MILANO - La prima contro la seconda, le due migliori difese in assoluto e imbattute da un mese abbondante, le uniche due squadre ad aver perso finora una sola volta. Napoli-Inter di lunedì 30 novembre sarà a tutti gli effetti il confronto tra le protagoniste più nitide di questo primo terzo di campionato. Entrambe protagoniste a sorpresa rispetto ai pronostici d'agosto, perché l'Inter era considerata fin troppo rinnovata per poter competere subito e il Napoli aveva la cosiddetta incognita-Sarri ("Uno così non può certo allenare il Napoli", la sentenza di Maradona, anche se poi s'è scusato). Invece eccole a guidare il plotone e a cercare conferme, o conforto, dalla sfida del San Paolo. Anticipiamo subito le chiacchiere che la precederanno: il Napoli sarà il favorito d'obbligo, perché gioca in casa e perché ora di colpo lo considerano tutti irresistibile e artefice di un gioco offensivo spumeggiante, mentre l'Inter sarà la sfavorita visto che gioca male, si difende troppo e segna poco (però intanto è prima da sola, quindi così malaccio non deve essere). Entrambe in realtà poggiano i loro successi su reparti difensivi finora eccellenti: l'Inter miglior difesa del torneo con 7 gol incassati (è terza d'Europa: solo il Bayern, 5 gol subiti, e l'Atletico Madrid, 6, hanno fatto meglio), il Napoli subito a ruota con 8 gol. L'Inter non prende gol da quattro partite consecutive, il Napoli addirittura da cinque: non difese insomma, ma muri, valli, dighe.
GUARDA I GOL
Diciamo piuttosto che a Napoli l'Inter assaggerà il pane più duro che ha dovuto addentare finora a livello difensivo: la coppia Higuain-Insigne, ossia un'iradiddio da 17 gol, sarà un test di coefficiente massimo per la terza linea interista. Che comunque ormai si è cementata intorno alla "MM", la coppia difensiva tutta sudamericana composta da Joao Miranda, brasiliano, e Jeison Murillo, colombiano. Alti forti e veloci, sempre più affiatati, i due sono stati finora mastice puro. Hanno giocato insieme sette volte, nelle prime due giornate e in cinque delle ultime sei partite (Murillo fu assente a Bologna): ebbene, in quelle sette partite l'Inter ha vinto cinque volte, e pareggiato due. In quella sette partite ha incassato solo due gol: da Di Gaudio in Carpi-Inter e da Gilardino in Palermo-Inter. Quello del "Gila", il 24 ottobre scorso, è stato l'ultimo pallone entrato nella porta nerazzurra: l'imbattibilità di Handanovic, che ci ha messo molto del suo con alcune parate determinanti, è arrivata così a 384 minuti. Numeri lusinghieri che conducono ad altri numeri, e questi fanno sussultare i cuori interisti: quattro partite consecutive e intere senza subire gol non si vedevano su questi schermi dall'aprile 2009, prima stagione di Mourinho sulla panchina nerazzurra, e scudetto vinto; al tempo stesso, un'Inter prima in classifica a novembre inoltrato, ossia dopo 13 giornate, non si vedeva dal novembre 2009, anno di grazia del Triplete.
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Tra i logici sospiri dei nostalgici, è opportuno comunque attendere almeno la partita di Napoli, e in assoluto la fine del girone d'andata, per esprimere qualche giudizio più completo su questa Inter che da tre mesi sorprende chiunque, a cominciare dalle 13 formazioni diverse in 13 partite. Talmente sorprendente, l'Inter del Mancio, da aver provocato commenti stizziti o infastiditi per le sue vittorie sempre di misura, sempre sofferte e striminzite, mai spettacolari o convincenti del tutto. Ma si sa come sono certi critici: se i loro pronostici non vengono rispettati, a volte se la prendono con chi ha sparigliato le carte, non con se stessi. Ma intanto l'Inter è cresciuta a fari spenti, cattiva e cinica ma mai davvero perfida, se è vero che è una delle squadre di A a commettere meno falli in assoluto. Perché a volte le cifre, a saperle leggere, svelano molto più di quello che ci sembra di vedere a occhio nudo. E in fondo, anche se Higuain e Insigne segnano senz'altro più di Jovetic e Icardi, Napoli e Inter arrivano alla grande partita del San Paolo allo stesso modo, con le stesse qualità, con la stessa forza. Domenica pomeriggio, per dire, molti ammiravano il Napoli di Verona, che ha vinto 2-0 mostrando bel calcio, e tirando spesso in porta: "Eh, ce ne fossero di squadre come il Napoli: ben 22 tiri in porta, non è da tutti". Poi però, qualche ora dopo, c'è stata Inter-Frosinone. E' finita 4-0, l'Inter ha tirato in porta 22 volte e il vento gelido di questi giorni s'è trascinato via tutte le chiacchiere. Buon San Paolo a tutti, nel giorno di Sant'Andrea.
