MILANO - Nonostante gli isterismi soffocati dentro la gola per dare l'apparenza che tutto sia sotto controllo e risolvibile, l'Inter è tutt'altro che tranquilla. Lo spettro della scorsa stagione (perché a qualcuno la storia non insegna) è tornato in gran stile. E, forse, è peggiore dello scorso anno, i nerazzurri a gennaio 2013 erano ancora in corsa per la coppa Italia, oggi no (non succedeva dal 2002). La sonora sconfitta subita al Friuli per mano dall'Udinese, una delle squadre meno in forma del campionato, fa inevitabilmente aprire processi ai giocatori e al tecnico. Tutti sul banco degli imputati: colpevoli, nessuna assoluzione. Così è.
Il tecnico ammaliato dai canti delle sirene argentine che hanno chiesto e preteso un surplus di vacanze durante la pausa invernale si è già pentito - alla luce della partita contro la Lazio - di aver concesso uno stop fino al 2 gennaio. Ora recuperare testa e fisico per non compromettere del tutto un'annata - che nelle prime due gare del 2014 è stata notevolmente danneggiata - non sarà semplice. E con gli attuali giocatori in rosa lo è ancora meno. Per i nerazzurri il volo verso il basso rischia di non assomigliare al bungy jumping, ma piuttosto ad un salto nel vuoto senza imbracature.
L'Inter è alla deriva con la testa e il fisico. In avanti Mazzarri ha recuperato Milito, al contempo, però, ha riperso per la pubalgia Icardi e Belfodil non si sa dove finirà. A centrocampo certo non eccelle la qualità e chi l'ha è troppo 'vecchio' e pure lento. Nonostante tutto resta inchiodato al suo posto. Buone cose ha fatto vedere Alvarez, che però da solo non basta. E non è sufficiente neppure Guarin che va ad intermittenza e per via del mercato ha i nervi a fior di pelle. Jonathan e Nagatomo sono quel che sono. Taider pure.
Di questo pot-pourri variegato di note poco floreali fa parte anche la difesa. Reparto che ad inizio stagione sembrava reggere, ma che nei mesi successivi ha tolto la maschera mostrando la reale tenuta: poca. E Handanovic? Non è esime da colpe su tanti gol incassati e tenendo conto del costo (13 milioni circa) l'immagine da allegare alla sua stagione e all'acquisto è 'L'Urlo', famoso dipinto di Munch. A questo quadretto poco edificante c'è anche la situazione della società. Un presidente Erick Thohir lontano e una società con basi da rifondare sui dettami del tycoon. Un'Inter mutante in grande difficoltà. Il rischio è una rovinosa caduta. Perché a volte il mercato non basta. Serve molto di più.
Il tecnico ammaliato dai canti delle sirene argentine che hanno chiesto e preteso un surplus di vacanze durante la pausa invernale si è già pentito - alla luce della partita contro la Lazio - di aver concesso uno stop fino al 2 gennaio. Ora recuperare testa e fisico per non compromettere del tutto un'annata - che nelle prime due gare del 2014 è stata notevolmente danneggiata - non sarà semplice. E con gli attuali giocatori in rosa lo è ancora meno. Per i nerazzurri il volo verso il basso rischia di non assomigliare al bungy jumping, ma piuttosto ad un salto nel vuoto senza imbracature.
L'Inter è alla deriva con la testa e il fisico. In avanti Mazzarri ha recuperato Milito, al contempo, però, ha riperso per la pubalgia Icardi e Belfodil non si sa dove finirà. A centrocampo certo non eccelle la qualità e chi l'ha è troppo 'vecchio' e pure lento. Nonostante tutto resta inchiodato al suo posto. Buone cose ha fatto vedere Alvarez, che però da solo non basta. E non è sufficiente neppure Guarin che va ad intermittenza e per via del mercato ha i nervi a fior di pelle. Jonathan e Nagatomo sono quel che sono. Taider pure.
Di questo pot-pourri variegato di note poco floreali fa parte anche la difesa. Reparto che ad inizio stagione sembrava reggere, ma che nei mesi successivi ha tolto la maschera mostrando la reale tenuta: poca. E Handanovic? Non è esime da colpe su tanti gol incassati e tenendo conto del costo (13 milioni circa) l'immagine da allegare alla sua stagione e all'acquisto è 'L'Urlo', famoso dipinto di Munch. A questo quadretto poco edificante c'è anche la situazione della società. Un presidente Erick Thohir lontano e una società con basi da rifondare sui dettami del tycoon. Un'Inter mutante in grande difficoltà. Il rischio è una rovinosa caduta. Perché a volte il mercato non basta. Serve molto di più.