Mancini firma sul futuro: ''Fidatevi di Thohir, insieme riporteremo lo scudetto all'Inter''
Andrea Sorrentino, di ANDREA SORRENTINOUna partenza shock, il dubbio di avere commesso un errore a tornare. Il tecnico racconta la sua seconda esperienza in nerazzurro e promette: ''Non me ne vado, ricostruirò una squadra vincente come dieci anni fa''. Sulla violenza ultrà: ''Servono leggi severe''
MILANO - Il Mancio e i giovani d'oggi. Ma anche l'Inter, l'Italia, la violenza, la politica, il Papa, l'amore in tutte le sue forme. E i rimpianti per quei formidabili anni che ora sembrano l'Arcadia, una lontana età dell'oro: "Vorrei si tornasse all'Italia e al calcio degli anni '80. Era il massimo. Stadi pienissimi, e dentro i migliori giocatori del mondo. E avevo 20 anni, per forza li rimpiango...".
Anche meno: su youtube c'è un filmato di un Roma-Bologna del novembre 1981, si intravede un Mancini neppure diciassettenne che segna a Tancredi...
"E fu un gran gol, ricordo bene: pallonetto su assist di Franco Baldini... Però non eravamo tanti, di under 18 in serie A: io, Bergomi, Galderisi e Monelli, basta".
Lei nei ragazzi crede ancora, altrimenti non avrebbe lanciato Gnoukouri, 18 anni, titolare nel derby...
"Pensi che quando si allenò con la prima squadra a novembre, io ero appena arrivato, non…
Anche meno: su youtube c'è un filmato di un Roma-Bologna del novembre 1981, si intravede un Mancini neppure diciassettenne che segna a Tancredi...
"E fu un gran gol, ricordo bene: pallonetto su assist di Franco Baldini... Però non eravamo tanti, di under 18 in serie A: io, Bergomi, Galderisi e Monelli, basta".
Lei nei ragazzi crede ancora, altrimenti non avrebbe lanciato Gnoukouri, 18 anni, titolare nel derby...
"Pensi che quando si allenò con la prima squadra a novembre, io ero appena arrivato, non…
MILANO - Il Mancio e i giovani d'oggi. Ma anche l'Inter, l'Italia, la violenza, la politica, il Papa, l'amore in tutte le sue forme. E i rimpianti per quei formidabili anni che ora sembrano l'Arcadia, una lontana età dell'oro: "Vorrei si tornasse all'Italia e al calcio degli anni '80. Era il massimo. Stadi pienissimi, e dentro i migliori giocatori del mondo. E avevo 20 anni, per forza li rimpiango...".
Anche meno: su youtube c'è un filmato di un Roma-Bologna del novembre 1981, si intravede un Mancini neppure diciassettenne che segna a Tancredi...
"E fu un gran gol, ricordo bene: pallonetto su assist di Franco Baldini... Però non eravamo tanti, di under 18 in serie A: io, Bergomi, Galderisi e Monelli, basta".
Lei nei ragazzi crede ancora, altrimenti non avrebbe lanciato Gnoukouri, 18 anni, titolare nel derby...
"Pensi che quando si allenò con la prima squadra a novembre, io ero appena arrivato, non mi piacque. Poi l'ho rivisto mesi dopo al Viareggio giocare una partita perfetta. L'ho fatto tornare con noi. Mi è piaciuto, l'ho lanciato. Può diventare un grande giocatore. I giovani sono il nostro futuro, dobbiamo tenerceli cari".
Però sono molto diversi da trent'anni fa.
"I calciatori giovani di oggi sono come i bambini di oggi: hanno tutto dal primo giorno. Per noi, il regalo a Natale di un vero pallone, profumato di cuoio, era una conquista meravigliosa. E che euforia potersi allenare con la prima squadra, arrivare per tempo al campo, prepararsi, concentrarsi, emozionarsi. Io ero in A a 16 anni ma avevo un rimborso spese da 90mila lire al mese... I ragazzi devono capire che fare il calciatore è la cosa più bella al mondo".
