MILANO - Mauro Icardi si è allenato a parte, ma cresce l'ottimismo in casa Inter di poter convocare per la partita contro il Benevento di sabato sera a San Siro. Intanto, Eder, alla Inter tv sembra aver capito lo spirito che il tecnico Luciano Spalletti vuole vedere dai suoi. "Il mio 2018 è iniziato bene, non ho giocato per sei mesi però mi sono sempre allenato bene per farmi trovare pronto", dice l'italo brasiliano, che spiega da dove nasce il suo pensiero e il 'non mollare mai': "La forza me la dà la mia esperienza pregressa, a volte i giovani non sfruttano le opportunità che gli capitano. Ho fatto sacrifici per venire qui e sono arrivato all'Inter, non posso lamentarmi anche se si passano dei momenti difficili. Se ti alleni bene innanzitutto fai bene il tuo lavoro, anche se non giochi, certo non sono contento di non giocare è normale, ma non mi sono mai depresso. Se ti alleni sempre prima o poi i risultati arrivano".
Eder nella lunga intervista ricorda i suoi idoli da bambino: "Mi piaceva Ronaldo, il Fenomeno", e dove ha mosso i primi passi da calciatore: "Ho iniziato a giocare nel Futsal quando avevo 5 anni e anche da piccolo volevo sempre stare con il pallone. Mio zio faceva l'allenatore di calcio a 5 e mi ha coinvolto. Non volevo giocare a 11 perché fino a 12-13 anni praticavo solo quello a 5 anche per toccare di più la palla". La sua carriera è stata rapida. A 17 anni è stato venduto subito. In Italia, afferma Eder "ho scelto Empoli perché avrei giocato di più. La società mi ha fatto crescere". E sulla scelta della nazionale italiana, l'attaccante sottolinea: "Ho vissuto 15 anni in Brasile e 15 in Italia, calcisticamente ma anche dal punto di vista della cultura, mi sento italiano. I miei nonni erano italiani, a volte il destino ti fa questi regali. Una chiamata di una nazionale così importante non si può rifiutare. Si diceva che forse Dunga mi potesse chiamare non ho mai avuto dubbi perché mi sento italiano, quando smetterò penso che vivrò in Italia. Mio figlio è cresciuto a Genova, mi sento pienamente italiano".
Eder nella lunga intervista ricorda i suoi idoli da bambino: "Mi piaceva Ronaldo, il Fenomeno", e dove ha mosso i primi passi da calciatore: "Ho iniziato a giocare nel Futsal quando avevo 5 anni e anche da piccolo volevo sempre stare con il pallone. Mio zio faceva l'allenatore di calcio a 5 e mi ha coinvolto. Non volevo giocare a 11 perché fino a 12-13 anni praticavo solo quello a 5 anche per toccare di più la palla". La sua carriera è stata rapida. A 17 anni è stato venduto subito. In Italia, afferma Eder "ho scelto Empoli perché avrei giocato di più. La società mi ha fatto crescere". E sulla scelta della nazionale italiana, l'attaccante sottolinea: "Ho vissuto 15 anni in Brasile e 15 in Italia, calcisticamente ma anche dal punto di vista della cultura, mi sento italiano. I miei nonni erano italiani, a volte il destino ti fa questi regali. Una chiamata di una nazionale così importante non si può rifiutare. Si diceva che forse Dunga mi potesse chiamare non ho mai avuto dubbi perché mi sento italiano, quando smetterò penso che vivrò in Italia. Mio figlio è cresciuto a Genova, mi sento pienamente italiano".
