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Inter in affanno, il derby certifica la crisi: tutte le spine di Spalletti

La delusione di Icardi (ansa)
I nerazzurri non appena hanno dovuto affrontare le fatiche agonistiche al ritmo di un impegno ogni 3 giorni, anche se si è trattato di semplice Coppa Italia e non di coppe internazionali, sono crollati. Il tecnico non ci sta: "Io mi ribello al 'qui funziona così'"
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MILANO -  Aveva ragione Sarri, quel borbottone, quell'irascibile, quell'antipatico, insomma il lucido Maurizio Sarri: in un'epoca in cui tutti vogliono solo essere simpatici, perché l'antipatia non porta consensi né followers, onore al merito di chi le canta senza preoccuparsi delle conseguenze. Un mese fa a Sarri scappò dallo stomaco, proprio non poté trattenersi, e lo disse: "Dato che non ha le coppe, l'Inter gioca a un altro sport". Seguirono riposte stizzite dalla Pinetina, Luciano Spalletti in testa. Eppure aveva ragione l'allenatore del Napoli, e di grosso. Non appena l'Inter ha dovuto affrontare le fatiche agonistiche al ritmo di un impegno ogni tre giorni, anche se si è trattato di semplice Coppa Italia e non di coppe internazionali, è crollata. Nelle gambe, poi nell'animo. Il racconto del mese di dicembre è esemplare. Il mese si apre col botto, il giorno 3, 5-0 al Chievo in sciolte…
MILANO -  Aveva ragione Sarri, quel borbottone, quell'irascibile, quell'antipatico, insomma il lucido Maurizio Sarri: in un'epoca in cui tutti vogliono solo essere simpatici, perché l'antipatia non porta consensi né followers, onore al merito di chi le canta senza preoccuparsi delle conseguenze. Un mese fa a Sarri scappò dallo stomaco, proprio non poté trattenersi, e lo disse: "Dato che non ha le coppe, l'Inter gioca a un altro sport". Seguirono riposte stizzite dalla Pinetina, Luciano Spalletti in testa. Eppure aveva ragione l'allenatore del Napoli, e di grosso. Non appena l'Inter ha dovuto affrontare le fatiche agonistiche al ritmo di un impegno ogni tre giorni, anche se si è trattato di semplice Coppa Italia e non di coppe internazionali, è crollata. Nelle gambe, poi nell'animo. Il racconto del mese di dicembre è esemplare. Il mese si apre col botto, il giorno 3, 5-0 al Chievo in scioltezza e allegria. Dal 9 dicembre, giorno di Juve-Inter, inizia la discesa: 0-0 faticoso soprattutto nel secondo tempo ma risultato ottimo, poi però inizia la Tim Cup, e il 12 dicembre il Pordenone fa soffrire fino ai rigori, poi quattro giorni dopo sconfitta in casa con l'Udinese, la prima stagionale, poi caduta in casa del Sassuolo il giorno 23, infine sconfitta nel derby il giorno 27. Cinque partite in 18 giorni, e la grande Inter d'autunno s'è eclissata, in un soffio.

E' stato, ed è, un crollo atletico. Progressivamente, si è notato a occhio nudo un calare d'intensità del collettivo e nello stesso impeto delle corse e dei tackle; un affievolirsi della lucidità dei due soli uomini deputati a inventare, ossia le ali Candreva e Perisic, letteralmente scomparsi nelle ultime settimane, infatti l'Inter ha segnato un solo gol in 510 minuti, ovvero in 8 ore e mezzo di gioco; contestualmente è venuta meno la tenuta difensiva, che aveva spostato gli equilibri nella prima parte della stagione.

Di fatto, gli equilibri interisti si sono rivelati una coperta corta, come ammette lo stesso Spalletti in un dopoderby da facce lunghissime e pensieri per niente felici: "Siamo una squadra che vive di equilibri sottili... appena proviamo a essere più offensivi subiamo il palleggio avversario...". E' il momento più difficile dell'avventura spallettiana, ora vedremo se l'allenatore dalle grandi qualità riuscirà a traghettare l'Inter oltre le secche, impresa che ai suoi predecessori mai è riuscita, anzi affondavano tutti. Spalletti dimostra di conoscere il problema, sta avvertendo anche lui questa strana aria di rassegnazione, infatti prova a ribellarsi dettando la ricetta: "Si ha la sensazione che si respiri un'aria che sembra voglia dirci "qui funziona così". Si ha il timore di ricadere nel passato. Se non ci metto mano, qui le cose vanno così. Ma serve una presa di coscienza e di comportamento, perché poi le cose bisogna risolverle, io ci devo mettere mano e devo andare contro la tendenza di parcheggiare le reazioni. Non devo aspettare di subirle, bisogna che le risolva certe cose: si hanno più problemi quando si pensa che altri debbano risolvere i nostri problemi. E questo vale anche con il mercato". Perché in effetti non c'è mercato che tenga, e né Pastore né Deulofeu, se prima tutta l'Inter non si rialzerà. E il prossimo impegno mette apprensione: a San Siro, in fondo già tra poche ore, arriva una Lazio pimpante e positiva, che ha riposato un giorno in più in Tim Cup, non ha dovuto giocare i supplementari e soprattutto, a differenza dell'Inter, ha passato il turno. Sarà un'Inter-Lazio fondamentale per capire se Spalletti ha la bacchetta magica oppure no, neppure lui, peccato.