E non è neanche il lavoro più duro che ci sia, no?
"Ma per favore... La giornata media dura al massimo 4 ore: due di allenamento, tutto compreso, più andare e tornare dal campo: non certo massacrante. Fai il lavoro che tutti i bambini sognano e ti pagano anche. Non si può avere il muso perché non si gioca o perché ci si deve allenare o stare in ritiro. Ai miei tempi il ritiro con la Samp era la cosa più bella".
Che spogliatoio è quello dell'Inter?
"Bravi ragazzi e ottimi professionisti, si impegnano. Poi è chiaro, devono migliorare".
E' una squadra un po' adolescenziale, no?
"Proprio così. Dobbiamo crescere. Miglioramenti ne ho visti tanti, e parlo solo da quando sono arrivato io, non mi permetto di giudicare il passato. Una crescita tecnica e tattica, di atteggiamento. Non mi sono piaciuti solo a Empoli, piatti, brutti. Ma pur con tutti i nostri difetti la squadra c'è sempre stata. Forse siamo arrivati a questo stato di forma con un mese di ritardo. E abbiamo buttato punti in modo assurdo, per sfumature, per immaturità: se solo non avessimo perso le tre partite per 1-0 contro Fiorentina, Torino e Samp, e se solo avessimo vinto contro Parma e Cesena, dove saremmo adesso? Con il Napoli... Dobbiamo trovare stabilità, forse ci siamo, ma mi aspetto altri errori in futuro".
Anche lei ne ha commessi, vero?
"Certo. Quando un allenatore subentra, ha bisogno di tempo per conoscere i giocatori. Magari ne valuta alcuni in modo positivo, poi non gli danno quello che si aspetta, oppure ne valuta altri negativamente e invece crescono. Io ero molto positivo, perché devo e voglio esserlo sempre, ma lo ero stato troppo. Ci vuole tempo".
Cosa manca all'Inter del futuro?
"Servono giocatori che in campo ci mettano nella condizione di pensare di più e meglio, di capire le situazioni, di picchiare quando serve, voglio uno che parli e che abbia tecnica straordinaria: quelli così ti fanno migliorare. Tecnicamente, si sa che mi piacciono le ali veloci, che creano superiorità. Alla David Silva? Certo, ma nel mondo se ne trovano come lui".
Thohir la accontenterà?
"L'ho visto molto carico e positivo, lui sa che per costruire una squadra ci vuole tempo e a volte bisogna passare attraverso momenti difficili. Non è come noi italiani che pensiamo solo a vincere lo scudetto domani... Però l'obiettivo sarà quello di partire per vincere il campionato, tutti devono metterselo in testa. Dopo aver parlato col presidente sono fiducioso: vuole costruire una squadra che vinca nel tempo".
Come ha trovato la serie A, sei anni dopo?
"Campionato difficilissimo, come tutti: anche in Turchia è dura. Il livello tecnico è calato perché i migliori giocatori ora stanno in Inghilterra, in Spagna e in Germania, ma anche qui ci sono eccellenze. I migliori che ho visto? Tra quelli che non conoscevo Felipe Anderson e Rugani: se un difensore dell'Empoli che gioca sempre non viene mai ammonito, e in più segna gol, vuol dire che è bravissimo, magari sarà un altro Scirea, chissà. Poi, oltre a Tevez, sono grandi giocatori Pjanic, Pogba, Higuain, Callejon. E Florenzi che può giocare in tutti i ruoli".
Ma abbiamo un campionato ostaggio dei violenti.
