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Inter, Icardi: "Fare il capitano è la mia missione. E siamo forti, non fortunati"

Il centravanti nerazzurro non sente la pressione del ruolo di leader: "Ho la personalità per farlo senza alcun problema". E sulla stagione: "Obiettivo Champions"

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 MILANO - L'Inter riprende domani ad allenarsi in vista della sfida di lunedì in trasferta contro il Verona. Il tecnico Luciano Spalletti ha scelto di dare un giorno di riposo agli infaticabili di martedì. Intanto, dopo la vittoria nel derby, il pari a Napoli e i tre punti conquistati contro la Sampdoria, di Inter fortunata si parla un po' meno. Nonostante tutto, l'allenatore di Certaldo si diverte a scherzarci su. Tant'è che anche dopo la vittoria di martedì ha ironizzato: "Spero non si metta in dubbio il mio record di fortuna".

Nel mentre, tra una battuta e l'altra sulla buona sorte, Spalletti continua a lavorare sulla testa dei suoi per fargli mantenere alta la concentrazione, una delle vie per continuare a vincere senza perdere lunghezze dal Napoli. Di fato parla anche Mauro Icardi. "Noi in alto grazie alla fortuna? No, non sono d'accordo. Stiamo lavorando benissimo, fin dal primo giorno di ritiro. Spalletti è un allenatore attentissimo", ha detto alla rivista Undici l'attaccante, arrivato a quota cento gol nei professionisti e a 89 con la maglia nerazzurra. Maurito, poi, prosegue confermando: "L'obiettivo stagionale è la Champions League". 
 
ESSERE CAPITANO DELL'INTER LA MISSIONE DI ICARDI - Prima di fare un passo indietro nel passato e uno nel futuro, Icardi alla domanda: 'Troppa responsabilità per il ruolo da capitano?' ha replicato: "Macché. Non è un compito difficile, ho la personalità per farlo senza alcun problema: essere il capitano dell'Inter è la mia missione. E ne vado molto orgoglioso". Ed eccoci alla scorsa stagione. Un'annata infausta per i nerazzurri. La punta sudamericana ha spiegato: "Dopo la pausa per le nazionali di marzo, ci siamo ritrovati 'smarriti', diciamo 'persi'. Ero arrabbiatissimo in quel periodo, tornavo a casa sempre di cattivo umore". E sul futuro ha riconfermato amore per i colori nerazzurri: "Io mi vedo qui, voglio vincere qualcosa con questa maglia. A 40 anni non sarò nel mondo del calcio, sono diverso da Totti: non sarò un allenatore o un dirigente, nessuno dei due mi piace come ruolo. Magari farò il padre a tempo pieno".
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