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Inter, i settantacinque anni del Baffo Mazzola: "Spalletti ed Herrera si somigliano"

L'ex capitano interista nel giorno del suo compleranno traccia similitudini tra HH e l'attuale tecnico nerazzurro: "Sono due incantatori di serpenti, abili nel rapire i giocatori e guardarli dentro"

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MILANO - "Sono due incantatori di serpenti, abili nel rapire i giocatori e guardarli dentro. Capaci di farsi seguire in tutto". Nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, Sandro Mazzola traccia un parallelismo tra Helenio Herrera e Luciano Spalletti. Domani sarà anche il ventennale della scomparsa del Mago e il comune di Milano gli intitolerà i giardini di piazza Axum, a pochi passi da San Siro. Mazzola è stato una delle bandiere, insieme a Facchetti, della Grande Inter ed è solito rispondere a domande su rievocazioni e confronti. "Non l'ho ancora conosciuto personalmente, ma Luciano mi ha già conquistato. Non deve curarsi troppo delle critiche sul giocar male, lo dicevano anche a noi quando vincevamo 1-0. Poi hanno smesso quando sono arrivati i primi trofei. Una strada che Spalletti spero possa ripercorrere".

I punti di contatto che vede il Baffo tra i due tecnici sono essenzialmente tre: leadership, culto della velocità e cura maniacale nella preparazione fisica. "Spalletti è uno tosto, sa farsi seguire dai ragazzi, mi ricorda molto HH in questo. Lui quando ci guardava negli occhi esercitava una grande influenza su di noi, si diceva addirittura che ti ipnotizzasse con lo sguardo. E anche le frasi che ti ripeteva, i cartelli che attaccava nello spogliatoio erano un lavoro che faceva sulla nostra mentalità. Luciano mi sembra faccia cose simili, lo si vede come partecipa alla partita, i gesti e gli sguardi rivolti ai suoi giocatori. Perfino le suggestioni. Quando ha detto a Perisic di stazionare più vicino all'area avversaria perché lì c'è l'animale buono da cacciare, mi ha ricordato gli ammonimenti che mi dava Herrera nell'intervallo, se non seguivo le sue indicazioni. Io giocavo dietro la prima punta e dovevo puntare il marcatore avversario più scarso, così da richiamare il raddoppio e liberare un compagno. Se non lo facevo, mi prendeva da parte vicino alle docce, e mi rimproverava: "vuoi la multa o vuoi fare quello che dico io?"".

Una delle celebri frase di Herrera, oltre a "taca la bala", richiamava echi quasi futuristici. "il gioco è velocità, gioca veloce, corri veloce, pensa veloce, marca e smarcati velocemente". Concetti che spesso richiama anche Spalletti nei commenti dopogara sulle fasi in cui deve migliorare la sua squadra. "Per Herrera la velocità era tutto. Fu un grande precursore in questo, vedeva nella rapidità dell'azione e di pensiero l'imprevedibilità della giocata". E qui Mazzola richiama la terza analogia sull'aspetto fisico. "Il Mago - ricorda - era maniacale sulla preparazione fisica, l'alimentazione, il peso da mantenere. Con lui gli allenamenti duravano di meno, ma erano molto più intensi. Anche Spalletti si vede che è uno molto attento a questo aspetto, l'Inter è una delle migliori squadre nei minuti finali, segno che ha una preparazione fisica molto curata".

Non gli chiediamo un confronto sulla squadra, ma solo se dovesse prendere in prestito un giocatore dal passato, quale regalerebbe al tecnico di Certaldo? "Devo fare due nomi: Suarez e Picchi. No, non è una bocciatura per Borja Valero, Luisito puoi metterlo al posto di chiunque lì in mezzo. Sapeva dettare i tempi come nessuno. E questo ruolo non c'è nell'undici attuale, si alternano e forse va bene così, ma è anche un lavoro più lungo. Ricordo quando Suarez ti lanciava il pallone e non arrivavi in tempo, veniva sotto di te con il dito alzato ad ammonirti per non aver letto il lancio come avresti dovuto. E poi Picchi, era un comandante assoluto. Un leader che sapeva anche tener testa a HH. Una guida per tutti in campo".

C'è però un difetto nel Mago che Mazzola invita Spalletti a non ripetere. "HH ti spremeva da un punto di vista fisico e mentale. Quando cinquant'anni fa, nel '67, arrivò il nostro crepuscolo con lo scudetto sfumato a Mantova e la sconfitta in finale di Coppa Campioni, eravamo sfiniti. Ci guardavamo e non ci riconoscevamo più. In questo il suo erede è stato Mourinho, capace di vincere tanto ma di svuotare di energie i suoi giocatori". Un difetto che i tifosi dell'Inter però, probabilmente, auspicano venga ripetuto.
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