Spalletti: "Inter solo per uomini forti. Qualcuno non ha dato tutto..."
di TIZIANA CAIRATIIl tecnico alla vigilia della Lazio: "Sono sorpreso di questa mancata totalità di buttarci dentro tutte le forze che abbiamo per reagire alle difficoltà. Ci sono gli spaventatori professionisti e bisogna esserci abituati. Se giochi nell'Inter non puoi nasconderti, trovi gente appostata da tutte le parti che ti viene addosso. Non esiste nascondiglio, ti prendono per il c..., ti dicono le cose peggiori e devi saper reagire e restituirle"
MILANO - "Uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli", così Luciano Spalletti, tecnico dell'Inter, chiude la conferenza stampa alla vigilia della sfida contro la Lazio, crocevia per i nerazzurri dopo due sconfitte in campionato e l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Milan. L'allenatore nella sostanza confida in una reazione del gruppo: "Vedo tutti vogliosi di ribaltare questo momento. Nessuno ci ha regalato nulla. Ma nessuno può risolverci i problemi".
Cos'ha detto ai giocatori in questi due giorni?
"Si cerca di portar loro dei dati di fatto a quello che è il loro modo di pensare e a quello che stiamo percorrendo. Uno degli esempi è che se noi a questo punto ci fossimo arrivati con due sconfitte contro Juve e Napoli in precedenza e avendo vinto o pareggiato una di queste due partite, il modo di vederci sarebbe stato diverso. Siccome questi calciatori hanno fatto cose eccezionali prima, divent…
Cos'ha detto ai giocatori in questi due giorni?
"Si cerca di portar loro dei dati di fatto a quello che è il loro modo di pensare e a quello che stiamo percorrendo. Uno degli esempi è che se noi a questo punto ci fossimo arrivati con due sconfitte contro Juve e Napoli in precedenza e avendo vinto o pareggiato una di queste due partite, il modo di vederci sarebbe stato diverso. Siccome questi calciatori hanno fatto cose eccezionali prima, divent…
MILANO - "Uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli", così Luciano Spalletti, tecnico dell'Inter, chiude la conferenza stampa alla vigilia della sfida contro la Lazio, crocevia per i nerazzurri dopo due sconfitte in campionato e l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Milan. L'allenatore nella sostanza confida in una reazione del gruppo: "Vedo tutti vogliosi di ribaltare questo momento. Nessuno ci ha regalato nulla. Ma nessuno può risolverci i problemi".
Cos'ha detto ai giocatori in questi due giorni?
"Si cerca di portar loro dei dati di fatto a quello che è il loro modo di pensare e a quello che stiamo percorrendo. Uno degli esempi è che se noi a questo punto ci fossimo arrivati con due sconfitte contro Juve e Napoli in precedenza e avendo vinto o pareggiato una di queste due partite, il modo di vederci sarebbe stato diverso. Siccome questi calciatori hanno fatto cose eccezionali prima, diventa facile andare a trovare qualche difficoltà ora. Siccome abbiamo fatto tutto da soli abbiamo la possibilità di trovare noi la soluzione. Sapendo che siamo forti non potremo mai essere in grande difficoltà se non vogliamo esserlo, abbiamo le soluzioni e lo abbiamo mostrato".
Come mai non si esce dal problema psicologico?
"Nel calcio ci sono momenti in cui va tutto storto e devi lasciar scorrere il tempo per reclutare le energie, perché da lì nasce la reazione. Poi, gli obiettivi vanno bene ma la differenza la fa l'organizzazione, le procedure, il modo di lavorare che devono essere più riconoscibili e chiari".
Perché quest'anno il tifoso deve pensare che la squadra non si perderà?
"Ci sono gli spaventatori professionisti e bisogna esserci abituati. Ora si rischia il quarto posto, ma succede per tutto il campionato. Mi riferisco non solo ai giornalisti, ma a chiunque parli di Inter. Poi è chiaro che in questo tragitto abbiamo organizzato un lavoro e abbiamo numeri da portare a supporto. Cosa può far cambiare idea? Quello che è successo finora e questi calciatori hanno fatto vedere di avere i colpi in canna per risolvere le partite".
Cosa risponde a chi dice che il gioco dell'Inter è prevedibile?
