Indonesiani a Milano, ormai dovremo abituarci: da quando la famiglia Thohir è entrata nell'affare-Inter, è tutto un viavai. Erick Thohir è a Milano, anzi no, anzi forse. Di sicuro è qui, anzi è stato qui fino a poche ore fa, il fratello, al secolo Garibaldi Thohir, imprenditore del carbone e banchiere, uno che è nella classifica di Forbes (ma non nella top ten) dei più ricchi al mondo. Cosa faceva qui Garibaldi Thohir? Si è mosso ai margini della vicenda-Inter o è entrato nel merito? Ma l'attesa, quella vera, è tutta per Erick, colui il quale acquisterà l'Inter.
L'hanno segnalato a Ferragosto nelle strade della Milano deserta, poi le tracce sono scomparse. Per poco: Erick è atteso al più tardi la prossima settimana, perché la trattativa per l'acquisto della maggioranza delle quote è di nuovo in dirittura d'arrivo, dopo la frenata di luglio. Thohir conta di apporre le ultime firme prima dell'inizio del campionato (Inter-Genoa il 25 agosto, ore 18), ma è chiaro che il suo ingresso non provocherà immediatamente sconquassi sul mercato. La sessione estiva chiude il 2 settembre ed è improbabile che il nuovo proprietario intervenga già, non c'è tempo sufficiente, anche se si parla dell'arrivo di Nainggolan a causa dell'origine del giocatore, che è di nazionalità belga ma anche indonesiana (per parte di padre). Ma Thohir non è un Abramovich e non prende l'Inter per regalarle subito cento milioni di nuovi acquisti, o almeno non subito: la priorità è risanare i conti in dissesto, e rilanciare il club sul piano del marketing.
E' stata un'estate difficile per l'Inter, molto difficile e per certi versi penosa. L'incertezza sull'assetto societario , con una trattativa che va avanti faticosamente anche se l'interesse delle due parti è quello di chiudere; una campagna acquisti di prestiti e comproprietà, all'insegna del risparmio assoluto, perché l'ultimo bilancio si è chiuso ancora a -70 milioni e proprio non è possibile investire, né, a quanto sembra, il club è in grado di cedere qualche giocatore per fare cassa e poi reinvestire; il povero Mazzarri che è arrivato pieno di buone intenzioni, perché l'Inter per lui era un sogno, e si ritrova una squadra senza qualità, la stessa che è arrivata nona a maggio, e senza estro, infatti nella tournée americana ha rimediato brutte figure, senza contare che i soliti infortuni (piaga inestirpabile, evidentemente) hanno già tolto di mezzo Kovacic e Samuel. Si arriva così, tra vari stenti, all'esordio ufficiale, domenica 18, in Tim Cup. Avversario il Cittadella, squadra di serie B ampiamente alla portata, ma di questi tempi non si sa mai. E' un'altra stagione in salita, insomma. Magari con Thohir, Erick o Garibaldi, andrà meglio. Ma facciano presto, tutti: ogni giorno che passa è un giorno tolto alla ricostruzione dell'Inter.