua partita del cuore?
“…che domande. Ero allo stadio. In condizioni pietose, sudando freddo e rischiando lo svenimento. Una delle più belle serate della mia vita”.
Lei ha giocato con Milito. Come è potuto succedere?
“È successo che il Gasp (il tecnico Gasperini, ndr), che è un amico, mi ha fatto questo enorme regalo e durante un’amichevole ho preso il posto di Beppe Sculli e ho giocato di fianco al Principe. Al novantesimo ha sbagliato un gol a porta vuota e gli ho anche lanciato un’occhiataccia. Non so se si possa essere più scemi…”
Perché ha cominciato a tifare? Quando ha iniziato ad andare allo stadio?
“L’ho detto prima, non ho avuto scelta. Ma non sono mai stato un ultrà, poche trasferte, mi è sempre piaciuta la parte cazzona del tifo, molto di più di quella esagitata”.
Quando e come ha conosciuto in curva quello che l’ha ispirata per Fede e la carogna?
“Fede era semplicemente il mio vicino in gradinata, lo aveva lasciato la fidanzata e non parlava d’altro, pure durante la partita. Così imitarlo fu facilissimo”.
Quanta fiducia ha in questa squadra? Le piace Scamacca? Pandev è il vostro Ibra anche se finora ha segnato solo un gol?
“Mi piace, credo che tra sfighe generali e sfighe particolari siamo stati abbastanza penalizzati, spero ci sia il tempo per dare un’identità alla squadra ma con Preziosi non si sa mai...Scamacca è fortissimo, speriamo non si perda ma sembra proprio di no. Pandev che dire, è un monumento alla determinazione”.
Come racconterebbe il calcio da giugno a oggi? Senza tifosi allo stadio, i protocolli anti-covid, giocatori e tecnici positivi che dimezzano le squadre. Ne vale la pena?
“Mi sembra che ne valga la pena perché il rischio è che troppi dovrebbero portare i libri in tribunale. Credo che la gestione delle società di calcio, prima o poi, andrà rivista. Comunque nella sfortuna avere le partite da guardare è almeno qualcosa”.
Bagnoli, Gasperini o Franco Scoglio? Chi l’ha fatta divertire di più?
“È come chiedere a un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà. Ho conosciuto tutti e tre in modi diversi, di sicuro quello davanti al quale ero più emozionato è stato Osvaldo Bagnoli, ma semplicemente perché rappresentava un altro mondo, un mondo che purtroppo ora non c’è più”.
La coppia più bella è stata Aguilera-Skuhravy?
“Certamente sì, anche se io ho amato particolarmente Antonelli e Briaschi. “La coppia più bella del mondo” per me sono loro, ma anche qui tanto conta la nostalgia”.
Ma è vero che Frank Sinatra si è fatto seppellire con la cravatta del Genoa?
“È una delle tante leggende che circolano, non so se sia vero, ma ci credo poco. Noi genoani amiamo il mito e far parte del mito, da bravi marinai ogni tanto ci piace raccontare che il pesce che abbiamo pescato era un po’ più grosso di quanto fosse in realtà”.
Qual è la cosa più assurda che ha fatto per il Genoa?
“A questa domanda la risposta che mi viene più facile è “Andare tutte le domeniche allo stadio per vedere degli spettacoli spesso penosi”, ma lo rifarei pure, forse è questa la cosa veramente assurda”.
Ora ha scritto un romanzo “Disturbo della pubblica quiete” (Mondadori). Due poliziotti protagonisti e solo un accenno lontano alla sua passione. Rossetti, il protagonista, gioca a fantacalcio. E lei?
“No, mai giocato al fantacalcio. Io già sono uno specialista nel buttare via il mio tempo, nel rimandare i lavori, nel non farmi trovare. Ho paura che il fantacalcio potrebbe diventare un ulteriore impegno dal quale sfuggire”.