"E' un'analisi corretta ed è corretto che tu dica che centralmente bisogna palleggiare meglio e con più qualità, penetrando di più per vedere cosa c'è dietro la linea difensiva. Ma sono caratteristiche su cui bisogna mettere mano per completare le nostre qualità. I giocatori della Lazio sono bravi in fase offensiva quando perdi palla, ribaltano l'azione a campo aperto. Sono caratteristiche di squadra".
Nelle ultime partite ci sono stati atteggiamenti privi di cattiveria agonistica. La fa arrabbiare e preoccupare questa cosa?
"Sono sorpreso di questa mancata totalità di buttarci dentro tutte le forze che abbiamo per reagire alle difficoltà. Però anche se non ci abbiamo messo tutto se si fa gol nel derby... Sicuramente dovevamo fare qualcosa di più. Se qualcuno è in difficoltà lo si aiuta restituendo forza e convinzione alle nostre caratteristiche. Non c'è una squadra che non ha interesse nel risultato, tutti sono vogliosi di ribaltare questo momento e bisogna rafforzar loro questi dati di fatto e convinzioni, perché sono momenti trascorsi, situazioni create, contesti costruiti da loro. Non glielo dico tanto per fare, loro sono arrivati qui. Sento parlare di Lazio e Roma che fanno un campionato eccezionale, delle altre due che sono squadre extra terrestri, e mi sembra che noi siamo dentro in questo contesto e nessuno ci ha regalato niente. Siamo stati bravi noi. Chiaro che se si va dietro a quello che ci dicono, che siamo a rischio classifica... Si sono creati i presupposti per essere credibili, questi giocatori con azioni individuali e reazioni di squadra. Nessuno ci ha dato niente e nessuno può tirarci fuori".
Secondo lei questa rosa così com'è le dà le alternative giuste? Ha avuto le risposte giuste?
"Ho avuto risposte parziali. Ma rimango dell'idea iniziale finché non finisco. A me piacciono i calciatori che alleno, hanno le qualità per arrivare a quello che è un lavoro programmato in maniera corretta. Noi dobbiamo avere un modo di lavorare corretto che giorno dopo giorno ti porta all'obiettivo, perché chi parte solo con l'obiettivo alla fine perde".
E' virtualmente scaduto il tempo di chi avrebbe dovuto farle cambiare idea sul blocco?
"Non scadrà mai. Ci sono momenti di difficoltà nel calcio. Conta che tu mi mostri che non sei contento e che è stato un caso quello che è successo, perché la tua aspirazione è un'altra".
Ha visto qualcuno che si è comportato così?
"Se ho da dire qualcosa a qualcuno glielo vado a dire e finora non ho dovuto farlo. Li vedo un po' tutti demoralizzati e dispiaciuti. In questo momento c'è da stare con loro e far vedere chi sono realmente, vale a dire calciatori forti arrivati a giocare in una squadra forte con merito, nessuno è qui per sbaglio. E quando sei qui in questo contesto e vesti questi colori, devi saper reagire, non puoi porti come quello che si scansa su quello che ti viene addosso. Perché la tranvata inaspettata poi la prendi. Devi essere tu quello che va addosso e si fa largo per il posto in cui vuole passare. Se giochi nell'Inter non puoi nasconderti, trovi gente appostata da tutte le parti che ti viene addosso. Non esiste nascondiglio, ti prendono per il c..., ti dicono le cose peggiori e devi saper reagire e restituirle. Altrimenti si va a giocare altrove. O siamo giocatori da questo contesto che ci siamo meritato, oppure non ci sappiamo stare".
Nelle ultime 5 partite sono arrivati 4 gol subiti. Che è successo?
"Niente. Prima si concedeva di meno, ora qualcosa di più. Gli altri sono stati bravi. Dentro l'annebbiamento delle nostre qualità, in cui sei meno coraggioso e non provi a risolvere bene le cose, ti viene il braccino e gli altri aumentano la loro convinzione e si ribaltano i valori".
Deluso dalle ultime prove di Joao Mario?