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Diciamo piuttosto che a Napoli l'Inter assaggerà il pane più duro che ha dovuto addentare finora a livello difensivo: la coppia Higuain-Insigne, ossia un'iradiddio da 17 gol, sarà un test di coefficiente massimo per la terza linea interista. Che comunque ormai si è cementata intorno alla "MM", la coppia difensiva tutta sudamericana composta da Joao Miranda, brasiliano, e Jeison Murillo, colombiano. Alti forti e veloci, sempre più affiatati, i due sono stati finora mastice puro. Hanno giocato insieme sette volte, nelle prime due giornate e in cinque delle ultime sei partite (Murillo fu assente a Bologna): ebbene, in quelle sette partite l'Inter ha vinto cinque volte, e pareggiato due. In quella sette partite ha incassato solo due gol: da Di Gaudio in Carpi-Inter e da Gilardino in Palermo-Inter. Quello del "Gila", il 24 ottobre scorso, è stato l'ultimo pallone entrato nella porta nerazzurra: l'imbattibilità di Handanovic, che ci ha messo molto del suo con alcune parate determinanti, è arrivata così a 384 minuti. Numeri lusinghieri che conducono ad altri numeri, e questi fanno sussultare i cuori interisti: quattro partite consecutive e intere senza subire gol non si vedevano su questi schermi dall'aprile 2009, prima stagione di Mourinho sulla panchina nerazzurra, e scudetto vinto; al tempo stesso, un'Inter prima in classifica a novembre inoltrato, ossia dopo 13 giornate, non si vedeva dal novembre 2009, anno di grazia del Triplete.
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Tra i logici sospiri dei nostalgici, è opportuno comunque attendere almeno la partita di Napoli, e in assoluto la fine del girone d'andata, per esprimere qualche giudizio più completo su questa Inter che da tre mesi sorprende chiunque, a cominciare dalle 13 formazioni diverse in 13 partite. Talmente sorprendente, l'Inter del Mancio, da aver provocato commenti stizziti o infastiditi per le sue vittorie sempre di misura, sempre sofferte e striminzite, mai spettacolari o convincenti del tutto. Ma si sa come sono certi critici: se i loro pronostici non vengono rispettati, a volte se la prendono con chi ha sparigliato le carte, non con se stessi. Ma intanto l'Inter è cresciuta a fari spenti, cattiva e cinica ma mai davvero perfida, se è vero che è una delle squadre di A a commettere meno falli in assoluto. Perché a volte le cifre, a saperle leggere, svelano molto più di quello che ci sembra di vedere a occhio nudo. E in fondo, anche se Higuain e Insigne segnano senz'altro più di Jovetic e Icardi, Napoli e Inter arrivano alla grande partita del San Paolo allo stesso modo, con le stesse qualità, con la stessa forza. Domenica pomeriggio, per dire, molti ammiravano il Napoli di Verona, che ha vinto 2-0 mostrando bel calcio, e tirando spesso in porta: "Eh, ce ne fossero di squadre come il Napoli: ben 22 tiri in porta, non è da tutti". Poi però, qualche ora dopo, c'è stata Inter-Frosinone. E' finita 4-0, l'Inter ha tirato in porta 22 volte e il vento gelido di questi giorni s'è trascinato via tutte le chiacchiere. Buon San Paolo a tutti, nel giorno di Sant'Andrea.
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