MILANO - "Non parlo di questo"... Ma come, scusi, lei che è così bravo a parare i rig... "Non parlo di questo, grazie". Accadono anche di simili dialoghi, sui campi della serie A. Se volete far arrabbiare quel pezzo d'uomo di Samir Handanovic, chiedetegli della cosa che sa fare meglio, ossia parare i rigori: lui se la prenderà moltissimo, si rabbuierà all'istante e troncherà il discorso, anche in modo piuttosto secco e sgarbato. Come se gli avessi chiesto del suo difetto più inconfessabile. E' fatto così, il turbolento Samir. Perché vive questa sua caratteristica, questo suo indubitabile pregio, come una forma di diminutio. Insomma, è come se parlando della sua bravura nel neutralizzare i rigori lo si giudicasse come portiere solo in base a quello, mentre invece lui vorrebbe essere considerato, e apprezzato, per tutto il resto. Da qui il broncio che ha messo su anche a Parma, appena gli hanno chiesto del rigore di Cassano da lui deviato sul palo: "Non ne parlo. Un portiere non si giudica solo da queste cose". Comunque le statistiche lo inchiodano alle sue responsabilità: con 17 rigori parati su 52, è già il portiere che nella storia della serie A si è dimostrato il più bravo dal dischetto. Lo è per rigori neutralizzati in assoluto (17 come Luca Marchegiani) ma soprattutto per la media di 17 su 52 (Marchegiani 17 su 62), ovvero il 33%, insomma ogni tre rigori Handanovic ne para uno.
[[ge:rep-locali:repubblica:84015347]]
Ed è sempre stato così. Handanovic ha iniziato a parare rigori in serie B, nel 2007, quando giocava nel Rimini, e ha continuato all'Udinese, dove ha creato la sua fama di ipnotizzatore dei dischetti. In maglia bianconera aveva fermato gente come Kakà, Eto'o, Hamsik, Cavani (due volte), e un dispettuccio a Cassano l'aveva già fatto in un Sampdoria-Udinese del 2009, prima di ripetersi a Parma. Piuttosto, si può dire che il vero cruccio di Handanovic in questi due anni interisti era stato proprio quello di non aver saputo confermare la sua fama: nella prima stagione non aveva parato nessuno dei sette rigori che l'Inter aveva avuto contro in campionato, mentre ne aveva neutralizzato uno contro il Rubin Kazan in Europa League; nella seconda, cioè quella in corso, tre rigori alle spalle (Rossi, Totti e Pinilla) e uno solo parato, a Pandev a Napoli, ma ininfluente perché l'Inter perdeva già 4-2. Quindi è solo nell'ultima settimana che Handanovic ha rinfrescato la sua eccellente fama, artigliando i rigori di Maxi Lopez e Cassano, tra l'altro con due tuffi identici alla propria destra, e soprattutto risultando decisivi per i destini dell'Inter.
[[ge:rep-locali:repubblica:84079825]]
Due parate che valgono quasi da sole le due vittorie esterne consecutive con cui i nerazzurri si sono rilanciati in classifica. Due parate che rilanciano a dire il vero anche Handanovic, che proprio quest'anno ha forse disputato la sua stagione più negativa in serie A. Già, perché prima di queste due ultime partite i giudizi sullo sloveno erano complessivamente negativi: spesso incerto, quando non colpevole, l'ombroso Samir aveva lasciato passare qualche pallone di troppo, e in diverse occasioni era parso esitante e insicuro. Ora è tornato appena in tempo per la volata dell'Europa League, il che consente di far alzare un po' la sua valutazione sul mercato. Perché, tra le altre cose, su Handanovic l'Inter conta eccome, e non solo in campo: è ritenuto il pezzo pregiato della rosa, insomma il giocatore che in caso di cessione potrebbe portare parecchio denaro nelle casse riarse del club, magari una ventina di milioncini. E a quella cifre, Handa potrebbe essere serenamente ceduto, perché sono tempi duri e bisogna pur guardarsi intorno
[[ge:rep-locali:repubblica:84015347]]
Ed è sempre stato così. Handanovic ha iniziato a parare rigori in serie B, nel 2007, quando giocava nel Rimini, e ha continuato all'Udinese, dove ha creato la sua fama di ipnotizzatore dei dischetti. In maglia bianconera aveva fermato gente come Kakà, Eto'o, Hamsik, Cavani (due volte), e un dispettuccio a Cassano l'aveva già fatto in un Sampdoria-Udinese del 2009, prima di ripetersi a Parma. Piuttosto, si può dire che il vero cruccio di Handanovic in questi due anni interisti era stato proprio quello di non aver saputo confermare la sua fama: nella prima stagione non aveva parato nessuno dei sette rigori che l'Inter aveva avuto contro in campionato, mentre ne aveva neutralizzato uno contro il Rubin Kazan in Europa League; nella seconda, cioè quella in corso, tre rigori alle spalle (Rossi, Totti e Pinilla) e uno solo parato, a Pandev a Napoli, ma ininfluente perché l'Inter perdeva già 4-2. Quindi è solo nell'ultima settimana che Handanovic ha rinfrescato la sua eccellente fama, artigliando i rigori di Maxi Lopez e Cassano, tra l'altro con due tuffi identici alla propria destra, e soprattutto risultando decisivi per i destini dell'Inter.
[[ge:rep-locali:repubblica:84079825]]
Due parate che valgono quasi da sole le due vittorie esterne consecutive con cui i nerazzurri si sono rilanciati in classifica. Due parate che rilanciano a dire il vero anche Handanovic, che proprio quest'anno ha forse disputato la sua stagione più negativa in serie A. Già, perché prima di queste due ultime partite i giudizi sullo sloveno erano complessivamente negativi: spesso incerto, quando non colpevole, l'ombroso Samir aveva lasciato passare qualche pallone di troppo, e in diverse occasioni era parso esitante e insicuro. Ora è tornato appena in tempo per la volata dell'Europa League, il che consente di far alzare un po' la sua valutazione sul mercato. Perché, tra le altre cose, su Handanovic l'Inter conta eccome, e non solo in campo: è ritenuto il pezzo pregiato della rosa, insomma il giocatore che in caso di cessione potrebbe portare parecchio denaro nelle casse riarse del club, magari una ventina di milioncini. E a quella cifre, Handa potrebbe essere serenamente ceduto, perché sono tempi duri e bisogna pur guardarsi intorno