"Incredibile la scena di quel padre a Torino che dà i pugni al pullman della Juve col figlio vicino. Un uomo della mia età che fa quelle cose... Fossi il figlio penserei: ma cos'ha nel cervello mio padre? Ai miei tempi succedevano cose, ma non di questo tipo. Si deve andare allo stadio per tifare e per rilassarsi, altrimenti meglio rimanere a casa. Magari ti incazzi per la sconfitta, e fischi, o fai la pañolada, ma perché insultare le persone? Perché tirare le bombe carta? Non ha senso. Poi so che allo stadio ci si sfoga per il lavoro che non c'è, per i problemi della vita, e che il calcio è un pretesto. Però allo stadio c'è anche un senso di impunità che non va bene. Bisogna applicare severamente le leggi. In Inghilterra accadde qualcosa tra tifosi dopo un derby di Manchester: il martedì la polizia ne aveva già messi dentro alcune decine, e fine del problema".
Non c'è anche un'eccessiva vicinanza tra i club e certi ultrà?
"Certo, e i club non devono più essere conniventi. Anche Mantovani alla Samp ogni tanto faceva cene coi tifosi, stabilì un contatto, addirittura assunse come magazziniere uno storico capo della curva, Bosotin, che ogni tanto faceva qualche fesseria... Ma per il resto, nessun contatto. Mantovani diceva: "Appena combinate qualche casino allo stadio, il giorno dopo me ne vado e vi lascio come vi avevo trovato". Risultato: ci furono 15 anni perfetti".
Dobbiamo riorganizzarci, anche politicamente. Lei è di sinistra, lo ammetta su...
"Ah mio padre di sicuro: lavoratore e comunista, pensi che il suo sogno era quello di andare a vivere in Russia, ah ah... Credo che il problema non sia la sinistra o la destra, ma avere politici che pensino davvero a migliorare il paese, che rimane il migliore al mondo per bellezza, tradizioni culturali, cibo, ingegno, intuito, vivacità. Che facciano politica per passione e per missione, non per rubare".
Renziano?
"Renzi è giovane, e questo già depone a suo favore: i giovani sono il nostro futuro. Spero che faccia le cose per bene".
Lei crede molto nella famiglia...
"E' tutto. Solo in famiglia ricevi consigli e appoggi disinteressanti, di puro amore. Fuori è più complicato. Nel calcio, ad esempio, girano personaggi squallidi. La famiglia è l'unico rifugio".
Nella famiglia gay lei ci crede?
"Assolutamente nulla in contrario. L'ha detto anche il Papa, che è un fenomeno, uno di un'altra categoria: chi sono io per giudicare un gay?"
E i gay nel calcio?
"Se li avessi incontrati, o se li incontrerò, non me ne importerebbe nulla. Se ce ne sono molti fuori dal calcio ce ne saranno anche dentro, no? E poi sono fatti loro. Anche questo mi sembra un problema molto italiano: all'estero c'è chi ne ha parlato tranquillamente, tra gli sportivi".
Comunque, per chiudere: Icardi rimane?
"Certo. E' migliorato moltissimo e ha ancora margini. All'inizio non mi piaceva il suo atteggiamento nel lavoro, ma è cambiato e si vedono i frutti".
E Mancini rimane? E se arrivasse una telefonata da Madrid, o da Parigi...?
"Ma no, ormai non arriva più... Mi manca la Champions, mi manca la lotta per lo scudetto: vorrei ritrovarle con l'Inter, vorrei riscoprire il piacere di costruire una squadra vincente, come accadde dieci anni fa, e vederla crescere giorno dopo giorno come una piantina, con amore. Rimango qui, certo: ormai la fesseria l'ho fatta, ah ah".
Anche meno: su youtube c'è un filmato di un Roma-Bologna del novembre 1981, si intravede un Mancini neppure diciassettenne che segna a Tancredi...
"E fu un gran gol, ricordo bene: pallonetto su assist di Franco Baldini... Però non eravamo tanti, di under 18 in serie A: io, Bergomi, Galderisi e Monelli, basta".
Lei nei ragazzi crede ancora, altrimenti non avrebbe lanciato Gnoukouri, 18 anni, titolare nel derby...