"Joao Mario è un ragazzo semplice da capire, ha una correttezza esagerata nel modo di frequentare lo spogliatoio e allenarsi. Quando sono andato a parlargli non mi ha detto nulla di strano. Mi spiace che gli siano capitati un paio di palloni per far gol e non li abbia sfruttati. Se ha pensato di andar via, ha buttato via un po' di attenzione per quelle occasioni, è immancabile che si abbassi lo stimolo nella ricerca del risultato. L'applicazione fa la differenza. Per cui lui ora è dispiaciuto, ma si è allenato bene e a me interessa che professionalmente raggiunga l'obiettivo giornaliero in maniera corretta e lo sta facendo. Se lo vedessi in maniera plateale in atteggiamenti menefreghisti, è chiaro che tireremmo fuori il problema perché sarei il primo a metterlo in evidenza".
Quanto ha dovuto fare più lo psicologo che l'allenatore?
"Ho detto che non saremo mai nei guai perché abbiamo le soluzioni. Chiaro che una parte del lavoro è parlare con qualcuno, spostando l'attenzione dove tu la vuoi spostare. Io ora la voglio spostare sui numeri di questi ragazzi finora, si riparte soprattutto da lì. Sono loro i padroni del proprio destino. Noi abbiamo le capacità di averne uno forte. In passato ci hanno fatto la scritta 'Uomini deboli destini deboli, uomini forti destini forti'. Facciamo vedere che uomini siamo".
Cos'ha detto ai giocatori in questi due giorni?
"Si cerca di portar loro dei dati di fatto a quello che è il loro modo di pensare e a quello che stiamo percorrendo. Uno degli esempi è che se noi a questo punto ci fossimo arrivati con due sconfitte contro Juve e Napoli in precedenza e avendo vinto o pareggiato una di queste due partite, il modo di vederci sarebbe stato diverso. Siccome questi calciatori hanno fatto cose eccezionali prima, diventa facile andare a trovare qualche difficoltà ora. Siccome abbiamo fatto tutto da soli abbiamo la possibilità di trovare noi la soluzione. Sapendo che siamo forti non potremo mai essere in grande difficoltà se non vogliamo esserlo, abbiamo le soluzioni e lo abbiamo mostrato".
Come mai non si esce dal problema psicologico?
"Nel calcio ci sono momenti in cui va tutto storto e devi lasciar scorrere il tempo per reclutare le energie, perché da lì nasce la reazione. Poi, gli obiettivi vanno bene ma la differenza la fa l'organizzazione, le procedure, il modo di lavorare che devono essere più riconoscibili e chiari".
Perché quest'anno il tifoso deve pensare che la squadra non si perderà?
"Ci sono gli spaventatori professionisti e bisogna esserci abituati. Ora si rischia il quarto posto, ma succede per tutto il campionato. Mi riferisco non solo ai giornalisti, ma a chiunque parli di Inter. Poi è chiaro che in questo tragitto abbiamo organizzato un lavoro e abbiamo numeri da portare a supporto. Cosa può far cambiare idea? Quello che è successo finora e questi calciatori hanno fatto vedere di avere i colpi in canna per risolvere le partite".
Cosa risponde a chi dice che il gioco dell'Inter è prevedibile?
"E' un'analisi corretta ed è corretto che tu dica che centralmente bisogna palleggiare meglio e con più qualità, penetrando di più per vedere cosa c'è dietro la linea difensiva. Ma sono caratteristiche su cui bisogna mettere mano per completare le nostre qualità. I giocatori della Lazio sono bravi in fase offensiva quando perdi palla, ribaltano l'azione a campo aperto. Sono caratteristiche di squadra".
Nelle ultime partite ci sono stati atteggiamenti privi di cattiveria agonistica. La fa arrabbiare e preoccupare questa cosa?
"Sono sorpreso di questa mancata totalità di buttarci dentro tutte le forze che abbiamo per reagire alle difficoltà. Però anche se non ci abbiamo messo tutto se si fa gol nel derby... Sicuramente dovevamo fare qualcosa di più. Se qualcuno è in difficoltà lo si aiuta restituendo forza e convinzione alle nostre caratteristiche. Non c'è una squadra che non ha interesse nel risultato, tutti sono vogliosi di ribaltare questo momento e bisogna rafforzar loro questi dati di fatto e convinzioni, perché sono momenti trascorsi, situazioni create, contesti costruiti da loro. Non glielo dico tanto per fare, loro sono arrivati qui. Sento parlare di Lazio e Roma che fanno un campionato eccezionale, delle altre due che sono squadre extra terrestri, e mi sembra che noi siamo dentro in questo contesto e nessuno ci ha regalato niente. Siamo stati bravi noi. Chiaro che se si va dietro a quello che ci dicono, che siamo a rischio classifica... Si sono creati i presupposti per essere credibili, questi giocatori con azioni individuali e reazioni di squadra. Nessuno ci ha dato niente e nessuno può tirarci fuori".
