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Spalletti: "E' ora di tornare a vincere. Il futuro? Dopo l'Inter voglio la Nazionale"

Il tecnico alla vigilia della Spal sprona la squadra ("noto che c'è una maturazione sul tragitto da fare per arrivare in fondo") e non nasconde le sue ambizioni di azzurro: "Non ora, ma al termine di questa esperienza". Mercato: in serata l'apertura di Pastore

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MILANO - Luciano Spalletti è preoccupato il giusto, e lo esterna: "Ho visto dei miglioramenti contro la Roma, poi siamo tornati indietro", ma "la conoscenza più approfondita (rispetto al passato) dei miei giocatori mi fa essere fiducioso e noto che c'è una maturazione sul tragitto da fare per arrivare in fondo". La crescita della squadra è assodata, ora non resta che "tornare a vincere", rimarca il tecnico alla vigilia della partita contro la Spal in programma domani alle 12.30 in trasferta. Le parole alla vigilia del match non si limitano al calcio giocato, l'allenatore, infatti, parla anche di mercato: "E' difficile per tutti, ci sono limiti e barriere e ci si deve accontentare e usare bene il materiale che abbiamo. Io qualcosa di meglio devo fare".

Visto come è andata con Kondogbia e Joao Mario, su Dalbert ha un'idea più precisa del perché non riesca a sfondare?
"Prima di tutto perché gli ho preferito altri calciatori. Le qualità sono indubbie. Venendo a giocare in un campionato diverso deve fare delle conoscenze riguardo alle usanze, bisogna fare esperienza. Diventerà un buonissimo calciatore e potrà far vedere tutte le sue qualità riguardo al prezzo per il quale è stato preso. Le aspettative sono un conto, le qualità sono altre, ma su di lui quelle aspettative si possono tenere e infatti noi lo terremo con noi".
Dove potremo vedere Rafinha?
"Può giocare da più parti. Durante la partita ci sono dei 'mini-campettì in cui bisogna avere qualità tecnica e rapidità, perché gli avversari ti saltano addosso oppure ti aspettano. Lui nelle misure ridotte è perfetto. Può giocare esterno, centrocampista offensivo, trequartista dove sta più comodo di tutti. Ma conosce il calcio e questo gli rende le cose abbastanza semplici. Abbiamo preso un calciatore forte, deve mettere a posto la condizione fisica ma mi aspettavo peggio per il periodo che è stato fuori. Invece è pronto, reattivo, qualitativo come è lui".
Abbiamo visto situazioni diverse nell'ultima partita. Si potranno vedere costantemente?
"Lei è attento, ma durante le partite succede di rendersi conto di quanto sta accadendo e quindi di andare a crearsi i presupposti accompagnando l'azione. Con il centrocampista un po' più alto abbiamo fatto meglio nel secondo tempo e un po' peggio nel primo. Si può usare anche questo ed è un'arma in più. E' chiaro che nella ripresa con la Roma, essendo andati sotto, abbiamo provato a fare qualcosa in più. Dopo il gol ci sono stati pochi minuti ma la situazione è che ci fossimo un po' accontentati perché abbiamo avuto il timore di perderla e questo non deve succedere perché tra noi e l'obiettivo che abbiamo c'è il valore del tempo, che va usato bene. Le cose vanno fatte, la lancetta non si ferma mai. C'è un tempo per fare qualsiasi cosa. Dobbiamo sempre provare a portare a casa la vittoria e non averla cercata nell'ultima parte di gara non mi è piaciuto granché".
Cosa può fare la differenza tra Roma, Lazio e Inter nella corsa alla zona Champions?
"L'insistenza sul modo di lavorare, dell'avere in base a quel che proponi. Per avere devi fare e per fare devi essere. Si tratta giorno dopo giorno di mettersi in condizione di proporre cose che ti diano un risultato, una risposta e giorno dopo giorno riuscire ad anticipare. Quando gli altri sono pronti, tu sterzi e fai altro e li mandi in affanno per venirti dietro. Conta il lavoro giornaliero, il volere e dovere portare a casa un pezzettino di risposta e di risultato per arrivare in fondo all'obiettivo. Quando ho iniziato ad allenare si diceva che per iniziare intanto si correva e si vincevano i contrasti. Poi si pensava ad altro".
Nagatomo non sta giocando molto. Si parla anche di una sua possibile cessione. Cosa ne pensa?
"E' qui da molti anni e tutti dicono la stessa cosa: è una persona splendida e un professionista eccezionale. Io racconto la stessa cosa di chi mi ha preceduto. In questo momento ho 3-4 che possono giocare nel ruolo e ogni tanto le scelte le faccio corrette, ogni tanto sbagliate. Per il futuro, Nagatomo è un calciatore maturo e bisogna parlarci per quel che sono le sue volontà. Di queste cose si occupano i direttori, ma la sua intenzione mi sembra sia quella di vedere se può andare in un posto dove può giocare".
Un profilo come Pastore può servirle o ha altre esigenze?
"E' sicuramente un grande calciatore, non vado a interferire sulle trattative. Col mercato a volte si rischia di lasciare un po' indietro l'importanza di chi ci ha portato fino a qui, perché altrimenti si butta via un percorso fatto per dare seguito a questa classifica. Però Pastore è importante, mantiene unito il gregge...".
Vanheusden ha firmato fino al 2022, a proposito di giovani:  Pinamonti?
"Vanheusden è forte. Se l'avessi avuto a disposizione non avrei avuto problemi a usarlo. Aspettiamo che guarisca. Pinamonti, invece, mi ha chiesto consiglio sul suo futuro per capire se rimanere ad allenarsi con uno come Icardi, cosa che può aiutarlo, oppure andare altrove. Con la società stiamo facendo un discorso perché per andare via da qui deve trovare una situazione dove gli garantiscono di giocare un po'". 
In tanti di interogano su chi sarà il prossimo ct della Nazionale...

"Ambisco alla Nazionale anch'io, non ora ma quando avrò fatto il mio periodo all'Inter".

L'APERTURA DI PASTORE - "L'Inter è un grande club, l'Italia è un campionato che conosco e che mi piace molto. La patria di mia moglie. L'aspetto familiare è importante per me". Così Javier Pastore risponde ad una domanda della stampa francese su un suo possibile approdo all'Inter nel mercato di gennaio. "Stiamo parlando di questo, per il club non è una decisione facile. Vedremo se in pochi giorni potremo trovare un accordo e una soluzione", ha aggiunto dopo la vittoria del Psg sul Montpellier. "Non ho ancora deciso niente. L'unica cosa di cui ho bisogno è giocare di più per cercare di andare al Mondiale",
 
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