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Inter, il destino di Pioli deciso da tempo: si punta su Simeone e Conte

La proprietà cinese ha già deciso da novembre che a giugno si cambierà tecnico, puntando sul Cholo o sull'ex azzurro. La criticata sconfitta con la Roma non ha spostato più di tanto gli equilibri

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MILANO - E' l'Inter e non un club qualsiasi. E' un ambiente sempre potenzialmente tellurico, il nero manto della notte e dello scorno ti può arrivare addosso da un momento all'altro, anche se vieni da due mesi in cui hai vinto quasi sempre. Stefano Pioli insomma doveva aspettarselo, che una sconfitta contro la Roma, anzi una sconfitta di quel genere, avrebbe portato con sé una situazione di questo tipo: tutti che d'improvviso riparlano di futuri allenatori da giugno, tutti a esprimere pareri e preferenze, e per giunta ecco spuntare Roberto Mancini in un'intervista a Sky a dire che con lui l'Inter quest'anno sarebbe arrivata almeno seconda, anche se continua a non raccontare i veri motivi per i quali lui l'ha mollata a inizio agosto, tra i misteri, e allora il giochino non vale. E' la pazza Inter e non puoi farci niente. Anzi, veramente Pioli qualcosa avrebbe potuto farci, ma prima, in sede di preparazione della partita contro la Roma. Se sia stato un peccato di orgoglio, anzi di vanagloria del tecnico emiliano, o semplicemente un'errata valutazione delle forze in campo, non è dato sapere.  Ma è certo che nell'1-3 contro i giallorossi abbiano pesato le sconcertanti scelte tattiche dell'allenatore, che dopo tre mesi alla guida della squadra e dopo averle dato una fisionomia precisa, restituendole anche fiducia nei propri mezzi, ha deciso di sparigliare, sorprendendo tutti, compresi i suoi giocatori, con uno schieramento e un modulo mai provati prima. Gridano ancora vendetta le posizioni di Candreva e Perisic unici uomini di fascia, quel Gagliardini mandato a immolarsi nel mis-match contro Nainggolan, quel Brozovic in campo nonostante fosse in precarie condizioni, quel Medel centrale difensivo quando una posizione da difensore di centrodestra gli avrebbe almeno consentito di incrociare più spesso gli inserimenti di Nainggolan, che invece finivano tutti addosso a Murillo, palesemente inadatto anche lui come passo per contrastare il belga.
 
L'Inter contro la Roma è stata un pasticcio, e il primo grande scivolone di Stefano Pioli, il quale però sapeva di non avere molti margini di errore in questa sua rincorsa affannosa. Per questo sarebbe stato più logico affrontare la Roma con qualche sicurezza in più, con le posizioni dei giocatori più registrate, meno improvvisate: in caso di risultato negativo nessuno avrebbe potuto criticare davvero Pioli. Ma così il tecnico si è attirato addosso le critiche di tutti (mai vista una simile unanimità di giudizi dopo una partita) dentro e fuori il club. Domenica sera il proprietario Zhang Jindong era molto deluso, mentre il figlio Steven era addirittura infuriato, è uscito da San Siro molto provato, scosso, impallidito dal dispetto: non si aspettavano una serata simile. Anche per questo la posizione di Stefano Pioli si è fatta più delicata: c'erano grandi aspettative su di lui e le ha deluse. Ora raggiungere la zona Champions è un miraggio: nelle prossime 12 partite l'Inter dovrebbe raccogliere 7 punti più del Napoli, e intanto superare anche Lazio e Atalanta, il che appare quasi impossibile. Insomma, il grande obiettivo sembra proprio sfumato. Logico dunque che le voci sul futuro della panchina si accavallino, e che spuntino di nuovo di nomi di Antonio Conte e Diego Simeone.
 
Anche se a questo punto sarebbe anche opportuno raccontare le cose come stanno, senza ipocrisie. Perché il fatto che i nomi dei futuri allenatori escano sui giornali è quasi una conseguenza logica della brutta sconfitta di domenica, è insomma anche un fatto giornalistico, e si sa come gira la giostra in questi casi. Ma la verità è che l'Inter e i suoi vertici non hanno certo pensato a Diego Simeone e ad Antonio Conte (l'uno è il piano B dell'altro, per certi versi) da domenica sera in poi. I due grandi allenatori interessano al club da molto tempo, entrambi, e i contatti sono stati avviati da un sacco: con Conte da almeno tre mesi, con Simeone da quasi un anno. Insomma il destino di Stefano Pioli è stato già deciso a novembre, non a caso ha firmato un contratto per due anni ma con penali leggere in caso di rescissione anticipata: se avesse portato la qualificazione in Champions avrebbe avuto qualche speranziella di rimanere, ma non tantissime neppure in quel caso. Senza Champions, il sipario calerà automaticamente. 
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