MILANO - La Roma, certo, ma anche l'inizio dell'era Thohir. Sarà una settimana piuttosto interessante per l'Inter, attesa da esami di maturità e dolorose incombenze. Si apre con il Cda di lunedì pomeriggio, 30 settembre, quando tutti i veli di questi mesi cadranno e Massimo Moratti sarà chiamato a spiegare i dettagli dell'operazione-Thohir: il presidente ufficializzerà l'ingresso dell'investitore indonesiano, che entrerà nel club da azionista di maggioranza perché acquisirà intorno al 70% delle quote insieme ad alcuni imprenditori suoi amici. L'incontro a Parigi di due settimane fa ha accelerato e sostanzialmente concluso la trattativa, cui mancano di fatto solo le firme sui contratti, ma il più è fatto. Quando poi le firme in questione saranno apposte è un dettaglio tutto sommato trascurabile, visto che mancano alcune settimane alla fine di ottobre, quando sarà necessario formalizzare il tutto in coincidenza con l'ultima assemblea dei soci dell'era Moratti.
Allo stesso modo, quello di oggi sarà senz'altro l'ultimo Cda da presidente di Moratti, che chiude un'avventura lunga 18 anni e costellata di emozioni indimenticabili, in ogni senso: per certi versi finisce un'epoca del calcio italiano, quella dei grandi presidenti mecenati e legatissimi alla squadra della propria città, ma le epoche si chiudono non per caso, o per i capricci del destino. In fondo l'ingresso di un indonesiano in uno dei club calcistici più prestigiosi del mondo è il segnale di un'imprenditoria italiana in crisi, anche al di là dei problemi della recessione economica che investe il mondo da cinque anni: l'Inter passa nelle mani di un asiatico così come molte importanti aziende italiane passano in mani straniere perché evidentemente non si è riusciti ad affrontare le sfide che le nove frontiere hanno proposto, anche nello sport. L'Inter, insomma, non avrà un nuovo proprietario perché il mondo è ingiusto o chissà per quali astrusi motivi: semplicemente, arriva Thohir perché Moratti non poteva più sostenere un ritmo da 70 milioni all'anno di passivi di bilancio, il che - non bisogna dimenticarlo - è un unicum nel panorama calcistico nazionale: nessun club perde quanto l'Inter, nessuno è così in difficoltà, quindi urgono drastiche inversioni di rotta. Se poi Thohir sarà in grado di garantire il rilancio, è tutto da dimostrare: ma il fatto che Moratti ceda a un imprenditore così sconosciuto e che viene da così da lontano, ma al tempo stesso così solvibile, dà la misura di quanto la situazione fosse arrivata a livelli di guardia.
Nel frattempo l'Inter si è rilanciata in campionato grazie all'ottimo lavoro di Mazzarri, ma la settima giornata propone lo scoglio più aguzzo e pericoloso: sabato a San Siro arriverà la Roma dei record, prima in classifica e prima per gol segnati (17, l'Inter è seconda a quota 16) e incassati (1). Per entrambe sarà una prova di maturità, un'occasione per ispezionare a fondo i propri limiti o le proprie qualità. L'Inter dovrebbe riproporre la formazione-tipo, con il ritorno di Campagnaro in difesa e in attacco della coppia Alvarez-Palacio, che a Trieste per la prima volta non si è esibita. La buona prova di Kovacic contro il Cagliari lo propone per un ruolo da titolare contro la Roma al posto di Taider, ma Mazzarri attenderà qualche giorno prima di decidere.
Allo stesso modo, quello di oggi sarà senz'altro l'ultimo Cda da presidente di Moratti, che chiude un'avventura lunga 18 anni e costellata di emozioni indimenticabili, in ogni senso: per certi versi finisce un'epoca del calcio italiano, quella dei grandi presidenti mecenati e legatissimi alla squadra della propria città, ma le epoche si chiudono non per caso, o per i capricci del destino. In fondo l'ingresso di un indonesiano in uno dei club calcistici più prestigiosi del mondo è il segnale di un'imprenditoria italiana in crisi, anche al di là dei problemi della recessione economica che investe il mondo da cinque anni: l'Inter passa nelle mani di un asiatico così come molte importanti aziende italiane passano in mani straniere perché evidentemente non si è riusciti ad affrontare le sfide che le nove frontiere hanno proposto, anche nello sport. L'Inter, insomma, non avrà un nuovo proprietario perché il mondo è ingiusto o chissà per quali astrusi motivi: semplicemente, arriva Thohir perché Moratti non poteva più sostenere un ritmo da 70 milioni all'anno di passivi di bilancio, il che - non bisogna dimenticarlo - è un unicum nel panorama calcistico nazionale: nessun club perde quanto l'Inter, nessuno è così in difficoltà, quindi urgono drastiche inversioni di rotta. Se poi Thohir sarà in grado di garantire il rilancio, è tutto da dimostrare: ma il fatto che Moratti ceda a un imprenditore così sconosciuto e che viene da così da lontano, ma al tempo stesso così solvibile, dà la misura di quanto la situazione fosse arrivata a livelli di guardia.
Nel frattempo l'Inter si è rilanciata in campionato grazie all'ottimo lavoro di Mazzarri, ma la settima giornata propone lo scoglio più aguzzo e pericoloso: sabato a San Siro arriverà la Roma dei record, prima in classifica e prima per gol segnati (17, l'Inter è seconda a quota 16) e incassati (1). Per entrambe sarà una prova di maturità, un'occasione per ispezionare a fondo i propri limiti o le proprie qualità. L'Inter dovrebbe riproporre la formazione-tipo, con il ritorno di Campagnaro in difesa e in attacco della coppia Alvarez-Palacio, che a Trieste per la prima volta non si è esibita. La buona prova di Kovacic contro il Cagliari lo propone per un ruolo da titolare contro la Roma al posto di Taider, ma Mazzarri attenderà qualche giorno prima di decidere.