"Pensi che quando si allenò con la prima squadra a novembre, io ero appena arrivato, non mi piacque. Poi l'ho rivisto mesi dopo al Viareggio giocare una partita perfetta. L'ho fatto tornare con noi. Mi è piaciuto, l'ho lanciato. Può diventare un grande giocatore. I giovani sono il nostro futuro, dobbiamo tenerceli cari".
Però sono molto diversi da trent'anni fa.
"I calciatori giovani di oggi sono come i bambini di oggi: hanno tutto dal primo giorno. Per noi, il regalo a Natale di un vero pallone, profumato di cuoio, era una conquista meravigliosa. E che euforia potersi allenare con la prima squadra, arrivare per tempo al campo, prepararsi, concentrarsi, emozionarsi. Io ero in A a 16 anni ma avevo un rimborso spese da 90mila lire al mese... I ragazzi devono capire che fare il calciatore è la cosa più bella al mondo".
E non è neanche il lavoro più duro che ci sia, no?
"Ma per favore... La giornata media dura al massimo 4 ore: due di allenamento, tutto compreso, più andare e tornare dal campo: non certo massacrante. Fai il lavoro che tutti i bambini sognano e ti pagano anche. Non si può avere il muso perché non si gioca o perché ci si deve allenare o stare in ritiro. Ai miei tempi il ritiro con la Samp era la cosa più bella".
Che spogliatoio è quello dell'Inter?
"Bravi ragazzi e ottimi professionisti, si impegnano. Poi è chiaro, devono migliorare".
E' una squadra un po' adolescenziale, no?
"Proprio così. Dobbiamo crescere. Miglioramenti ne ho visti tanti, e parlo solo da quando sono arrivato io, non mi permetto di giudicare il passato. Una crescita tecnica e tattica, di atteggiamento. Non mi sono piaciuti solo a Empoli, piatti, brutti. Ma pur con tutti i nostri difetti la squadra c'è sempre stata. Forse siamo arrivati a questo stato di forma con un mese di ritardo. E abbiamo buttato punti in modo assurdo, per sfumature, per immaturità: se solo non avessimo perso le tre partite per 1-0 contro Fiorentina, Torino e Samp, e se solo avessimo vinto contro Parma e Cesena, dove saremmo adesso? Con il Napoli... Dobbiamo trovare stabilità, forse ci siamo, ma mi aspetto altri errori in futuro".
Anche lei ne ha commessi, vero?
"Certo. Quando un allenatore subentra, ha bisogno di tempo per conoscere i giocatori. Magari ne valuta alcuni in modo positivo, poi non gli danno quello che si aspetta, oppure ne valuta altri negativamente e invece crescono. Io ero molto positivo, perché devo e voglio esserlo sempre, ma lo ero stato troppo. Ci vuole tempo".
Cosa manca all'Inter del futuro?
"Servono giocatori che in campo ci mettano nella condizione di pensare di più e meglio, di capire le situazioni, di picchiare quando serve, voglio uno che parli e che abbia tecnica straordinaria: quelli così ti fanno migliorare. Tecnicamente, si sa che mi piacciono le ali veloci, che creano superiorità. Alla David Silva? Certo, ma nel mondo se ne trovano come lui".
Thohir la accontenterà?
"L'ho visto molto carico e positivo, lui sa che per costruire una squadra ci vuole tempo e a volte bisogna passare attraverso momenti difficili. Non è come noi italiani che pensiamo solo a vincere lo scudetto domani... Però l'obiettivo sarà quello di partire per vincere il campionato, tutti devono metterselo in testa. Dopo aver parlato col presidente sono fiducioso: vuole costruire una squadra che vinca nel tempo".
Come ha trovato la serie A, sei anni dopo?
"Campionato difficilissimo, come tutti: anche in Turchia è dura. Il livello tecnico è calato perché i migliori giocatori ora stanno in Inghilterra, in Spagna e in Germania, ma anche qui ci sono eccellenze. I migliori che ho visto? Tra quelli che non conoscevo Felipe Anderson e Rugani: se un difensore dell'Empoli che gioca sempre non viene mai ammonito, e in più segna gol, vuol dire che è bravissimo, magari sarà un altro Scirea, chissà. Poi, oltre a Tevez, sono grandi giocatori Pjanic, Pogba, Higuain, Callejon. E Florenzi che può giocare in tutti i ruoli".
