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Inter, Thohir: "Perdita di 90 milioni? Niente di vero"

Il presidente nerazzurro commenta le voci sul bilancio: "Non so da dove sia uscita questa notizia. Le nostre entrate sono aumentate di 10 milioni". Sull'addio a Fassone: "L'ho sempre rispettato, ma le persone vanno e vengono. Bolingbroke è l'unico numero uno"

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MILANO - "Rifarei le stesse scelte", ha detto Roberto Mancini al termine di Inter-Fiorentina finita 1-4. Ma, bastano due numeri per capire che il tecnico dovrà rivedere qualcosa. Le cifre in questione sono 794 e 349, ovvero i passaggi effettuati dai viola e dai nerazzurri durante la sfida di ieri sera a San Siro. La differenza di 445 sono i  passaggi fatti in meno dall'Inter. Senza dimenticare il possesso palla: 68,8% contro 31,2%. Un vero regalo che il Mancio ha fatto al collega Sousa, figlio, anche ma non solo, della decisione di schierare la difesa a tre contro un avversario di livello. Una decisione che manifesta debolezza e che da una squadra che punta al titolo non ci si aspetta. Ma questo è accaduto, da qui si deve ripartire e rinsaldare le fondamenta partendo dalla difesa a quattro. Un reparto 'semì consolidato, con un gol subito in cinque partite, quattro contro la Fiorentina. L'errore di Handanovic ha, certamente, complicato la serata (così come l'espulsione al 31' di Miranda), ma il portiere non ha tutte le colpe. C'è da sottolineare che la difesa nelle prime gare di campionato ha mostrato di non essere quella sbilenca della scorsa stagione, ma pensare che con Santon, Miranda, Medel e Melo a 'menarè davanti ai tre difensori si potesse risolvere ogni male è stata pura illusione. Non è dispensato da ogni colpa il centrocampo  -  lento - dove spiccano le prove impalpabili dei nuovi acquisti: Kondogbia costato quasi 40 milioni sembra spaesato, mentre Perisic, che avrebbe dovuto far volare la squadra non è ancora riuscito nel suo intento. Un passo più in là e si arriva all'attacco dove Palacio schierato al posto di Jovetic infortunato è apparso spaesato e fuori tempo. L'altro ricambio è Ljajic che contro il Chievo non ha certo mostrato di essere in palla e già parte dei meccanismi Manciniani.
 
THOHIR, LA PERDITA DI 90 MILIONI NON E' VERITIERA - Campo a parte, Erick Thohir, presidente dell'Inter commenta così le notizie uscite sulla presunta perdita a bilancio di 90 milioni circa. "Ho letto diverse notizie a questo proposito (sul bilancio). Non capisco da dove sia uscita la cifra - ha detto il tycoon a Sky - sarà interessante quando tra un mese verrà ufficializzata la cifra corretta nell'assemblea dei soci. Le nostre entrate sono aumentate di 10 milioni. Ed anche la vendita di biglietti è eccellente. Credo davvero che abbiamo costruito in management forte in questo momento". Sulla questione legata allo sponsor Pirelli, il presidente dell'Inter ha spiegato: "Abbiamo un buon rapporto, ci parliamo. Stiamo discutendo, i nostri uomini si incontreranno, quindi vediamo, ma speriamo di arrivare a una soluzione positiva". E sul divorzio dall'ex dg Marco Fassone? "Credo che rompere sia un po' troppo... L'ho sempre rispettato, credo nei suoi sforzi, ma nel calcio e nel business le persone vanno e vengono, ho scelto quello che era meglio per il club in questo momento. Ho parlato con Ausilio e con Mancini che hanno capito, abbiamo una strategia per lavorare insieme da squadra. L'unico numero 1 è Bolingbroke come CEO. Stiamo valutando. Potremmo inserire altre persone o far crescere quelle che ci sono".
 
THOHIR BACCHETTA LA LEGA CALCIO: PIU' AGGRESSIVITA' - "La Lega di A ha aperto la finestra relativa alle partite. Tre partite al pomeriggio il sabato ad esempio. Ma non basta. Devono migliorare. Credo che la Serie A debba sviluppare il marchio ed espandersi in Asia, ma anche in USA. La Serie A è al secondo posto in alcuni paesi. Non credo che la Serie A voglia dormire e aspettare di diventare la numero tre o quattro in quei paesi. La partita della domenica sera va valutata la data, vedere se il numero di persone che vanno allo stadio cresce, resta stabile o cala. Non mi lamento, sono contento, ma al tempo stesso vorrei che la Serie A fosse più aggressiva. Come presidenti non ci possiamo attaccare a vicenda, siamo sulla stessa barca, siamo i simboli dei club e quindi dobbiamo rispettarci. Quando altri presidenti fanno delle dichiarazioni su di me, non commento, perché le critiche mi rendono più forte e la Lega deve proteggere l'operatore di club. Un caso come quello del Parma non può più succedere in Serie A, mai più. Quindi basta così, mai più un caso Parma in futuro e la Serie A deve controllare questo".
 
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