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Inter, Spalletti e la rivoluzione nata a centrocampo

(ansa)
La squadra ha trovato la sua dimensione con Brozovic e Rafinha al posto di Borja Valero e Vecino
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MILANO - Alla fine, è comunque e sempre una questione di qualità degli interpreti, il calcio. L'Inter è migliorata, uscendo dalla pesantissima crisi invernale e potendosi affacciare ora al derby con animo rinfrancato, quando Spalletti ha trovato i giocatori giusti nei ruoli giusti. Rispetto alla squadra del girone d'andata, che si era inabissata dopo 15 partite a ottimi livelli, sono cambiati sostanzialmente tre giocatori: sono usciti di scena Nagatomo, Borja Valero e Vecino, e al loro posto adesso ecco Cancelo, Rafinha e Brozovic. Una bella differenza, non c'è che dire. La soffertissima giubilazione di Nagatomo, dopo sette incomprensibili anni trascorsi all'Inter, ha aperto la strada a Cancelo sulla fascia destra, mentre D'Ambrosio traslocava a sinistra: il portoghese, dopo aver trascorso tre mesi abbondanti ai margini perché non riusciva a entrare nelle pieghe tattiche del nostro calcio, ora è lucido e incisivo, è padrone della fascia, ha piede felicissimo rispetto a Nagatomo e non ci voleva molto, insomma è un fattore.
 
Ma la storia interista è mutata grazie agli innesti a centrocampo, c'è poco da fare e da dire. Era apparso chiarissimo anche nell'autunno felix che un'Inter con ambizioni da Champions sarebbe stata zavorrata, alla lunga, dalla coppia Vecino-Borja Valero, buona per squadre dalle ambizioni limitate, lo dice la sua storia, lo raccontano le carriere dei due. Infatti la squadra è sbocciata quando Brozovic ha sostituito Vecino in fase di costruzione dell'azione e quando Rafinha ha preso possesso della trequarti campo, la sua zona preferita. Ce n'è voluta, ma alla fine Spalletti ha trovato la quadratura. Ce n'è voluta perché Brozovic è un giocatore difficilissimo da inquadrare, tatticamente ma ancora più sul piano caratteriale, e bisogna lavorarci un sacco, ma Spalletti lo ha fatto bene e ora, addirittura ammettendo una sua colpa ("Ci ho messo un po' troppo a capire che quello era il ruolo in cui poteva esserci utilissimo"), il tecnico sa di poter contare su un regista di qualità all'inizio dell'azione, tra l'altro mobilissimo perché è sempre tra quelli che corrono di più durante la partita, e soprattutto con piede felice, rispetto a Vecino, che è soprattutto irruenza e inserimenti, non fosforo. Neppure è in discussione poi la differenza sostanziale che c'è tra Rafinha e Borja Valero, altro passo, altra tecnica, altro background. Il figlio di Mazinho ha faticato e si sapeva, perché arrivava da nove mesi di inattività, e tuttora non è al meglio. Ma giocando prima scampoli di partita, poi con un minutaggio sempre maggiore, infine arrivando agli 80' giocati contro la Samp e i 75' contro il Verona, il brasiliano è entrato sempre più nel cuore della squadra, e ormai le sue variazioni di ritmo, preziosissime, e la sua abilità tecnica nell'uscire dalle complicate situazioni della trequarti campo, hanno ridato vigore e imprevedibilità agli attacchi.

Senza contare che con Rafinha e Cancelo nel motore, Spalletti ora può contare su variazioni interessanti sulle fasce, dopo che ormai tutti gli avversari avevano imparato a tamponare Candreva e Perisic: spesso ora l'Inter attacca con Cancelo e Rafinha larghissimi, con Candreva e Perisic che si accentrano per non lasciare troppo solo Icardi in area, e i risultati si sono visti: 8 gol nelle ultime due partite, nessuno incassato.

E' stata tutta una questione di qualità, aggiunta. E la famosa invettiva di Spalletti dopo Inter-Napoli ai suoi giocatori ("Non avete qualità") è servita a dare la scossa decisiva sul piano psicologico, ma il piano della rinascita era già pronto.
 
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