Ma abbiamo un campionato ostaggio dei violenti.
"Incredibile la scena di quel padre a Torino che dà i pugni al pullman della Juve col figlio vicino. Un uomo della mia età che fa quelle cose... Fossi il figlio penserei: ma cos'ha nel cervello mio padre? Ai miei tempi succedevano cose, ma non di questo tipo. Si deve andare allo stadio per tifare e per rilassarsi, altrimenti meglio rimanere a casa. Magari ti incazzi per la sconfitta, e fischi, o fai la pañolada, ma perché insultare le persone? Perché tirare le bombe carta? Non ha senso. Poi so che allo stadio ci si sfoga per il lavoro che non c'è, per i problemi della vita, e che il calcio è un pretesto. Però allo stadio c'è anche un senso di impunità che non va bene. Bisogna applicare severamente le leggi. In Inghilterra accadde qualcosa tra tifosi dopo un derby di Manchester: il martedì la polizia ne aveva già messi dentro alcune decine, e fine del problema".
Non c'è anche un'eccessiva vicinanza tra i club e certi ultrà?
"Certo, e i club non devono più essere conniventi. Anche Mantovani alla Samp ogni tanto faceva cene coi tifosi, stabilì un contatto, addirittura assunse come magazziniere uno storico capo della curva, Bosotin, che ogni tanto faceva qualche fesseria... Ma per il resto, nessun contatto. Mantovani diceva: "Appena combinate qualche casino allo stadio, il giorno dopo me ne vado e vi lascio come vi avevo trovato". Risultato: ci furono 15 anni perfetti".
Dobbiamo riorganizzarci, anche politicamente. Lei è di sinistra, lo ammetta su...
"Ah mio padre di sicuro: lavoratore e comunista, pensi che il suo sogno era quello di andare a vivere in Russia, ah ah... Credo che il problema non sia la sinistra o la destra, ma avere politici che pensino davvero a migliorare il paese, che rimane il migliore al mondo per bellezza, tradizioni culturali, cibo, ingegno, intuito, vivacità. Che facciano politica per passione e per missione, non per rubare".
Renziano?
"Renzi è giovane, e questo già depone a suo favore: i giovani sono il nostro futuro. Spero che faccia le cose per bene".
Lei crede molto nella famiglia...
"E' tutto. Solo in famiglia ricevi consigli e appoggi disinteressanti, di puro amore. Fuori è più complicato. Nel calcio, ad esempio, girano personaggi squallidi. La famiglia è l'unico rifugio".
Nella famiglia gay lei ci crede?
"Assolutamente nulla in contrario. L'ha detto anche il Papa, che è un fenomeno, uno di un'altra categoria: chi sono io per giudicare un gay?"
E i gay nel calcio?
"Se li avessi incontrati, o se li incontrerò, non me ne importerebbe nulla. Se ce ne sono molti fuori dal calcio ce ne saranno anche dentro, no? E poi sono fatti loro. Anche questo mi sembra un problema molto italiano: all'estero c'è chi ne ha parlato tranquillamente, tra gli sportivi".
Comunque, per chiudere: Icardi rimane?
"Certo. E' migliorato moltissimo e ha ancora margini. All'inizio non mi piaceva il suo atteggiamento nel lavoro, ma è cambiato e si vedono i frutti".
E Mancini rimane? E se arrivasse una telefonata da Madrid, o da Parigi...?
"Ma no, ormai non arriva più... Mi manca la Champions, mi manca la lotta per lo scudetto: vorrei ritrovarle con l'Inter, vorrei riscoprire il piacere di costruire una squadra vincente, come accadde dieci anni fa, e vederla crescere giorno dopo giorno come una piantina, con amore. Rimango qui, certo: ormai la fesseria l'ho fatta, ah ah".