Secondo lei questa rosa così com'è le dà le alternative giuste? Ha avuto le risposte giuste?
"Ho avuto risposte parziali. Ma rimango dell'idea iniziale finché non finisco. A me piacciono i calciatori che alleno, hanno le qualità per arrivare a quello che è un lavoro programmato in maniera corretta. Noi dobbiamo avere un modo di lavorare corretto che giorno dopo giorno ti porta all'obiettivo, perché chi parte solo con l'obiettivo alla fine perde".
E' virtualmente scaduto il tempo di chi avrebbe dovuto farle cambiare idea sul blocco?
"Non scadrà mai. Ci sono momenti di difficoltà nel calcio. Conta che tu mi mostri che non sei contento e che è stato un caso quello che è successo, perché la tua aspirazione è un'altra".
Ha visto qualcuno che si è comportato così?
"Se ho da dire qualcosa a qualcuno glielo vado a dire e finora non ho dovuto farlo. Li vedo un po' tutti demoralizzati e dispiaciuti. In questo momento c'è da stare con loro e far vedere chi sono realmente, vale a dire calciatori forti arrivati a giocare in una squadra forte con merito, nessuno è qui per sbaglio. E quando sei qui in questo contesto e vesti questi colori, devi saper reagire, non puoi porti come quello che si scansa su quello che ti viene addosso. Perché la tranvata inaspettata poi la prendi. Devi essere tu quello che va addosso e si fa largo per il posto in cui vuole passare. Se giochi nell'Inter non puoi nasconderti, trovi gente appostata da tutte le parti che ti viene addosso. Non esiste nascondiglio, ti prendono per il c..., ti dicono le cose peggiori e devi saper reagire e restituirle. Altrimenti si va a giocare altrove. O siamo giocatori da questo contesto che ci siamo meritato, oppure non ci sappiamo stare".
Nelle ultime 5 partite sono arrivati 4 gol subiti. Che è successo?
"Niente. Prima si concedeva di meno, ora qualcosa di più. Gli altri sono stati bravi. Dentro l'annebbiamento delle nostre qualità, in cui sei meno coraggioso e non provi a risolvere bene le cose, ti viene il braccino e gli altri aumentano la loro convinzione e si ribaltano i valori".
Deluso dalle ultime prove di Joao Mario?
"Joao Mario è un ragazzo semplice da capire, ha una correttezza esagerata nel modo di frequentare lo spogliatoio e allenarsi. Quando sono andato a parlargli non mi ha detto nulla di strano. Mi spiace che gli siano capitati un paio di palloni per far gol e non li abbia sfruttati. Se ha pensato di andar via, ha buttato via un po' di attenzione per quelle occasioni, è immancabile che si abbassi lo stimolo nella ricerca del risultato. L'applicazione fa la differenza. Per cui lui ora è dispiaciuto, ma si è allenato bene e a me interessa che professionalmente raggiunga l'obiettivo giornaliero in maniera corretta e lo sta facendo. Se lo vedessi in maniera plateale in atteggiamenti menefreghisti, è chiaro che tireremmo fuori il problema perché sarei il primo a metterlo in evidenza".
Quanto ha dovuto fare più lo psicologo che l'allenatore?
"Ho detto che non saremo mai nei guai perché abbiamo le soluzioni. Chiaro che una parte del lavoro è parlare con qualcuno, spostando l'attenzione dove tu la vuoi spostare. Io ora la voglio spostare sui numeri di questi ragazzi finora, si riparte soprattutto da lì. Sono loro i padroni del proprio destino. Noi abbiamo le capacità di averne uno forte. In passato ci hanno fatto la scritta 'Uomini deboli destini deboli, uomini forti destini forti'. Facciamo vedere che uomini siamo".